
Dopo la batosta dei mancati Europei 2012 in Italia, che avrebbero portato finanziamenti da Bruxelles, ma sono stati assegnati all'improbabile coppia Ucraina-Polonia, il Parlamento ci riprova. E questa volta giura di sganciare i quattrini. Non basta, però, il solo impegno bipartisan della politica. I problemi da superare rimangono gli stessi: trovare l'accordo con i comuni, evitare che i piccoli esercizi commerciali mettano i bastoni fra le ruote, raffreddare le tifoserie più conservatrici e, soprattutto, tirare fuori tanti soldi. Perché il disegno di legge che viaggia spedito al Senato, scritto dal senatore Alessio Butti (Pdl) e dal deputato Giovanni Lolli (Pd), promette sì un impegno dello Stato sotto forma di abbattimento degli interessi sugli investimenti, ma non dice quanti siano i fondi a disposizione. La partita quindi, una volta approvato il disegno, si giocherà in consiglio dei ministri, e sarà decisa dagli umori di Berlusconi e Tremonti. Se i due daranno l'ok, l'esborso per i contribuenti sarà di 20 milioni di euro all'anno, sulla base di quanto aveva stabilito la Finanziaria 2007 del governo Prodi. I soldi saranno poi gestiti dall'Istituto per il Credito Sportivo, la banca pubblica che ha finanziato il nuovo Delle Alpi per 50 milioni. Altri 15-20 milioni potrebbero arrivare dall'entrata in vigore, nel 2010, della legge Melandri sui diritti tivù collettivi, che prevede una piccola quota da destinare, fra le altre cose, agli impianti. Cifre importanti, ma i numeri necessari per rifare da capo uno stadio, o costruirne uno nuovo, sono ben altri.
Al nuovo gioiello bianconero guardano tante società come Udinese, Sampdoria, Lazio, Fiorentina, Palermo, Inter, Siena, Cagliari. Un modello ridimensionato, da 40.200 posti, senza piste di atletica fra campo e spalti, con 150 mila metri quadrati di area commerciale intorno. Il progetto è costato 155 milioni: i fondi non provenienti dal Credito Sportivo sono arrivati dal contratto con il colosso Sportfive, che per 12 anni potrà 'titolare' lo stadio con il nome di uno sponsor, e dalla cessione a Conad delle aree commerciali adiacenti. Un mix fra pubblico e privato che ha avuto nel sindaco di Torino Sergio Chiamparino un protagonista imprescindibile. Poiché in Italia soltanto il Giglio di Reggio Emilia è di proprietà della Reggiana, mentre l'Olimpico di Roma è del Coni, è fondamentale trovare un accordo con i Comuni, proprietari degli impianti. Chiamparino ha ceduto il diritto di superficie del Delle Alpi alla Juve per 99 anni, al costo di 25 milioni, e da lì è partita la ricostruzione voluta dal presidente Cobolli Gigli.
Il disegno di legge prevede un piano straordinario di tre anni, in vista della nuova corsa italiana ad ospitare gli europei del 2016. Si dovrà certamente evitare la figuraccia dei mondiali di Italia '90, quando solo per gli stadi vennero spesi oltre mille miliardi di lire. Per poi costruire mega strutture quasi mai gremite, come il San Nicola di Bari o lo stesso Delle Alpi.
I nuovi progetti guardano tutti a un modello moderno ed efficiente, ma stentano a decollare. A Firenze, il sogno della famiglia Della Valle è apparso subito esagerato: 80-90 ettari di spazio, occupati dallo stadio della Fiorentina, un hotel, un centro commerciale, un museo per l'arte contemporanea, parco, giardini e una via dello shopping. L'unica area così grande nel capoluogo toscano è quella di Castello, di proprietà del gruppo Ligresti, che però è al centro di un'indagine della magistratura.
Si è sentito bocciare la proposta di un nuovo impianto dall'Enac, l'Ente nazionale dell'aviazione civile, il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone. Lo stadio, progettato dallo studio Boeri, dovrebbe sorgere a Sestri Ponente, con 34 mila posti su due anelli, 75 mila metri quadrati di area commerciale, una nuova stazione ferroviaria e 7 mila parcheggi. Ma è troppo vicino all'aeroporto di Genova e potrebbe creare problemi di atterraggio agli aerei. In più c'è la protesta dei piccoli negozianti, minacciati dall'apertura di un grande centro. A due anni dalla presentazione, il modello si è ridotto.
La storia dei ridimensionamenti tocca anche l'Udinese. La squadra bianconera avrebbe dovuto trasferirsi nel primo stadio eco-compatibile italiano, dall'avveniristico nome di Stadium Plus: energeticamente indipendente, con centri fitness, un nuovo parco urbano e il centro commerciale. Tutto al prezzo di 130 milioni. Ma ora si parla 'soltanto' di un progetto da 20-30 milioni, necessari a ricoprire interamente l'impianto attuale, il Friuli.
Annose questioni vanno avanti anche a Palermo, dove lo stadio dovrebbe sorgere nel quartiere Zen, e a Siena, dove il Comune ha visto salire il conto fino a 103 milioni di euro. Sembra invece aver superato i problemi iniziali il Cagliari. L'accordo tra il presidente Massimo Cellino e il sindaco Emilio Floris potrebbe portare alla costruzione del nuovo Caralis Arena in tempi stretti. Sulle ceneri dell'attuale Sant'Elia sorgerebbe un impianto eco-compatibile (con pannelli solari e fotovoltaici), quasi tutto coperto, pronto a ospitare eventi extra-calcistici. Il prezzo è relativamente basso: 45 milioni.
A Roma e Milano le cose procedono a rilento. Soprattutto Milan e Roma per ora non sembrano in grado di pensare a un nuovo stadio (Galliani vorrebbe tenersi San Siro riammodernandolo), mentre Inter e Lazio hanno avviato studi e progetti. Ma mancano ancora molti via libera, sia per il già famoso (se ne parla da due anni) Stadio delle Aquile, voluto dal presidente biancoazzurro Lotito, sia per la nuova casa interista che Massimo Moratti vorrebbe a Pioltello, periferia est di Milano. Entrambi prevedono la realizzazione di cittadelle dello sport, quindi ottenere tutte le autorizzazioni del caso sarà più complicato.
Ma se i progetti vanno a rilento, forse, non è soltanto colpa della burocrazia. In un calciomercato dove i grandi campioni (Kakà, Ibrahimovic) lasciano l'Italia, le grandi squadre hanno un solo imperativo: fare cassa. In un contesto del genere, o si trovano sponsor a finanziare le nuove costruzioni, o la 'rivoluzione inglese' continuerà a essere una barzelletta.