È il rampollo di una dinastia di intoccabili politici. Ora è coinvolto in un delitto internazionale organizzato per brama di denaro

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La corruzione in Cina non è una novità, ma lo scandalo scoppiato attorno a Bo Xilai, ex leader del partito comunista nella provincia di Chongqing (30 milioni di abitanti) nonché probabile candidato a uno dei nove seggi del Comitato permanente del Politburo, batte ogni record.

In febbraio uno dei suoi fedelissimi, l'ex capo della polizia di Chongqing, cercò asilo presso il consolato americano della vicina città di Chengdu scoperchiando un sistema di morte, ruberie e protezioni inimmaginabile. Senza dubbio la stampa occidentale ha svelato solo la punta dell'iceberg. La moglie di Bo è accusata di essere la mandante dell'omicidio di Neil Heywood, uomo d'affari britannico da tempo amico di famiglia (si era adoperato perché il figlio dei Bo fosse ammesso a scuole inglesi prestigiose come Harrow e Oxford). Heywood avrebbe anche aiutato i Bo a trasferire all'estero milioni di dollari di denaro sporco. La richiesta di maggiori commissioni su questa attività di riciclaggio avrebbe spinto la moglie di Bo a far assassinare Heywood. 

I Bo avrebbero portato fuori dalla Cina varie centinaia di milioni di dollari, una cifra record pur considerando la corruzione dilagante nel Paese. Questa volta poi la vittima non è un cittadino cinese, come già accaduto in passato, bensì un occidentale. Gli scandali hanno già fatto cadere le teste di due membri del Politburo (organismo di cui fa parte anche Bo) ma, come candidato al Comitato Centrale, supremo organo decisionale cinese, Bo è il funzionario più alto in grado coinvolto in un caso di corruzione di tale gravità.

Purtroppo la vicenda che vede coinvolto Bo, per quanto di portata estrema, non costituisce affatto un'eccezione. Il Partito comunista al potere in Cina si è trasformato in un'aristocrazia politica al servizio degli interessi dei suoi membri. I vertici politici cinesi non solo godono di privilegi inimmaginabili in Occidente, ma esercitano un potere enorme sull'economia, il che consente loro di incassare mazzette e far concludere lucrosi affari ai propri familiari e amici. Con tutta probabilità i Bo hanno accumulato il loro ingente patrimonio negli ultimi vent'anni sfruttando gli importanti incarichi rivestiti dal capofamiglia (tra cui quello di ministro del Commercio).

Questa aristocrazia politica ha inoltre assunto carattere ereditario. Bo è un "giovane principe" ossia il rampollo di una dinastia di politici. Suo padre era uno degli "otto immortali" della rivoluzione di Mao Zedong. Oggi ai vertici del governo cinese siedono "principi" come Bo. A indignare i cinesi non è tanto l'avidità di questi personaggi, quanto il loro agire in disprezzo della legge. Grazie agli agganci politici possono compiere impunemente efferati delitti. Nei quattro anni in cui ha guidato il partito a Chongqing, ad esempio, Bo ha lanciato una dura campagna contro il crimine organizzato, mietendo consensi ed elogi per la determinazione e il coraggio dimostrati. In realtà avrebbe perpetrato vendette politiche ai danni dei suoi rivali, assicurandosi i beni di ricchi imprenditori che sono stati arrestati, torturati e imprigionati con l'accusa di far parte della mafia locale. 

Il risvolto più allarmante di questo scandalo è che un delinquente come Bo sia arrivato ai vertici della politica cinese. Esiste un'unica spiegazione: il regime è corrotto fino al midollo.
traduzione di Emilia Benghi

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