Cultura
8 dicembre, 2008

ArtBasel Miami Beach, l'arte al tempo della crisi

La più importante fiera americana di arte contemporanea, che si tiene nella città americana, ha dato un segnale chiaro: nonostante la situazione economica difficile, i collezionisti non hanno mollato

Il vero vincitore è di nuovo lui: il volto di Obama spunta dalle quinte di molte gallerie, all'esterno di uno stand addirittura come un Nembo Kid gigante. "Yes,we can", insomma. Anche nell'arte. Perché i prezzi sono calati, la gente è diminuita, metà degli espositori torna a casa avendo a malapena coperto le spese, soprattutto è finita la smania bulimica per cui si andava in fiera per accaparrarsi quel tal pezzo, quasi compiaciuti dei prezzi insensati raggiunti dall'arte contemporanea, ma alla fine il mercato ha retto. Così ArtBasel Miami Beach, la più importante fiera americana di arte contemporanea, che si tiene durante la prima settimana di dicembre in quell'incredibile rebus urbano che è Miami, ha dato un segnale chiaro: la crisi c'è, ma i collezionisti non hanno mollato.

Qualcuno sarà pure andato fallito, alla fiera ci arrivano da tutto il mondo ma la maggior parte dei compratori è americana ed è proprio da Miami, città che fino ad oggi ha vissuto di fortune immobiliari, che è partita la crisi dei mutui subprime. Qualcun altro ha meno soldi, ma per molti (il 60 per cento si è dichiarato felice di tornare in Florida), con i prezzi mediamente in calo di circa un 20 per cento, questo è il momento migliore per comprare. Poi c'è chi va ancora in visibilio per una foto di Cindy Sherman o di Paul McCarthy, per una scultura di Anish Kapoor, per una composizione di Mike Kelley, per un quadro di Ed Ruscha. E forse c'è anche qualcuno disposto ancora a spendere oltre 6 milioni di dollari per un'opera di Roy Lichtenstein, proposta per esempio in fiera dalal galleria Gagosian.

Il fatto è che Miami, oltre che di real estate, vive d'arte. Qui hanno casa alcuni tra i maggiori collezionisti del mondo: i Rubell, i Margulies, i De la Cruz. Gente che ha comprato grandi depositi industriali dismessi per allestirvi la propria collezione che non ha niente da invidiare a quella di un importante museo americano. Durante i giorni della fiera aprono al pubblico questi spazi, che sorgono a Midtown in un'area ben poco attraente della città, accanto a enormi magazzini di abbigliamento e di paccottiglia cinese e a lussuose, ma non asettiche, gallerie. Il contrasto di quello che viene definito l'Art District non potrebbe essere più acuto: da un lato il kitsch in versione sino-cubana (il 70 per cento della popolazione di Miami è cubana) e dall'altra raffinatezze concettuali, grandi installazioni, come quelle di Michael Heizer e di Magdalena Abakanovicz, che si possono ammirare nella collezione Margulies. Poi, oltre all'arte, c'è il design. Dal 4 al 7 dicembre a Miami non ha luogo solo Art Basel on the beach, attanagliata da una quindicina di fiere minori e "parassite", per le quali invece la crisi si è fatta particolarmente sentire, ma si svolge anche la MiamiDesign Fair, brillante esposizione del meglio del design mondiale che si tiene nel design district. Se quindi la crisi si fosse fatta sentire qui, si sarebbe prodotto un crollo generale, con pesanti ricadute su un'economia già molto in ginocchio. Invece, come sostiene Lorenzo Fiaschi della galleria Continua di San Gimignano, "la flessione c'è, ma può essere vista anche positivamente per far riapprezzare l'opera ai collezionisti, fino a poco tempo fa troppo presi dalla moda del comprare e per fare un po' di piazza pulita tra chi si è improvvisato gallerista o artista". Non solo: "bisogna tornare a lavorare, se prima si vendeva tutto in mezza giornata, oggi dobbiamo pensare che una fiera dura diversi giorni e che non possiamo limitarci solo alle buone proposte, ma dobbiamo impegnarci nel coltivare i contatti giusti", aggiunge Massimo De Carlo, titolare dell'omonima galleria milanese. Si tratta di affilare prospettive e strategie nuove, come sostengono anche Emi Fontana e Franco Noero, entrambi presenti a Miami, necessarie per fronteggiare una crisi reale (il 30 per cento delle aste di ottobre e novembre, di Londra e di New York, è rimasto invenduto) ma che finora non ha prodotto lo scoppio della grande bolla speculativa che, primi fra tutti, proprio i galleristi temevano. Poi Art Basel Miami Beach è stata l'occasione per la solita sfilata di vip, per il canonico calendario di grandi feste, di aperture dei più importanti musei della città con mostre di alto livello, come la tosta "Russian dream" ospitata al Bass Museum, "30 Americans", interessante focus su artisti afro-americani proposta con piglio politicamente corretto dalla Rubell Collection e un'articolata rassegna di Chantal Akerman al Miami art Museum.

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