«E' meglio essere appassionati di belle ragazze che gay». Una battuta, quella pronunciata il 2 novembre da Silvio Berlusconi, alla Fiera a Milano, in risposta ai cronisti che gli chiedevano di Ruby, la giovanissima marocchina che i pm è stata pagata per passare alcune notti con lui. Ma una battuta che non è piaciuta a molti – associazionismo omosessuale in testa – e che ha portato un giovane detenuto campano, in procinto di cambiare sesso - a sporgere una denuncia penale nei confronti del presidente del Consiglio, per apologia e istigazione all'omofobia.
Del tutto improbabile che la denuncia del detenuto possa avere un seguito: il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha già chiesto l'archiviazione, su cui ora deciderà il giudice per le indagini preliminari.
Ma il detenuto in procinto di "rettificazione del sesso" (lo chiameremo Lara) non molla: «Mi sono sentita offesa nella mia dignità e provata nel percorso che sto iniziando dall'affermazione dell'onorevole Berlusconi», sostiene, spiegando come stia «percorrendo un cammino difficile della vita poiché mi sono sempre sentito donna con il mio cervello ma a causa di una cultura familiare malavitosa ed ignorante mi è stato sempre impossibile esternare la mia femminilità nel farmi riconoscere da un Tribunale Civile».
Il detenuto sostiene che Berlusconi avrebbe commesso apologia di reato «in quanto l'apologia è definibile come una forma indiretta di istigazione, infatti, mentre nell'istigazione si agisce direttamente sulla psiche dell'istigato incitandolo alla commissione del reato. Nell'apologia l'incitazione è indiretta in quanto affidata al solo contenuto apologetico delle affermazioni del premier» e aggiunge che «siccome le difficoltà psicologiche che passo sono tantissime non posso accettare che un capo del governo possa istigare all'omofobia. Quella di Berlusconi è una frase che invita di fatto all'odio nei confronti di chi è diverso».
Ora, appunto, sta al giudice decidere se la battuta sia penalmente perseguibile, ma la citazione in giudizio di Lara ha più che altro valore simbolico: in Italia il reato di omofobia non esiste e quindi nemmeno quello di apologia della stessa.