Politica
21 marzo, 2011

Processo Mills, la claque del Cav.

Nastrini azzurri sul petto e applausi all'avvocato Ghedini: in Tribunale sono arrivati i fan del premier. Dicono di essersi organizzati su Facebook e smentiscono ogni rapporto con Mediaset

Un evento organizzato su Facebook, un giro di telefonate tra amici e il partito che dà i volantini. Questa è la dinamica 'ufficiale' grazie alla quale un gruppo di berlusconiani ha deciso di presentarsi all'udienza del processo Mills, a Milano, con il nastrino azzurro sul petto e applausi rumorosi quando interviene l'avvocato Ghedini.

Non giovanissimi, i fan del premier sono un centinaio e respingono sdegnati l'ipotesi che siano stati assoldati da Mediaset, attraverso i database di nomi con cui vengono scelti 'a gettone' i partecipanti, nel pubblico, alle trasmissioni del Biscione: «Sono qui per capire perché non si riesce ad arrivare a una soluzione e perché c'è tutto questo accanimento. Con il premier cercano sempre il pelo nell'uovo», dice ad esempio Vincenzo, 62 anni, ex ispettore di polizia. Giorgio, 79 anni, ex dirigente Ibm si dice «libero, sono qui per solidarietà». 

Alcuni sono entrati ad ascoltare per pochi minuti, ma attendono la pausa per applaudire Ghedini, che quasi imbarazzato gli fa cenno con le mani di stare buoni. Giovanni Esposito, 46 anni, commerciante, organizzatore dell'evento su Fb e iscritto al Pdl, la spiega così: «E' nato tutto spontaneamente, il partito ci ha dato solo i volantini».

Fuori dal Palazzo di Giustizia c'è il gazebo del Pdl che rimarrà attivo almeno fino al 6 aprile data di inizio del processo Ruby, quello in cui Silvio Berlusconi è accusato di concussione prostituzione minorile. Simone Piacelli, 28 anni, disoccupato, ritiene che Berlusconi, nonostante il potere politico ed economico, abbia «bisogno di supporto». E aggiunge: «E' una questione morale». Come fa Andrea Bertone, 30 anni, leghista, venditore ambulante di abbigliamento: «I giornalisti si sono accaniti e i giudici anche».

Per molti il Cavaliere è vittima di un complotto, di macchinazioni. Lella Marini, 59 anni, architetto, all'udienza ci è arrivata dopo una telefonata con un'amica: «Non sono qui per curiosità, ma per sostenere un'idea di libertà. Ho vissuto il '68, ricordo il movimento studentesco. La sinistra era stata promotrice della libertà femminile anche se forse sbagliavano nel merito. Oggi sono loro i conservatori». Margherita, 28 anni, dice di essersi già fatta un'idea anche senza aver ascoltato un minuto l'udienza: «Si sta perseguitando una persona, è una macchinazione dell'opposizione e dei magistrati questo e anche gli altri processi. Berlusconi è innocente senza se e senza ma».

Tra i supporter c'è anche il senatore Mario Mantovani, imprenditore di Arconate, a fianco di Berlusconi fin dal 1994: «Ritengo che questo processo sia più un'aggressione al presidente del Consiglio che esercizio dell'azione penale», dichiara.

A metà mattinata, su richiesta del giudice Francesca Vitale, presidente del collegio giudicante, i carabinieri fanno allontanare di qualche metro la claque, perché disturba il processo.

In aula intanto la consulente del pm Gabriella Chersicla, della società di revisione Kpmg, parla di «flussi finanziari che sono stati indicati con riferimenti non pertinenti, a volte fuorvianti e in alcuni casi falsi». Ma a nessuno di loro sembra importare.

L'edicola

Ipnocrazia - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 4 aprile, è disponibile in edicola e in app