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Volkswagen rimborsa. Ma non gli europei

La casa tedesca ha deciso di risarcire solo i clienti americani. Altrimenti fallirebbe. E Bruxelles  non fa nulla per difendere i cittadini dell’Unione

Lo scandalo dieselgate ovvero la truffa di Volkswagen in tema di emissioni inquinanti di molti suoi modelli si sta rivelando una gran brutta gatta da pelare per le istituzioni europee. Si sa che negli Stati Uniti la rinomata industria tedesca ha dovuto rassegnarsi a sottoscrivere accordi per risarcimenti assai salati. L’esborso sicuro è già nell’ordine dei 15 miliardi di dollari, ma potrebbe salire ulteriormente perché in tre non marginali Stati degli Usa nuove azioni legali potrebbero portare l’onere finale della partita ad oltre 18 miliardi. Ben più dei 16 inizialmente accantonati all’uopo dall’azienda che ora ha già deciso di incrementare con un altro paio di miliardi l’apposito fondo rischi.

Interpellato su che cosa intenda fare con la grande massa di clienti raggirati in Europa, il numero uno del gruppo è stato lapidario. Di applicare al di qua dell’Atlantico i criteri seguiti sul mercato americano non si parla proprio perché l’onere sarebbe eccessivo e potrebbe portare al collasso dell’impresa. Matthias Müller ha fatto presente, infatti, che il numero degli americani vittime dell’imbroglio non supera il mezzo milione, mentre in Europa si tratta di circa 8,5 milioni di automobilisti: 17 volte tanto. Dare a quest’ultimi risarcimenti consimili a quelli concordati negli Usa significherebbe decretare la fine della grande industria tedesca. Senza citarlo espressamente, insomma, Herr Müller ha messo in campo il noto “summum ius, summa iniuria” di ciceroniana memoria.

La reazione della Commissione di Bruxelles a questo atteggiamento di Vw non è stata delle più sagaci. La commissaria al mercato interno si è limitata a definire inaccettabile una discriminazione fra clienti americani ed europei soggiungendo che “non spetta alla Commissione ma a Volkswagen presentare delle soluzioni”. Visto quanto proclamato da Müller, si ha l’impressione che la signora Elzbieta Bienkowska dovrà aspettare lunga pezza prima che dal quartier generale Vw possa arrivare qualche offerta di soluzione. Ma questo è proprio l’opposto di quello che hanno il diritto di attendersi dalle istituzioni comunitarie i cittadini europei e non soltanto coloro che hanno subito il danno specifico. Non è Volkswagen che deve graziosamente acconciarsi a fare una proposta, è Bruxelles che deve muoversi per tutelare gli interessi colpiti e insieme difendere un elementare principio di equità fra vittime della stessa truffa.

Teniamo i piedi saldamente sulla terra. Nessuno può essere così folle da immaginare soluzioni che rischino di portare alla morte dell’azienda. La Volkswagen è una grande industria con circa mezzo milione di dipendenti che costituisce un patrimonio economico di rilevantissima importanza per l’Europa intera. Garantirle un futuro, al di là dello scandalo dieselgate è nell’interesse generale, ma non è che si possa farlo a spese dei suoi clienti ingannati. Dai criteri sui salvataggi bancari, così severamente voluti dagli stessi tedeschi, si può trarre un’interessante ispirazione per tenere insieme la capra dell’azienda e i cavoli dei malcapitati automobilisti europei. Si tratta di girare l’onere dei risarcimenti dalle casse dell’impresa a quelle dei suoi azionisti di controllo ovvero di coloro cui spettava e tuttora spetta il potere di nominare i gestori dell’industria e di impedirne le scelte più sconsiderate.

L’attenzione di Bruxelles va dunque spostata sui maggiori azionisti del gruppo (la famiglia Porsche, il Land della Bassa Sassonia, il fondo sovrano del Qatar) che da soli controllano ben oltre la metà del capitale sociale. Gente con le spalle larghe e le tasche stracolme di titoli Vw, dalle quali trarre i risarcimenti per gli sventurati clienti europei magari attraverso la cessione pro quota dei titoli Vw detenuti dai suoi grandi azionisti. Certo, così l’azienda potrebbe trasformarsi in una grande “public company”: dati i precedenti, potrebbe essere anche un vantaggio per tutti. Che cosa aspettano a Bruxelles per muoversi in questa direzione?

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