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Cultura
settembre, 2010

Sorpresa, è tornata la donna vera

Purezza grafica, minimalismo, e un giusto mix tra sensualità e rigore nelle collezioni viste in questi giorni, che puntano ad abiti sofisticati ma non impossibili. Con qualche trucco. Dalle frange di Versace alle nuove gonne-leggins di Armani

Dopo le prime giornate di romaticismo stucchevole e ridondante le passerelle milanesi rilanciano con decisione il primato della cosiddetta "energìa pulita" ovvero l'equilibrio fra l'intensità e l'edonismo del colore e il rigore di una forma postminimale che sancisce il ritorno alla qualità e alla purezza del capo ben fatto e impeccabile per una donna attiva non solo in discoteca ma anche alle prime ore del mattino.

Colpo di scena: finalmente alle sfilate di Milano per l'estate prossima tornano in auge le donne vere e toste, quelle che, come dice Donatella Versace, "seducono con lo sguardo e con la loro granitica sicurezza" sfoggiando silhouette lineari e allungate di giacomettiana memoria ravvivate da sferzate violente di cromatismi pop, saturi, vibranti, vitaminici, spesso acidi. Insomma chi l'ha detto che per essere femminili bisogna essere ammiccanti e svenevoli come Alice nel Paese delle Meraviglie, Sandra Dee o Rossella O'Hara, vestendosi di balze, ruches e fiori a go go?

La donna è sicuramente un rebus ma per affermarsi nella scena sociale di oggi non deve mai temere di imporre con risolutezza il suo punto di vista, senza rinunciare comunque all'autoironìa e al piacere di esprimere il proprio sex appeal divertendosi. Del resto troppe battaglie sono state fatte per conquistarsi un po' di spazio nel mondo maschile e sulle posizioni acquisite non bisogna arretrare di un millimetro perché chi si ferma è perduto. Ne è convinta Virginie Mouzat, autorevole critico di moda del quotidiano francese "Le Figaro". "Credo che quello della donna fragile e romantica sia un po' un cliché da superare perché anche nella forza c'è un lato soft". Come darle torto? Basta dare un'occhiata alle giacche di Trussardi 1911 disegnate da Milan Vukmirovic che, ispirandosi allo styling efficace e innovativo della cantante M.I.A. assembla il gabardine del parka militare e la nappa della gonna dark rock con il pizzo sangallo. Quella di mixare sensualità e rigore grafico e architettonico di volumi e fantasìe è una direzione condivisa da molti, Versace in primis con i suoi tailleur sinuosi in cadì e vernice con inserti in pvc trasparente che denudano la pancia, un po' borghesi, un po' fetish, laddove il decoro, che in questo caso è la greca rivisitata, non prevarica mai la purezza delle forme, dei tagli e dei volumi.

"E' il colore, con la sua intensità pittorica e decisamente barocca, come da Prada, a dare il tono a certi abiti molto netti e semplici giocati su una verticalità di puro design e su un nitore geometrico che in questo momento non guasta affatto", prosegue la Mouzat. Qualche esempio? La collezione di Max Mara che mutua dallo sportswear l'esuberanza di colori al neon estremamente vividi, quella di Jil Sander, ugualmente giocata su tonalità segnaletiche, che attinge alla couture i volumi a sacco di Balenciaga per poi proiettarli in una dimensione postmoderna fra pantaloni palazzo oversize di taffetas tecnico e deliziose tuniche a "I"color mandarino. O

ancora da Gabriele Colangelo che ingentilisce col drappeggio certi abiti asimmetrici e disadorni, quasi francescani realizzati in tessuti fluidi.

Informali, semplici come i look di Tomas Maier per Bottega Veneta che-vivaddio!- punta a vestire le donne sofisticate che "hanno bisogno di sentirsi disinvolte e a loro agio con i propri abiti nella vita di tutti i giorni", come tiene a sottolineare lo stilista tedesco. Dunque l'epurazione innanzitutto. A conti fatti la rimonta di un certo minimalismo, distante anni luce però dagli eccessi degli anni'90, non va stigmatizzata ma piuttosto analizzata con attenzione perché è lo specchio dei tempi. Innanzitutto è una reazione al consumismo ipertrofico di questi ultimi anni ossia un'antidoto estetico alla società odierna. Inoltre è il riflesso del bisogno di qualità e solidità di uomini e donne sempre più propensi a vedere nell'abito sartoriale e di buona fattura un valido investimento.

E per alleggerire e animare la severità di tagli e dettagli gli stilisti ricorrono a qualche ingegnoso stratagemma come spiega la Mouzat:" Per Versace, che ha mandato in pedana una collezione formidabile e innovativa, la soluzione sta nelle frange, un tema che già Riccardo Tisci da Givenchy ha sviluppato con cognizione di causa e che nella maison della medusa viene ripreso con originalità grazie al sapiente uso del colore shock e delle stampe a greca stilizzata".
Le frange sono onnipresenti nelle collezioni viste in passerella in queste intense giornate di moda: che siano in maglia, in pelle o in seta, evocano dinamismo e levità ma anche un inno alla gioia tribale che profuma di esotismo. Da Etro questo istinto primordiale a celebrare lo stile folk, che domina tutto lo show ipervisivo e ad alto tasso di glamour di Gucci e quello di Emilio Pucci by Peter Dundas, si concilia con un rigorismo grafico che a tratti rimanda ai microchip e ai circuiti dei computer.

Senza contare che questo linguaggio etnico o "orientalista" come era definito all'epoca, aveva ispirato al grande sarto Paul Poiret una riforma radicale dei volumi degli abiti che si tradusse agli inizi del'900 nell'introduzione della cosidetta "Jupe entravée" dalla tipica forma a sacco che imbrigliava Il corpo della donna fino alle caviglie. Quella stessa silhouette, riveduta e corretta con giochi di lunghezze interessanti, ritorna da Jil Sander ma anche da Emporio Armani dove la gonna a guanto longuette sormontata per contrasto da succinte forme a trapezio e riproposta in tessuti stretch dalla vocazione sportiva, soppianta i legging dando slancio alla linea del corpo.

"Un bel modo per ridefinire il corpo femminile che in questo modo si assottiglia a dovere in modo donante", alla ricerca di una nuova via casual all'eleganza che preveda anche il tailleur da mattino, praticamente assente dal look femminile presentato nelle prime collezioni di questi giorni.

D'altro canto un'osservazione è di rigore: questo neominimalismo reggerà al banco di prova delle vendite nei negozi? La parola a Riccardo Grassi di Studio Zeta, una dei nostri buyer di punta a livello internazionale, molto attento alle evoluzioni del fashion business. "Sicuramente questo raffinato gusto francese a base di tagli puliti e toni come il blu e il bianco assoluto ci piace molto ma, mi duole ammetterlo, in boutique non funziona perché non è poi così facile e immediato come può apparire". E alla fine, si sa, l'ultima parola spetta sempre al mercato.

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