Politica
23 gennaio, 2026Roma resta fuori dalle prime firme dell'organizzazione lanciata dal tycoon in Svizzera, ma il dialogo con Washington resta aperto. La premier italiana intanto è a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario sulle relazioni transatlantiche
La firma non c’è stata, ma una chiamata sì. Dopo il mancato confronto a Davos, Giorgia Meloni e Donald Trump si sarebbero sentiti al telefono - secondo quanto riportano Repubblica e Corriere - per chiarire la posizione italiana sul Board of Peace, l’organismo promosso dagli Stati Uniti e presentato dal presidente americano a margine del World Economic Forum. Una conversazione definita “chiarificatrice” da fonti diplomatiche, che arriva nel momento di maggiore frizione tra Washington e l’Unione europea.
dentro o fuori?
È lo stesso Trump, di ritorno da Davos a bordo dell’Air Force One, a confermare questa lettura, includendo anche la Polonia: "Giorgia Meloni e Karol Nawrocki mi hanno detto che vogliono unirsi al Board of Peace, ma prima devono espletare le formalità necessarie". Una versione che Palazzo Chigi non smentisce, pur evitando commenti ufficiali. La linea resta quella della cautela: interesse per l’iniziativa, ma nessuna adesione automatica.
L’Italia non ha firmato la carta fondatrice del Board nella cerimonia di lancio, a differenza di altri Paesi europei come Ungheria e Bulgaria. Una scelta che non sarebbe politica ma giuridica: l’adesione richiederebbe passaggi parlamentari e verifiche di compatibilità con l’articolo 11 della Costituzione e con i trattati internazionali già in vigore. Un “no per ora”, più che un rifiuto definitivo.
La premier avrebbe tentato fino all’ultimo di ottenere un incontro diretto con Trump a Davos, per spiegare di persona le ragioni della mancata firma. Saltata la chance svizzera, Meloni è volata a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario dedicato alle relazioni transatlantiche. Ma il dialogo con la Casa Bianca è proseguito.
A Bruxelles, intanto, il Board of Peace divide le capitali europee. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha parlato di “seri dubbi” su diversi elementi dello statuto: dal perimetro delle competenze alla governance, fino alla compatibilità con la Carta dell’Onu. Timori condivisi da più leader, come la Spagna, che ha già escluso una sua partecipazione.
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