Politica
21 ottobre, 2013

Anche l'antimafia viene lottizzata dai partiti

In Parlamento non si trova l'accordo per il ruolo di presidente della commissione parlamentare. E  il nome di Rosy Bindi, sostenuto dal segretario del Pd Guglielmo Epifani, alimenta i malumori tra i democratici

Presidente? Assente. La commissione antimafia aspetta ancora la nomina del suo leader. Una nomina che dovrebbe essere decisa sulla base della competenza. E invece è ostaggio di strategia politiche da manuale Cencelli tanto caro alla vecchia casta. Rosy Bindi è il nome senza poltrona che il Pd ha proposto. Per ora non è passato. Tra i tanti nominativi tra deputati e senatori che di mafia e antimafia si sono sempre occupati, l’unico nome che il segretario Pd Guglielmo Epifani è riuscito a tirare fuori dal cilindro democratico è quello di Rosy Bindi. Ma il partito è spaccato. “Non ho niente contro Bindi che è una persona perbene. La verità - racconta un piddino che chiede l'anonimato - è che bisogna, ad una big come lei, assegnarle un posto così da evitare imbarazzi al governo o al partito che si prepara al congresso. La commissione trasformata in una spartizione è un brutto spettacolo”. Il nome della senatrice rimasta fuori dai ministeri e senza una poltrona che conta, divide più che unire le anime del partito.

All’interno del Pd c’è una frangia che al posto dalla Bindi vedrebbe bene candidature di qualità, gli esponenti che di mafie si sono occupate e siedono in commissione. C'è Pina Picierno, campana, eletta per la prima volta alla Camera nel 2008. Tra l’altro responsabile legalità e lotta alle mafie all’interno del partito. E poi c’è Rosaria Capacchione, una vita spesa a raccontare, da giornalista, l’impero del Clan dei Casalesi, che da 5 anni vive sotto scorta. Al momento il nome resta Bindi. Nella partita della commissione antimafia sono confluite i dissapori interni in vista del congresso nazionale. E la Bindi rappresenta una mossa che rassicura i capi del partito.

Così la commissione parlamentare di inchiesta sulle mafie si è trasformata in una partita a scacchi con le larghe intese in fumo e una prevedibile scazzottata dentro il partito democratico. Da luogo che dovrebbe indagare, capire, individuare responsabilità politiche su stragi, interramenti tossici, coperture, trattative, è diventato un terreno di scorribande. Nel paese che annovera quattro mafie strutturate che hanno spostato al nord e all'estero capitali finanziari e investimenti, la politica nei luoghi elettivi, risponde con una commissione che annovera indagati e discussi componenti come ha denunciato, per primo, l'Espresso e ora con lo stallo. La commissione c'è, ma non si trova il presidente. Almeno dentro i democratici. E nel Pdl?

Dentro il Popolo della libertà c'è chi lavora ad una proposta. Dopo la bocciatura a presidente di Donato Bruno, avvocato molto vicino all'ex ministro e pregiudicato Cesare Previti, il Pdl potrebbe chiedere una convergenza sul nome di Rosanna Scopelliti. Fondatrice dell'associazione Ammazzateci tutti, e figlia del giudice Antonino Scopelliti, ucciso da Cosa nostra con la collaborazione della 'ndrangheta di Reggio Calabria. Una figura che dovrebbe essere di garanzia per la commissione. Alcune sue prese di posizione hanno, però, fatto discutere il movimento antimafia. Una candidatura ben vista anche dai renziani del Pd.

«E’ una commissione partita male», secondo Claudio Fava di Sel. «Noi durante le votazioni siamo stati sempre presenti, nessuno è mai venuto a proporci un intesa sui nomi da candidare a presidente». E sulla Bindi? «Non avrei difficoltà a votarla, ha sicuramente l’autorevolezza che serve alla commissione, ma al di là dei nomi ormai è una questione di decoro istituzionale dare avvio alle attività della commissione».

«Individuare una figura che da un lato viva la commissione come un ruolo istituzionale e dall’altro come punto di incontro con la società civile, le associazioni», così Francesco Forgione a “l’Espresso”, presidente di quella commissione antimafia che produsse nel 2008 la prima relazione sulla ‘ndrangheta, una sorta di bibbia per conoscere l’organizzazione calabrese. «Quella relazione è stato il frutto di un lavoro con la collettività. Il confronto con i territorio è fondamentale. E il ruolo del presidente lo è altrettanto».

C'è una sola certezza al momento. Chi prende la presidenza dell'antimafia lascia all'altro partito di maggioranza la presidenza dell'altra bicamerale, quella sulle ecomafie. Di sicuro, insomma, c'è solo la spartizione.

L'edicola

Ipnocrazia - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 4 aprile, è disponibile in edicola e in app