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21 marzo, 2026Un'inchiesta del giornale statunitense ricostruisce la vicenda: l'inviato speciale del Tycoon avrebbe contattato un alto funzionario dell'agenzia federale per trasformare un arresto ordinario dell'ex compagna brasiliana, Amanda Ungaro, in una detenzione per immigrati illegali
Un favore chiesto in privato, con un’agenzia federale e qualche funzionario della Casa Bianca sullo sfondo. Secondo documenti ottenuti dal New York Times, Paolo Zampolli (ex agente di modelle italo-americano, figura mondana vicina a Donald Trump e oggi “inviato speciale” con un ruolo perlopiù cerimoniale) avrebbe contattato un alto funzionario dell’Ice dopo aver scoperto che la sua ex compagna brasiliana, Amanda Ungaro, era finita in un carcere di Miami per accuse di frode legate al suo posto di lavoro. In quei giorni, i due erano in contenzioso per l’affidamento del figlio adolescente. La richiesta, per come viene ricostruita dal giornale, puntava a trasformare l’arresto locale in un passaggio di consegne verso la detenzione per immigrati illegali, cioè quella disposta dall'Ice.
Il Times scrive che il funzionario contattato, David Venturella, avrebbe chiamato l’ufficio di Miami per assicurarsi che gli agenti prendessero in carico la donna prima del rilascio su cauzione. Durante la telefonata avrebbe anche segnalato che il caso era “importante” per qualcuno vicino alla Casa Bianca. Ungaro è stata poi messa in custodia dall'Ice e, in seguito, deportata. Un esito che, nota il giornale, potrebbe essere avvenuto anche senza quell’interessamento, visto che la donna aveva il visto scaduto e sarebbe stata già “segnalata” per la detenzione.
Zampolli, nell’intervista al Times, nega di aver chiesto un favore: sostiene di aver chiesto a Venturella soltanto “cosa stesse succedendo” con la vicenda. Dal canto suo, il Dipartimento per la Sicurezza Interna, che supervisiona l’Ice, afferma che Ungaro sarebbe stata detenuta e rimossa perché in posizione irregolare e incriminata per frode, bollando come falsa l’ipotesi di una rimozione per “favori” o ragioni politiche. Anche un portavoce di Melania Trump dichiara che la first lady non avrebbe alcuna conoscenza o coinvolgimento nella vicenda.
Secondo la ricostruzione, la vicenda si è mossa anche attorno a una serie di “zone grigie” operative: l’Ice ha discrezionalità su chi trattenere, quando, e - sempre secondo il Times - esistono linee guida specifiche per i casi che coinvolgono minori. Con i centri di detenzione sotto pressione, alcuni trattenuti vengono rilasciati con braccialetti elettronici mentre attendono l’iter giudiziario. In questo caso, invece, il trasferimento è stato immediato: da un carcere locale alla custodia federale. Fino alla deportazione richiesta dalla stessa Ungaro davanti a un giudice dell’immigrazione, perché convinta - sostiene il Times - che restare detenuta avrebbe compromesso l’affidamento.
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