Resta alta Oltretevere la tensione per la Tangentopoli vaticana denunciata dall'ex segretario generale, il vescovo Carlo Maria Viganò. Il presule, pur avendo denunciato in due lettere al papa e al segretario di Stato Tarcisio Bertone casi di truffe, malaffare e rapporti poco chiari tra monsignori e ditte appaltatrici, è stato trasferito alla nunziatura di Washington. Ma il caso non è chiuso perché molti interrogativi che ruotano intorno alla vicenda restano aperti, primo fra tutti il sistema di assegnazione dei lavori a società esterne scelte attraverso inviti dei vertici del Governatorato a ditte di fiducia. Una tecnica di cooptazione che sarebbe all'origine del malaffare denunciato dall'ex segretario.
Interrogativi e dubbi sorti anche intorno a un altro potente monsignore di Curia, Paolo Nicolini, accusato da Viganò di essere l'ispiratore di una denigratoria campagna di stampa a suo danno. Il primo a volerci veder chiaro è papa Ratzinger, il quale - secondo quanto filtrato dal Palazzo Apostolico - durante l'udienza di congedo a monsignor Viganò si sarebbe informato anche della posizione di Nicolini. E quando gli è stato riferito che è ancora al suo posto (delegato amministrativo e dell'ufficio vendite della Curia) avrebbe commentato: "Allora vuol dire che per la quarta volta dovrò chiedere che sia allontanato". Uno sfogo forse dettato dal fatto che Nicolini nel luglio 2011 è stato sottoposto ad un procedimento dalla Commissione disciplinare che ne avrebbe "suggerito" l'allontanamento.
Una settimana fa il Governatorato ha emesso una durissima nota nella quale a sorpresa contesta le denunce di Viganò. E ora resta da capire se il vescovo tornerà a rispondere per difendere la sua opera di pulizia nei bilanci pontifici, le cui entrate annuali sono di svariati milioni: come, ad esempio, alla Direzione dei servizi economici del Governatorato (circa 20 milioni), i Musei vaticani (35 milioni), la vendita dei tabacchi (7 milioni), dei prodotti alimentari all'Annona dove il commercio di carni, surgelati e pesce fresco è curato da ditte concessionarie.
Ma è il sistema di reclutamento delle ditte che genera soprattutto perplessità, anche se le normative pontificie non prevedono gare di appalto. Per cui formalmente non ci sarebbe nulla da eccepire sulla modalità con cui Oltretevere si ingaggiano le società esterne, come è stato fatto per le tre società addette alle pulizie, la società edile (la Edel-Arsa) curatrice della manutenzione del patrimonio immobiliare, la Picalarga specializzata nei lavori in legno, la Pessina Costruzioni, la Edil Gers. Per i grandi restauri del colonnato di San Pietro, tra le cinque ditte invitate fu scelta la Italiana Costruzioni per un importo di circa 14 milioni che in parte sarebbero stati ammortizzati dalla società di pubblicità Sri Group attraverso i mega cartelloni di inserzionisti come Eni, Enel, Wind. Ma, lamenta Viganò nella lettera scritta a Bertone l'8 maggio scorso, pare che la stessa Sri abbia "concesso a Nicolini l'uso di un bancomat aziendale per una spesa mensile di 2 mila 500 euro". Altrettanto strano, infine, il costo del presepe e dell'albero di Natale in piazza San Pietro, realizzato da operai vaticani, ma costato 500 mila 500 euro nel 2009, tagliati l'anno dopo da Viganò di 200 mila euro. E qualcuno in Vaticano non ha gradito.