I colloqui tra Abbas e Netanyahu si svolgono in un clima che mai è stato così favorevole all'accordo. Anche se restano ancora tanti problemi da risolvere

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So che il titolo di questo articolo vi farà ridere. Molti lettori penseranno che io sia disinformato, oppure un ingenuo, forse addirittura uno sciocco idealista. I motivi per i quali rivedere al ribasso le probabilità che scoppi la pace sono ovvi: il conflitto tra Israele e i paesi confinanti, soprattutto il conflitto con i palestinesi, dura da lungo tempo, è angosciante e profondamente demoralizzante. Le continue delusioni ci hanno abituato a far sì che ormai non ci aspettiamo né speriamo più di ricevere notizie positive da quel minuscolo lembo di pianeta, benedetto da molte religioni e maledetto dalla storia.
Il processo di pace israelo-palestinese è diventato simbolo di fallimento, ipocrisia, impotenza e ha perfino ispirato qualche battutaccia (una di queste è "troppo processo, troppa poca pace"). Conosco bene tutto ciò, e anch'io sono vaccinato nei confronti di qualsiasi notizia positiva in relazione alla possibilità di una pace tra palestinesi e israeliani. È facile deridere gli ottimisti e acclamare i pessimisti.

E se invece...? E se i negoziati diretti in corso tra il primo ministro Benjamin Netanyahu e il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas andassero a buon fine? Le esperienze del passato e la realtà oggettiva indicano che le probabilità che ciò possa accadere sono molto scarse, ma non credo che siano nulle. Perché mai, altrimenti, questi due leader correrebbero il rischio di impegnarsi in simili negoziati, politicamente esplosivi, se sapessero per certo di non poter fare alcuna concessione e che le chance di arrivare a un accordo sono prossime allo zero? Dopo tutto, a grandi linee i dettagli dell'accordo sono noti da anni e ognuna delle controparti è perfettamente consapevole dei compromessi che dovrebbe fare al riguardo, anche per renderli accetti alla popolazione.
La situazione in Palestina, in Israele, nell'area circostante e in realtà in tutto il mondo è cambiata, e forse questi cambiamenti costituiscono altrettante aperture per quell'intesa alla quale le parti belligeranti si sono sottratte per decenni. Martyn Indick, esperto in materia, ha scritto che l'atmosfera che caratterizza i negoziati in corso è migliore ai fini di un accordo di pace di quanto sia mai stata in un qualsiasi periodo degli ultimi dieci anni. Benché ancora troppo numerosi e propensi a ripetersi in maniera incontrollata, gli episodi di violenza sono sorprendentemente inferiori di numero rispetto al passato. Netanyahu è riuscito a frenare la costruzione di nuove colonie israeliane e, come fece Nixon quando "aprì" alla Cina, potrebbe essere in una posizione migliore di altri leader per far sì che il sistema politico israeliano arrivi a un compromesso con i palestinesi. Tutti i sondaggi rivelano che la maggioranza degli israeliani e dei palestinesi è favorevole alla soluzione dei due Stati, e così pure la preponderanza degli arabi in tutto in Medio Oriente. Se il mondo è stanco, seccato e disilluso da quel conflitto, arabi e israeliani lo sono a maggior ragione ancora di più.

Il fatto che il "clima dei negoziati" sia migliore di quanto è stato negli ultimi dieci anni e che ciascuna delle parti sia consapevole di impegnarsi pur sapendo a che cosa dovrà rinunciare per raggiungere un accordo definitivo, non significa che i negoziati in questione saranno facili e ancor meno che avranno sicuramente successo. Le forze che in passato hanno precluso il raggiungimento della pace sono tuttora presenti: gli estremisti aiutati dagli iraniani, i fanatici israeliani, i paesi e i leader che traggono vantaggio dalle distrazioni e dalle scuse che il conflitto offre, la mancanza di fiducia tra tutti i partiti che contano e, cosa ancor più importante, la debolezza politica di tutte le parti coinvolte. Netanyahu presiede una fragile coalizione di governo e Abbas a sua volta una Palestina divisa, nella quale due fazioni sono in guerra tra loro. Quanto a Barack Obama - promotore del nuovo round dei negoziati - deve far fronte a enormi difficoltà e sfide politiche, in patria e all'estero. Nel frattempo, Hamas ha chiaramente affermato che qualunque accordo presenta compromessi inaccettabili, e per dimostrare qual è la propria posizione in merito ai negoziati, nello stesso giorno di metà settembre in cui Netanyahu e Abbas si stavano incontrando, ha sparato un razzo Qassam e otto colpi di mortaio contro la regione meridionale di Israele, il più alto numero di proiettili sparati dalla Striscia di Gaza in un solo giorno dal marzo 2009.
traduzione di Anna Bissanti

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