La promessa di abbattere le Vele. Il reddito di cittadinanza. La questione rifiuti e la sicurezza. Ma soprattutto la riconversione dell'area siderurgica, epicentro del conflitto col governo. In attesa del nuovo movimento politico che lanci la sfida a Renzi

Cinque anni fa l'obiettivo principale era la munnezza: «La prima delibera di giunta sarà sui rifiuti, in sei mesi porteremo la differenziata al 70 per cento». Acqua passata ormai. Adesso la preoccupazione principale sono i palazzoni che hanno reso (tristemente) celebre la Napoli di “Gomorra”: «Come primo atto firmerò l'abbattimento delle vele di Scampia». L'annuncio Luigi De Magistris l'ha lanciato durante l'ultimo comizio della campagna elettorale. Eppure la città non è diventata Zurigo e la differenziata in un quinquennio non solo non è arrivata ai livelli promessi in un semestre ma col suo 30 per cento è ancora fra le più basse delle principali città italiane.

Proprio la promessa “Numero uno” della Rivoluzione arancione di DeMa, come lo chiamano i suoi, è la cifra per dare un senso al primo mandato e immaginare come sarà il secondo. Non solo perché dopo un quinquennio restano sul tappeto ancora numerose criticità che portarono De Magistris a Palazzo san Giacomo nel 2011. Ma anche perché attorno a quella promessa c'è qualcosa che racconta molto del personaggio. Per risolvere la questione rifiuti l'ex pm chiamò infatti il “mago” Raphael Rossi, l'incorruttibile manager che con una sua denuncia, dopo aver rifiutato una tangente, aveva fatto arrestare i vertici della municipalizzata torinese. Doveva essere il segno visibile del nuovo corso, durò sei mesi appena. Fu il primo a fare le valigie, dimissionato dal sindaco con un sms.
[[ge:rep-locali:espresso:285211006]]
«Squadra che vince non si cambia - ha assicurato il primo cittadino - almeno all'inizio». Chiosa necessaria, visto che in cinque anni ha cambiato 26 assessori e dell'avventura originale è rimasta solo la responsabile all'Educazione Annamaria Palmieri. Addii eccellenti, anche in questo caso, a cominciare dal primo: il magistrato Giuseppe Narducci, delegato alla Legalità, che lasciò dopo appena un anno per la gestione del patrimonio immobiliare municipale. Porte girevoli di arrivi e partenze ma De Magistris, come un'araba fenice, è sempre risorto dalla proprie ceneri. Capace di perdere uno dopo l'altro tutti i suoi principali sponsor ma di risolleversi puntualmente e riuscire a superare indenne perfino la decadenza imposta dalla legge Severino, nel periodo che lo vide (autodefinizione) compiaciuto “sindaco di strada”.

Una serie di ragioni che spiega perché questo secondo mandato sarà inevitabilmente intrecciato col ruolo nazionale che il sindaco di Napoli intende ritagliarsi fuori dal capoluogo partenopeo: «Dopo le elezioni nascerà un movimento politico non leaderistico, un movimento popolare che vada oltre i confini di Napoli» ha annunciato. Un rilancio del Movimento arancione, che dopo aver perso spinta propulsiva è definitivamente naufragato assieme al progetto di un altro ex pm, Rivoluzione civile di Antonio Ingroia. Da cui però De Magistris ha già marcato le distanze: «Non rifaremo una cosa con i pezzi dei vecchi partiti». E se il premier dice che le amministrative sono una cosa e la vita del governo un'altra, ecco che il primo citadino ribalta la tesi e politicizza il suo successo: «È una vittoria del popolo napoletano, ottenuta anche avendo contro il premer Renzi».

Perché l'obiettivo sarà ovviamente rivendicare il “modello Napoli” come esempio di buongoverno e biglietto da visita, come fece (senza succeso) Walter Veltroni nel 2008. Il sindaco di Napoli ha dalla sua il plebiscito popolare che lo ha confermato con il 67 per cento, come cinque anni fa. Ma con quasi un elettore su due rimasto a casa. E su questo campo da gioco, locale e nazionale, tutto si intreccia a sua volta, nella costruzione di una sinistra alternativa ma possibile che guarda allo spagnolo Podemos. La questione della demolizione delle Vele con quella più generale della sicurezza, con le gang di baby camorristi che nel centro storico hanno iniziato da tempo a seminare morte e terrore. L'annunciata lotta agli sfratti. La promessa di istituire un reddito minimo di 600 euro per giovani disoccupati e persone che hanno perso lavoro, cavallo di battaglia dei Cinque stelle: la delibera è già stata firmata ma la copertura finanziaria non c'è.

Ma il vero banco di prova, tale da tramutarsi in autentico terreno di battaglia col governo (come in parte è già avvenuto), sarà il futuro di Bagnoli. Proprio il destino dell'ex area industriale è stato negli ultimi mesi il principale motivo dell'innalzamento del livello di scontro con Palazzo Chigi. Dopo una stasi durata anni, il governo ha commissariato l'area per accelerare la bonifica tramite i poteri straordinari; De Magistris, da parte sua, ha già disertato le riunioni della cabina di regia e confermato l'intenzione di non partecipare alle prossime.

In fondo l'obiettivo, simbolico ma non solo, e tale da travalicare la pratica amministrativa quotidiana, resta pur sempre quello di “derenzizzare” Napoli. Nella speranza, prima o poi, di riuscire a fare lo stesso col resto del Paese.

L'edicola

Voglia di nucleare - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 28 marzo, è disponibile in edicola e in app