Opinioni
14 settembre, 2011

Un'estate che lascerà il segno

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Gheddafi e Chávez. Murdoch e Bin Laden. Il Tea Party e Obama. Quanto è successo di recente riflette tendenze con cui faremo a lungo i conti. Anche se ci sono sempre gli incidenti che cambiano la storia

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Che cosa hanno in comune Muammar el-Gheddafi, Rupert Murdoch e Hugo Chávez? La lunga estate del 2011 sarà per tutti e tre indimenticabile. Gheddafi ha perso la Libia, Murdoch uno dei suoi tabloid - e forse anche dell'altro - e Chávez la salute. Certo, a nessuno di loro è andata così male come a Osama bin Laden. Se per un gruppo di estremisti religiosi l'estate del 2011 è stata spaventosa, per un altro è stata buona: mentre Al Qaeda ha subito delle perdite importanti (oltre a perdere bin Laden), negli Stati Uniti il Tea Party ha incassato una serie di successi.
È riuscito a imporre al Congresso degli Stati Uniti la sua radicale agenda anti-governo. I suoi rappresentanti hanno messo in ginocchio la superpotenza con la minaccia che, se le loro condizioni non fossero state accettate, lo Stato federale sarebbe stato costretto a sospendere i pagamenti, un evento che avrebbe inevitabilmente generato il caos finanziario mondiale. Resta da vedere se il Tea Party riuscirà a prolungare la sua proficua estate. I sondaggi indicano che - al pari di Al Qaeda - la sua agenda non è condivisa dalla maggioranza dei cittadini che essi dicono di rappresentare.

Un gruppo politico che pretende che i suoi leader ripudino Darwin e la teoria dell'evoluzione, o che denuncino la noiosa maggioranza degli scienziati di tutto il mondo per aver provato che il cambiamento climatico è una realtà, è ovviamente vulnerabile. Prima o poi i fatti finiranno per affermarsi, anche se a volte fatti e realtà tardano nel far sentire la loro influenza sulle idee. Come diceva il filosofo George Santayana "fanatismo significa raddoppiare i tuoi sforzi quando hai dimenticato quali erano i tuoi obiettivi".
In questo senso l'uragano Irene ha colpito anche la politica: sebbene si sia rivelato un uragano meno forte di quanto anticipato, il tanto vituperato settore pubblico ha svolto un ruolo insostituibile nei preparativi prima dell'arrivo di Irene. In momenti come questo, quando l'ansia della popolazione è più alta, l'azione del governo è stata ferma, efficiente, visibile. Ad agire così sono stati gli stessi organismi di governo - federali, statali e locali - i cui bilanci il Tea Party vuole ridurre al minimo o azzerare. Sarà interessante vedere se questa contraddizione influirà sul dibattito politico statunitense che comincerà a intensificarsi dalla settimana prossima per culminare nelle elezioni presidenziali del 2012.
Nemmeno il più importante protagonista di questo dibattito, Barack Obama, ha avuto un'estate tranquilla. Il debito del suo paese ha perso il rating AAA, l'economia è stata travolta da una tempesta più feroce di Irene e la popolarità del presidente è scesa al livello più basso mai registrato finora. Il presidente Obama ha dovuto inoltre interrompere le sue vacanze. Non è stato l'unico: il primo ministro inglese David Cameron si è visto costretto a rientrare dall'Italia per occuparsi dei saccheggi a Londra e in altre città inglesi e, per ragioni molto diverse, nemmeno Bashar al Assad è potuto andare in vacanza, impegnato com'è stato a coordinare il massacro del suo amato popolo siriano.

Ciascuno di questi eventi è una manifestazione concreta di tendenze mondiali i cui effetti resteranno con noi per molte estati ancora: le difficoltà del riconciliare le dinamiche politiche proprie di una democrazia con le esigenze di un'economia di mercato nel mondo globalizzato, la fame di dignità e di libertà che esplode in società di cui a lungo i tiranni hanno approfittato, la crescente insicurezza dei potenti e i fenomeni climatici che, come nel caso di Irene, non avvenivano da più di un secolo. E, naturalmente, gli incidenti che cambiano la storia. Sui quali, quest'estate, molti venezuelani hanno cominciato a riflettere.
traduzione di Guiomar Parada

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