Si può ancora dire qualcosa del Futurismo, oltre la celebrazione rituale dei cento anni che ci separano da quando Marinetti pubblicò su Le Figaro il suo celebre Manifesto? Non è già stato detto tutto con la memorabile mostra di Palazzo Grassi del 1986, uno degli ultimi focus su questo movimento, o con quella che si è appena aperta al Pompidou di Parigi? La risposta è sì, se ne può ancora parlare, se ci si mette ad "ascoltare voci" come ha scelto di fare Ester Coen, curatrice della bella rassegna Illuminazioni appena inaugurata al Mart di Rovereto (17 gennaio-7 giugno). Cosa vuol dire? Vuol dire cambiare prospettiva e "osservare da dietro le scene un quadro in forte movimento, componendo i frammenti e ritessendo le logiche per raccontare una storia d'avanguardie", afferma Coen. E' nell'uso di questo plurale - avanguardie piuttosto che avanguardia - che sta il senso della mostra e, forse, la grandezza del Futurismo.
Come pochi altri movimenti artistici, il Futurismo si presenta come "un intersecarsi di linee di forza che sfrecciano attraverso l'Europa alla vigilia della prima guerra mondiale, un sussulto di vitalità creativa prima della tragedia", aggiunge Ester Coen. La Francia, ma ancora prima la Russia e poi la Germania ne sono rapidamente contagiate; tra il 1909 e il 1916 l'Europa, con una significativa sponda a New York, rappresentata dalla prima edizione dell'Armory show del 1913, sembra unificarsi in nome dell'arte e della sperimentazione avanguardistica.
Il centro è Parigi, cui l'Expo universale del 1900 ha dato un nuovo volto e il cui dinamismo di metropoli in espansione ispira la nuova arte. Ma l'urgenza del cambiamento è avvertita ovunque. Nascono, esplodono movimenti come il Cubismo, l'Espressionismo, il Dadaismo, il Raggismo e il Primitivismo che con Marinetti, Severini, Carrà e Boccioni discutono, si incontrano e si scontrano. Si ibridano, per certi versi. Solo mettendo in scena questi scambi, analizzando carte e scavando negli archivi, ma soprattutto facendo parlare le opere, si riesce a raccontare la vocazione internazionale del Futurismo, oggi tanto celebrato, visto all'origine di molta arte contemporanea, ritenuto apripista della nostra società della comunicazione e della pubblicità. Tanto pervasivo nei primi anni quanto rimosso in seguito, anche per l'abbraccio fatale con il fascismo.
Ecco allora la prospettiva nuova di "Illuminazioni", esplicita fin dal titolo. Ogni stanza è costruita intorno ad un'opera principale che "illumina" le altre. E' come se ogni sezione fosse un discorso, con un soggetto forte al centro e complementi, aggettivi, digressioni, indispensabili per fare di quel soggetto una centralità che ha ancora molto da raccontare.
Le forme, le spinte, le traiettorie di forza della Danza dell'orso al Moulin Rouge di Gino Severini (1913), quadro che apre la mostra, si rintracciano in artisti lontanissimi come Kandinskij e Kurt Schwitters. E' solo l'inizio, a poco poco scopriamo come il Raggismo russo, incarnato dalle linee spezzate e dai colori a volte incandescenti di Natal'ja Gonçarova duetta con le geometrie sincopate dell'americano Lyonel Feininger. Malevic che prima di dar vita al suo Suprematismo, colora e incolla forme un po' cubiste e soprattutto esplose, come vuole il Futurismo. Ancora Severini, che per la prima volta sovverte la logica bidimensionale della tela trasformandola in una leggiadra installazione: Ballerina articolata in stretto dialogo con Schwitters, che sulla tela appiccica addirittura monete e ne lavora la superficie rendendola tridimensionale. Sul colorismo rutilante di Boccioni, che con la tradizione rompe totalmente eccetto che per i colori, tanto che per la sua Costruzione spiralica usa viola, verdi e arancio sublimi che sembrano rubati a Giovanni Bellini, si accordano Robert Delaunay, Franz Marc e il grande Kandisnkij. Con le geometrie tormentate di Ardengo Soffici si sintonizzano Lijbov Popova e la Rozanova, nascono paesaggi urbani che prima non si sono mai visti.
L'occhio scorre via via su superfici cromatiche e forme inedite. Ma scopre soprattutto un modo nuovo di sentire la pittura, una smania fatta di arte e di vita che irrompe sulla tela per reinventarla e, da qui, reinventare l'arte tutta. D'ora in poi nulla sarà più come prima, il Novecento ha violentemente voltato pagina, affiora quella che oggi si chiama arte contemporanea, alla quale il Futurismo e gli altri movimenti di inizio secolo consegnano l'ansia creativa, il gusto della provocazione, l'utopia di sciogliesi nella vita. L'essere sempre a un passo dalla tragedia.