Nella finzione cinematografica i poliziotti che indagano sono trattati sempre con scarso rispetto dagli inquisiti. Perché? In realtà i registi vogliono evitare i faccia a faccia. Ma così si alimentano atteggiamenti poco civili

Film e telefilm hanno la cattiva abitudine di mostrarci coppie a letto che, prima di addormentarsi (1) copulano, (2) litigano, (3) lei dice che ha mal di testa, (4) si voltano svogliatamente uno da una parte e l'altra dall'altra. Mai che almeno uno dei due legga un libro. E poi ci lamentiamo che la gente, che si comporta secondo i modelli televisivi, non legga mai. Ma c'è di peggio. Che cosa accade se entra in casa vostra un commissario o un ufficiale dei carabinieri e comincia a porvi domande, certe volte neppure imbarazzanti? Se siete un delinquente incallito e ormai smascherato, un mafioso schedato, un serial killer nevrotico, forse risponderete con insulti e sghignazzi, o vi getterete a terra fingendo un attacco epilettico. Se invece siete persone normali e incensurate farete accomodare il funzionario, risponderete educatamente alle sue domande, magari con un pizzico di preoccupazione, ma standogli educatamente di fronte. Se poi siete colpevole, starete ancora più attenti a non irritarlo.

CHE COSA ACCADE INVECE nei telefilm polizieschi (che io, avverto subito per non passare da moralista aristocratico, guardo sempre con interesse, specie quelli francesi e tedeschi dove, salvo "Cobra 11", non vi sono eccessive violenze ed esplosioni al tetranitratossicarbonio)? Accade sempre (fate attenzione, sempre) che, quando il poliziotto entra e inizia a fare domande, il cittadino continua a fare i comodi suoi, si affaccia alla finestra, finisce di cuocere le sue uova con pancetta, riassetta la stanza, si lava i denti e poco manca che non vada a orinare, va al tavolo a firmare delle carte, corre al telefono, si muove insomma come uno scoiattolo facendo del suo meglio per voltare le spalle all'inquirente, e dopo un poco gli dice sgarbatamente che se ne vada perché lui (o lei) ha da fare.

Ma è il modo? Perché i registi dei telefilm si ostinano a instillare nella mente dei loro spettatori che gli agenti di polizia vanno trattati come importuni piazzisti di aspirapolvere? Direte che l'inquisito scortese fa sempre più scattare il desiderio di vendetta dello spettatore, che poi godrà della vittoria del detective umiliato, ed è vero. Ma se poi molti spettatori sottosviluppati alla prima occasione prenderanno gli appuntati dei carabinieri a pesci in faccia, credendo che quella sia la moda? Forse chi acquista i telefilm non se ne preoccupa perché ormai persone ben più importanti dei piccoli criminali inquisiti da Siska ci hanno insegnato che uno può rifiutarsi di presentarsi in tribunale?

LA VERITÀ È CHE IL REGISTA di telefilm avverte che, se l'interrogatorio dura più di alcuni secondi, non possono tenere due attori di faccia, e si deve in qualche modo movimentare la scena. E per movimentarla si fa muovere l'inquisito. E perché il regista non può sostenere, e fare sostenere allo spettatore, alcuni minuti di due persone che si guardano in faccia, specie se discutono di cose di grande e drammatico interesse? Ma perché per farlo il regista deve essere come minimo Orson Welles e gli attori devono essere Anna Magnani, l'Emil Jannings de "L'angelo Azzurro", il Jack Nicholson di "Shining", gente che sa sostenere il primo piano, ed esprimere il proprio stato d'animo con uno sguardo, una piega della bocca. Ingrid Bergman e Humphrey Bogart in "Casablanca" potevano parlare per molti minuti senza che Michael Curtiz (che poi non era neppure Eisenstein) potesse permettersi nemmeno un piano americano, ma se siete obbligati a girare un episodio (e talora due) alla settimana, il produttore non può concedersi nemmeno Curtiz e, quanto agli attori, grasso che cola se, come accade nei polizieschi tedeschi, danno il meglio di sé quando mangiano panini al wurstel tra uno smanettamento di computer e l'altro.

Non moralizziamo. Sapevamo benissimo che per addormentarci nel giro di mezz'ora bisogna leggere un libro che non ci farà dormire e non Joyce. L'unica preoccupazione è che chi guarda solo telefilm dimentichi, o non sappia mai, che esistono anche film in cui la gente sa guardarsi in faccia.

L'edicola

Voglia di nucleare - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 28 marzo, è disponibile in edicola e in app