Cultura
2 giugno, 2009

Laboratorio Praga

Aprire una finestra sulle espressioni artistiche dell'area oltre l'ex Muro di Berlino. Con un'attenzione speciale alla fotografia. Questa la ricetta della quarta edizione della Biennale della capitale ceca. Fino al 26 luglio

Le biennali sono uno degli appuntamenti dell'agenda dell'arte in netta espansione, se ne contano 469 nel mondo, una ogni due giorni (essendo biennali), una in ogni angolo del mondo. Ma nonostante una proposta così ricca, capita spesso che, andando a Lione o a Istanbul, si vedano gli stessi artisti. Perché le biennali, come le fiere, sono una delle roccaforti del sistema globale dell'arte che purtroppo produce eventi molti simili e spesso anche musei fotocopia, fatti dagli stessi architetti e con dentro opere molto somiglianti. Ma che senso ha andare a Sharjia, negli Emirati Arabi, o a Shanghai per vedere artisti europei o americani piuttosto che arabi o cinesi? Questo è quanto si sono detti Giancarlo Politi ed Helena Kontova, fondatori della storica rivista Flashart, i quali dal 2003 hanno promosso la Biennale di Praga con l'obiettivo di aprire una finestra sul mondo a est dell'ex muro di Berlino.

Arrivata alla sua quarta edizione, PragueBiennale non smentisce il voler essere una ricognizione di stampo locale, senza dare a questo aggettivo un significato minoritario o, peggio, di negativo. Di scena, quindi, è l'arte contemporanea ceca, slovacca, ungherese, romena, polacca, albanese. E poiché in questa parte dell'Europa "la tradizione fotografica è molto radicata, con scuole e autori importanti, basti pensare a Jan Saudek e a Josef Koudelka, entrambi cechi - spiega Helena Kontova - abbiamo aperto una sezione dedicata interamente alla fotografia". Ecco allora molti scatti decisamente non patinati, ma sempre piuttosto crudi, con uno sguardo quasi claustrofobico agli interni (la polacca Ursula Tarasiewicz, lo slovacco Martin Kollar), l'attenzione a tematiche sessuali (i cechi Adam Holy e Hana Jakrlova) e un'idea dello spazio in cui ci si può perdere (l'ungherese Matyas Misetics) .

Ma c'è dell'altro. In questa area del mondo, il linguaggio artistico più frequentato è la pittura, forse anche perché più a portata di mano in ambienti che per anni sono rimasti al di fuori delle correnti che hanno investito la scena creativa, e la Biennale di Praga si propone come un'occasione per conoscerla. Il tutto nella cornice evocativa di un ex fabbrica di componenti ferroviarie con tanto di rotaie ancora per terra, collocata in un quartiere della prima periferia, Karlin, che si sta aprendo a una "second life" creativa, con studi e atelier di artisti. Ma c'è dell'altro. "Una scelta del genere è anche in polemica con le grandi mostre che non danno spazio alla pittura non ritenendola rappresentativa della contemporaneità, a me interessa invece dimostrarne la vitalità", sostiene Politi. E qui il discorso si fa più delicato, perché tocca un nervo scoperto della scena attuale. Dopo anni di dominio di Arte Concettuale che hanno quasi vietato agli artisti di mettere mano a colori e a pennelli, oggi molti giovani avvertono la necessità di tornare ad esprimersi, in qualche modo di ricominciare proprio dalla pittura. Così molti giovani artisti dipingono, basta andare in qualunque biennale o fiera sparsa per il mondo per accorgersene, nonostante la tiepida accoglienza della critica. Ma il bisogno di dire, di far vedere, di pensare a modo proprio con un linguaggio che prenda le distanze dal passato più recente e più radicale, è più forte. E la pittura. peraltro, rappresenta quasi il 70 per cento del mercato dell'arte mondiale.

A Praga però non è di scena solo la pittura dell'est Europa, interessante anche dal punto di vista del mercato con prezzi che vanno dai 2mila ai 15mila euro, sebbene a volte soffra di un certo accademismo e manchi di coraggio (i romeni Mircea Suciu e Adrian Genie), ma anche quella proveniente dalla Cina, paese dove è largamente praticata e che anzi ormai, sarà per il successo di mercato, influenza anche parte della produzione occidentale. Ma la nuova pittura arriva anche dall' Italia, dove la scommessa appare più conflittuale, avendo avuto nel nostro recente passato la Transavanguardia, recepita a livello internazionale come una sorta di restaurazione che incoronava la pittura, quando nel mondo si dava spazio a sperimentazioni e anche in Italia si affermavano spinte controcorrente come l'Arte Povera. Eppure dipingono, come la giovane siciliana Rossana Buremi che rifà la pittura naif con figurine porno, Valerio Carruba, il giovanissimo Marco Solvetti e i più affermati Manfredi Bennati, Luca Bertolo e Gianluca Di Pasquale, mentre il gruppo Alterazioni Video e Eva e Franco Mattes catturano immagini dal mondo dei media.

Cina, Italia, est Europa sono proposte attraverso lo sguardo di diversi curatori, perché altra caratteristica interessante di Prague Biennale è il clima di laboratorio, il confronto tra posizioni critiche diverse, con la barra della pittura ben tenuta al centro. "C'è anche un altro fatto - aggiunge Giancarlo Politi - la pittura costa poco a trasportarla e a montarla e in un momento come questo, con un budget ridottissimo: 40mila euro, niente aiuti pubblici, neanche dal nostro Istituto di cultura che, a differenza di quello degli altri Paesi, non ha sborsato una lira, la pittura diventa molto interessante. E l'unica forma d'arte che permette operazioni del genere". Per il resto, su quanto sia lingua viva e non morta (come si dice da molto tempo), il dibattito è solo iniziato.

L'edicola

Voglia di nucleare - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 28 marzo, è disponibile in edicola e in app