Primo giorno senza partite dall'inizio del Mondiale. La tristezza si insinua nel fanatico di pallone. Egli comprende che tutto deve finire e che mancano appena otto partite. Fra undici giorni bisognerà tornare agli squallori del calciomercato italico e di una nazionale che neppure sa con chi giocherà la prima amichevole.
Per superare il momento depressivo, Ragù di Mondiale (RdM in breve) si dedica ai commentatori delle partite in tv (Rai, Sky), un genere comico che si è andato affermando negli ultimi anni per la disperazione di chi ricorda con nostalgia le traversate solitarie di Nando Martellini e Bruno Pizzul.
In compartecipazione con i lettori del blog si vorrebbe lanciare un concorso per definire a chi spetti la palma del peggiore e quella del migliore. Ogni commento deve essere motivato e magari arricchito con frasi celebri raccolte durante il torneo. Qui di seguito, qualche proposta.
Ubaldo Righetti. Si incomincia da lui senza un reale motivo. L'ex libero della Roma commenta compassato e corretto, così come giocava, ma con qualche amnesia. Durante l'ottavo di finale fra Argentina e Messico ha passato la prima mezz'ora pronunciando Mecsico, alla James Taylor (Way down here, you need a reason to move...). Cerqueti non sapeva come spiegarglielo. Poi ha avuto un'idea geniale. Diceva Messico e subito dopo trovava il modo di dire Messi. A furia di assonanze ce l'ha fatta.
Fulvio Collovati. Chi è abbastanza vecchio per ricordarselo in campo non vede il motivo di tante lezioncine tecniche date a giocatori che, chiaramente, hanno più classe di lui. La erre moscia peggiora la situazione. Nell'insieme, però, mostra un buon livello. La sua versione peggiorativa è Stefano Nava (Sky), che da giocatore era molto più scarso di Collovati e da commentatore molto più presuntuoso.
Josè Altafini. Il grande centravanti è ormai la versione brasiliana di Maurizio Costanzo. Bofonchia le sue battute in modo quasi incomprensibile. È un peccato perché alcune non erano male. Ma andasse a scuola di dizione dal suo coetaneo nordamericano, il grande Dan Peterson.
Beppe Dossena. Kipling ha scritto del "fardello dell'uomo bianco". Che sarebbero i popoli sottosviluppati trascinati verso la civiltà dai colonizzatori. Dossena è la versione meneghina di Kipling. Ha allenato il Ghana dal 1998 al 2000. Questo lo mette nella posizione ottimale per sproloquiare sulle Stelle Nere. Alcune sue intemerate sono un capolavoro di razzismo nascosto male. Per esempio, quando dice che i difensori africani sono bravi sul primo contrasto ma si fanno fregare sulle triangolazioni. Ovvio: le scimmie non sanno la geometria. Altra perla: i calciatori africani si distraggono sulle rimesse laterali. Gli italiani no, mai (vedi Italia-Slovacchia).
Salvatore Bagni. Il suo merito maggiore è di essere amico di Maradona e di avere conoscenza particolareggiata di molti giocatori del campionato norvegese, boliviano e uzbeko. Non facendo il procuratore, non è chiaro perché se ne interessi. È chiaro che non interessa a nessun altro. Vizio capitale: ride sgangheratamente delle sue battute.
Ps: Si possono aggiungere altri nomi ma non telecronisti, solo commentatori. RdM, forse si è capito, vota Dossena come peggiore. Per il migliore chiede tempo.