
Secondo l'Ufficio delle Nazioni unite che si occupa della lotta contro il crimine e gli stupefacenti, il Venezuela è al momento responsabile di oltre la metà del commercio di cocaina che arriva in Europa - spesso via Africa. I Paesi africani sono diventati importanti punti di snodo per il trasferimento e la spedizione delle droghe provenienti dalle Ande e da alcune parti dell'Asia, droghe che hanno come destinazione finale i facoltosi e avidi mercati europei. È inevitabile quindi che in Africa, alcuni governanti e intere famiglie al potere siano entrati nel lucroso business del traffico di stupefacenti. In Guinea, ad esempio, si è scoperto che il fulcro attorno cui girano tutte le attività di narcotraffico del Paese è il figlio del presidente. Nel 2010 in Sudafrica, Jackie Selebi, capo della polizia, è stato condannato a 15 anni di carcere con l'accusa di essere il leader di una delle maggiori associazioni a delinquere del Paese, un vero e proprio sindacato del crimine.
I dipartimenti di polizia, gli eserciti, le corti, i tribunali, i media diventano sempre più gli obiettivi di potere e di controllo delle organizzazioni criminali internazionali. Secondo un cablogramma diffuso da WikiLeaks, i membri della giunta militare di Burma si arricchiscono con denari provenienti dal traffico di droga. L'intreccio fra Stato e organizzazioni criminali è evidente anche in Afghanistan, dove alti funzionari del governo centrale e provinciale, incluso il fratello dello stesso presidente Karzai, vengono regolarmente accusati non solo di colludere con i narcotrafficanti, ma di essere di fatto a capo di queste imprese criminali. In Bulgaria, Atanas Atanasov, membro del Parlamento ed ex-capo del controspionaggio, ha fatto notare che "altri Paesi hanno la mafia, in Bulgaria la mafia ha in mano il Paese".
Non si tratta di esempi isolati. Il punto di tutti questi scandali è quello di illustrare come essi siano in realtà parte di un più ampio scenario e di una più vasta tendenza le cui manifestazioni sono evidenti dall'Asia all'Africa dall'Eurasia all'Europa ai paesi dell'America latina. I criminali detengono il potere. L'intreccio fra crimine e politica è vasto, profondo e permanente. È sempre più evidente che le organizzazioni criminali si sono impadronite di ruoli chiave all'interno dei governi di vari paesi, in alcuni dei quali è l'intero apparato statale a essere governato dal crimine.
È altresì evidente che alcuni governi si sono impossessati delle organizzazioni criminali non per smantellarle, bensì per utilizzarle a fini finanziari, politici e militari. I criminali stanno diventando politici e funzionari di governo. I funzionari di governo e i leader politici stanno raddoppiando il proprio potere diventando anche capi di vaste imprese criminali, spesso internazionali.
Da quest' ultima osservazione deriva un importante corollario che deve farci riflettere: la lotta al narcotraffico, ad esempio, non è più solo lotta contro il commercio di droga. Diventa lotta contro il potere, contro il governo. Il principale obiettivo non dovrebbe essere quindi fermare l'uso di stupefacenti, piuttosto fermare i criminali affinché non arrivino nei luoghi di governo di tutto il mondo. Certo, l'assunzione e l'uso di droghe è un problema, ma diventa irrisorio se paragonato alla minaccia che rappresenta la proliferazione di veri e propri Stati di mafia.
traduzione di Rosalba Fruscalzo