Una delle cifre che caratterizzano il governo giallo-verde presieduto da Giuseppe Conte è l’ampiezza della base elettorale dei partiti che lo sostengono. Più del 59% di chi oggi esprime un’intenzione di voto, secondo la Supermedia YouTrend/Agi, sceglie Lega ?o Movimento 5 Stelle. È un dato rilevante perché traccia un perimetro di consenso ampio intorno al governo. Negli ultimi cinque anni, soltanto il governo Letta dei primi mesi, quando ancora il Pdl era in maggioranza, poteva contare su una base politica con un così vasto sostegno nell’opinione pubblica. Da allora, simili condizioni non si sono più verificate prima dell’insediamento di Conte a palazzo Chigi. Questo è certamente uno dei motivi che spiegano gli elevati tassi di fiducia nei riguardi del premier e dell’esecutivo, ?che Ipsos misura nel 58 per cento.
C’è poi un elemento “temporale”: quando si analizza il gradimento dei governi si parla di iniziale “luna di miele” nel rapporto con l’opinione pubblica. Sindaci, governatori o presidenti del Consiglio all’inizio del mandato spesso godono di un’apertura di credito da parte dell’elettorato, complice il torpore delle opposizioni, che si trasforma in un consenso più alto di quello raccolto ?il giorno delle elezioni.
È questo il caso anche del governo nato dopo il terremoto elettorale del 4 marzo? La storia politica recente ci insegna che ciascun governo fa storia a sé, ma un’analisi delle rilevazioni demoscopiche del passato ci dice anche che i governi che partono con alti tassi di fiducia (Berlusconi nel 2008, Monti nel 2011, Renzi nel 2014) tendono a mantenere i livelli di consenso per un periodo fra i 3 ?e i 6 mesi, per poi iniziare a scendere.
Nel caso del governo giallo-verde questa finestra temporale coincide con la discussione su provvedimenti economici e legge di bilancio, che occuperà le prossime settimane. Proprio il passaggio da una prima fase di governo giocata essenzialmente sulle parole d’ordine dell’immigrazione care a Salvini (salvo ?la parentesi del decreto dignità spinto ?da Di Maio) a una fase dominata dal dibattito economico-finanziario potrebbe costituire un passaggio difficile. Sembra confermarlo il fatto che l’opinione pubblica italiana tende a dare più credito all’attuale governo sulle politiche migratorie (50%) che su quelle economiche (31%, dati Tecné). Più ?il governo faticherà a rispondere alle istanze di protezione sociale emerse ?con il voto del 4 marzo, più potrebbe avvicinarsi la fine della sua luna ?di miele con gli elettori.