Torna allo Stato italiano parte del tesoretto accumulato da Luigi Lusi appropriandosi dei rimborsi elettorali destinati alla Margherita, partito di cui è stato per anni tesoriere. La prima sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Lazio, presieduta da Ivan De Musso, ha accolto la richiesta di restituzione parziale avanzata la scorsa settimana dai legali dell'ex senatore, disponendo il pagamento di 16,5 dei 22,8 milioni per i quali Lusi è attualmente sotto processo per associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione indebita. I giudici contabili hanno tuttavia lasciato aperta la possibilità, come richiesto dall'accusa, rappresentata dal procuratore regionale Angelo Raffaele De Dominicis, di valutare nell'udienza di merito, fissata per il prossimo 28 novembre, se chiedere all'ex tesoriere «l'integrale ristoro del danno erariale».
L'ordinanza emanata oggi dalla Corte dei conti regionale rappresenta per Lusi un primo, parziale, successo. Nella sostanza i giudici hanno infatti accolto le ragioni del collegio difensivo dell'ex senatore, composto dagli avvocati Guido Romanelli, Luca Petrucci e Renato Archidiacono, che all'ultimo momento, nell'udienza della scorsa settimana, dopo l'opposizione dell'accusa, avevano rinunciato a chiedere la contestuale «declaratoria di cessazione della materia del contendere», vale a dire la chiusura del procedimento per danno erariale. Adesso, forti del provvedimento, in caso di condanna del loro assistito in sede penale, i legali potranno chiedere un consistente sconto di pena invocando il ravvedimento operoso.
I giudici si sono invece riservati di valutare nell'udienza di merito le argomentazioni esposte dal procuratore De Dominicis, che ha insistito per la restituzione integrale dei 22,8 milioni. Sostenendo che lo “sconto” di 6,2 milioni, già pagati all'Erario per imposte e tasse, chiesto da Lusi non possa essere considerato «restituzione, ma pagamento di tasse su un'attività produttiva», ovvero sull'acquisto degli immobili a Roma, Grottaferrata e Genzano poi intestati dall'ex tesoriere della Margherita alla TTT e alla Paradiso Immobiliare, società entrambe a lui riconducibili. L'accoglimento dell'istanza di restituzione parziale proposta dagli avvocati di Lusi, scrivono i giudici contabili nell'ordinanza pubblicata oggi, «non pregiudica, quanto all'integrale ristoro del danno erariale, la pronuncia nel merito la cui discussione è fissata per l'udienza del 28 novembre 2013»: in quella sede «avranno modo di essere valutate le osservazioni formulate dal procuratore regionale, dopo aver anche accertato l'esito dell'adempimento restitutorio previsto dall'istanza» presentata da Lusi ai sensi della norma del codice di procedura civile che consente al giudice di ordinare il pagamento delle somme non contestate dalle parti.
Il collegio ha anche stabilito che «tempi e modalità del pagamento saranno concordati direttamente dal dott. Luigi Lusi con il ministero dell'Economia». Con ogni probabilità la procura regionale per il Lazio proporrà appello. In udienza sia il procuratore De Dominicis che la Margherita si erano infatti opposti all'accoglimento dell'istanza di restituzione parziale delle somme contestate a Lusi, sostenendo che il procedimento per danno erariale non consente un accordo processuale sulla misura del danno risarcibile. Il procuratore si era anche riservato di sollevare, nell'udienza di merito, la questione di legittimità costituzionale della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. I legali di Lusi avevano replicato sottolineando che il provvedimento di recente varato dal governo, e ora all'approvazione delle Camere, dovrebbe portare, in ogni caso, al superamento della questione.
Il caso Lusi esplode a gennaio dello scorso anno quando, in seguito a una segnalazione di operazioni sospette della Banca d'Italia, la procura di Roma scopre che l'allora senatore del Pd ha investito parte dei fondi ricevuti dalla Margherita a titolo di rimborso elettorale in una serie di immobili intestati a società a lui riconducibili. Secondo l'accusa tra il 2007 e il 2011 Lusi avrebbe sottratto al partito circa 23 milioni investendoli in parte nelle case nella capitale e ai Castelli romani e in parte in Canada, paese originario della moglie. Per mesi l'ex tesoriere tenta di trascinare nell'inchiesta gli ex vertici dei Dl, a partire dal presidente Francesco Rutelli, dal quale dice di aver ricevuto un mandato a investire negli immobili.
Le accuse si rivelano in realtà infondate e costano a Lusi anche l'iscrizione per calunnia ai danni dello stesso Rutelli. Il 20 giugno 2012 il Senato vota l'autorizzazione a procedere e Lusi finisce in carcere. Il 18 settembre il gip Simonetta D'Alessandro gli concede i domiciliari, da scontare in un monastero vicino Carsoli, in provincia dell'Aquila. Dove Lusi è rimasto fino allo scorso 24 maggio, quando è tornato in libertà. Domenico Lusi