Caro Guglielmo Epifani,
non invidio il suo weekend. A dirla tutta, non invidio alcuna delle sue giornate, né il suo ruolo, la gatta che le è capitato di pelare.
Non credo di andare molto lontano dal vero se penso che le rogne che l'avranno fatta bestemmiare più di una volta mentre era alla guida della Cgil (la divisione fra corrente socialista e corrente comunista, che ovviamente è rimasta ben oltre la morte sia del Psi che del Pci), oggi le sembreranno una spensierata vacanza rispetto alle correnti del partito che le hanno dato da traghettare (dove? a chi? perché?).
Ma torniamo al suo weekend. Non per rigirare il dito nella piaga, ma perché è assai esemplificativo.
Prima lei ha dovuto difendere la proposta Mucchetti-Zanda per tutelare l'eleggibilità di Berlusconi. E, diciamolo, non era compito facile. Perché quella proposta non sta né in cielo né in terra e noi comuni mortali non l'abbiamo capita. E non abbiamo capito soprattutto perché, invece di farsi beccare come al solito con il dito nella marmellata e dover poi rincorrere (troppo tardi, sempre troppo tardi, quando si finisce per aver torto anche quando si ha ragione), non l'avete spiegata prima e per bene.
Ammesso fosse difendibile, spiegarla per primi avrebbe dato molte possibilità in più, e dover ricordare questa elementarissima regola a un noto e stimabile ex giornalista mi fa davvero un certo effetto. Immagino a lei, che peraltro, come nel suo stile, è andato giù durissimo. Ha detto: "la vecchia legge era vecchia e andava svecchiata".
Eh, quando ci vuole ci vuole. Capperi, da mozzare il fiato. Da spaventare perfino Grillo. Ecco, Grillo. Non poteva pensare, caro Epifani, che Grillo sarebbe stato zitto proprio su uno dei suoi terreni preferiti. E così, lei ha dovuto difendere anche l'indifendibile apologhetto del suo predecessore, Bersani, sulla smacchiatura del giaguaro. Ed erano ancora soltanto le cinque del pomeriggio. Dio santo, che brutta vita: dover rispondere di colpe altrui. Le colpe del segretario ricadono sul segretario successivo? Sì, direi di sì, e questo peraltro è l'unico conforto quando sono costretto a pensare al prossimo segretario Matteo Renzi.
Però ora le chiedo: per un sabato di luglio non poteva bastare? Il sabato oltretutto che chiudeva la più penosa settimana di tutta la storia del Pd (in realtà molto di peggio, ma non posso soffermarmi ancora su questo): la complicità con il Pdl sull'aggressione alla Cassazione.
Non poteva bastare? Evidentemente no. Oppure a quel punto le sono proprio scappati i cavalli e ha cercato di vincere facile, di rifarsi su un bersaglio ancora più molle di lei. E chi più facile e più molle del fu Monti? Così gli ha mandato a dire che non aveva lasciato i conti pubblici in ordine. Ma santoiddio. Molle per molle, è stato come sventolare il famoso tappeto rosso davanti alle corna di un toro già imbufalito di suo. E infatti Monti le ha abbaiato letteralmente contro, dicendole che sotto il tappeto (rosso, appunto), non c'era nemmeno un granello di polvere. Caro Epifani, ma come le è venuto in mente proprio durante il suo già pessimo weekend di andare a svegliare il can che dorme? E con l'argomento meno difendibile di tutti, e dimenticando che anche il governo Monti il Pd, come il governo del Grande Inciucio oggi, lo ha lealmente sostenuto fino alla fine e persino oltre.
Caro Epifani, ma con tutto quello che si poteva e si può rimproverare a Monti, proprio sui conti pubblici doveva sfruculiarlo?
Infatti. La sua giornata da leone si è chiusa con una lunga intervista alla Stampa, che abbiamo letto ieri mattina, in cui faceva marcia indietro su tutto. Chiedeva scusa a Monti e, per non farsi mancare nulla, difendeva Alfano sull'inqualificabile faccenda kazaka meglio di quanto avrebbe potuto fare uno dei "falchi tiratori" del Pdl.
Chi le vuole bene, sarà molto preoccupato. Da qui al 30 luglio mancano solo quindici giorni ma in realtà è ancora lunghissima. E dal 30 luglio al congresso ancora di più. Davvero oggi lei è l'ultima persona che, se fossi capace di invidia, invidierei. Spero almeno che ieri pomeriggio sia andato a fare un po' di free climbing. O un'arrampicata dell'XI grado (mi suggeriscono via Bellavista alla Cima Ovest di Lavaredo, una parete da far tremare il più ganassone dei rocciatori).
O una discesa in canoa del VI grado, la più terrificante. Per rilassarsi, per avere una mezza giornata facile rispetto ai giorni e alle settimane che l'aspettano, prima di tornare in quello che non è lo zoo italico, un parco giochi che mette paura solo per farci divertire con il brivido della paura, un labirinto in cui ci si perde davvero ma solo fino all'orario di chiusura. No, una giungla vera e propria, popolata di Caimani, Giaguari, Pitonesse e altri animali fra i più feroci che si diano in natura. E allora, caro Epifani, forse mi sono sbagliato. D'ora in poi lei sarà il mio intrepido Indiana Jones.