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Mondo
luglio, 2011

Chi ha paura di Dsk

Quasi scagionato dall'accusa più infamante, ma non ancora riabilitato. Ecco perché un suo ritorno sulla scena provoca imbarazzi. Soprattutto a sinistra

Proprio perché così facile e suggestivo, il paragone non calza. Per gli irriducibili sostenitori, Dominique Strauss-Khan sarebbe un Edmond Dantès (tra l'altro il nom de plume usato da Bettino Craxi da Hammamet e che non gli portò bene) sul punto di tornare in Francia, vendicarsi dei nemici, riprendere la corsa all'Eliseo per essere incoronato l'anno prossimo.

Intanto, a differenza del Conte di Montecristo di Alexandre Dumas (Edmond Dantès appunto), non è chiaro chi siano questi nemici. Troppi e dunque nessuno, nelle tesi complottarde: Nicolas Sarkozy; gli americani; i russi del Fondo monetario internazionale. Anche alcuni compagni socialisti, se l'ultima tegola gli arriva dalla figlia di un'attivista, quella Tristane Banon, giornalista e scrittrice, che ora lo denuncia per un tentativo di stupro del 2003, ricacciando la palla dal campo politico a quello giudiziario e stavolta in patria. E sono note le dichiarazioni di un'emergente del partito, l'avvenente deputata e scrittrice Aurélie Filippetti, 38 anni, che sarebbe stata bersaglio di pesanti avances e che si sentirebbe "a disagio se mi trovassi in una stanza da sola con lui".

Prima che per la destra e l'attuale presidente, l'eventuale, ipotetico e difficilissimo ritorno sulla scena di DSK è ingombrante per la sua stessa parte politica. Che aveva fatto l'abitudine a ragionare in assenza del proprio "campione", si stava costruendo delle alternative, coltivava candidati dalle legittime ambizioni e non pensava di doversi confrontare ancora con una vicenda risolta a metà e dai contorni ambigui. Ragionano in privato alcuni deputati socialisti: "Un conto sarebbe riavere un Dominique completamente riabilitato, un conto è riaverlo indebolito e politicamente attaccabile".

La parola chiave è l'avverbio "completamente". Dominique-Edmond ha annunciato che parlerà, e per la prima volta, solo dopo che gli sarà restituito il passaporto e sarà tornato a Parigi. Per lui l'hanno fatto, sinora, i suoi avvocati che hanno puntato sulla riduzione del danno: rapporto sessuale sì, ma consenziente. Comunque una macchia che si somma a quelle addossategli in patria e che renderebbe ardua la sua sfida alla destra. La Banon, la Filippetti, le chiacchiere sulla sua presenza in un club per scambisti nel 2003, la relazione, ammessa, con l'economista ungherese del Fondo monetario internazionale Piroska Nagy. E poi l'altro côté delle sue debolezze, quell'inclinare all'ostentazione della ricchezza (più della fedele moglie Anne Sinclair che sua) indigesto a una parte consistente del suo possibile elettorato. Prima dell'esplodere dello scandalo sessuale, aveva provocato disagio una sua passeggiata in Porsche nel centro di Parigi e non hanno aiutato i costi dei suoi arresti dorati nel sontuoso appartamento di New York come i 700 dollari pagati al ristorante Scalinatella per festeggiare la liberazione.

I sondaggi (in Francia se ne sforna uno al giorno) fotografano i dubbi. Il 54 per cento dei cittadini "non desidera" un suo ritorno alla corsa presidenziale contro un 46 che è favorevole. La percentuale sale al 60 tra i simpatizzanti della gauche, pur se il 63 per cento degli elettori di sinistra è convinto che, alla fine, non sarà candidato. Cifre sulle quali sta riflettendo lo stato maggiore socialista. Che, a parole, esprime (quasi) tutta la solidarietà all'uomo e spera esca dal guaio.

Quanto al politico, molto meno. Una Ségolène Royal peraltro sempre più isolata all'interno del partito, gli augura di poter godere "di un periodo di riabilitazione intensa". Lei, come gli altri due concorrenti alle primarie Martine Aubry e François Hollande (ci si iscrive fino al 13 luglio, si vota il 16 ottobre) sono favorevoli a rivedere le date per permettere a Dominique di rientrare nel gioco, se lo vorrà. Ma sembrano più dichiarazioni di facciata, fatte da persone direttamente interessate che non potrebbero, pena una sgradevole immagine, sostenere il contrario.

E allora la parte dei cattivi, o dei più realisti, viene delegata ad altri. Come il portavoce del partito Benoît Hamon: "Non possiamo basare il calendario politico che interessa milioni di francesi sul calendario giudiziario americano". Per concludere laconico: "L'ipotesi di una candidatura di Dsk è la meno probabile".

Insomma, un caos al quale va aggiunta la posizione naturalmente più intransigente, in senso favorevole, dei fedelissimi di Strauss-Khan. Per la serie vediamo il bicchiere mezzo pieno, così ragionano. I suoi peccati, che potevano esser un fardello in una campagna elettorale, sono già usciti alla luce del sole. Non c'è più niente da scoprire e dunque DSK si trova nella posizione ideale per affrontare sereno il giudizio dei cittadini senza temere tranelli e trabocchetti.

Anzi, nella versione Dominique-Edmond Dantès, sarebbe lui ad avere un vantaggio su avversari che forse hanno qualcosa da farsi perdonare per l'esplosione degli scandali. Ci sarebbe, in questa tesi complottarda, anzitutto un nemico interno, esplicitamente evocato da Jean-Christophe Cambadélis, braccio destro dell'ex direttore del Fondo monetario: "Non è guardandosi allo specchio che mademoiselle Tristane Banon si è detta toh, oggi bisogna che quereli". Sarebbe stata dunque "fortemente incitata".

Ora la Banon, 32 anni, è figlia di una consigliera regionale socialista, Anne Mansouret, e annoverava, tra le sue migliori amiche, Camille, la figlia di secondo letto di Strauss-Khan, quella che ora vive a New York, pranzò col padre dopo il fattaccio del Sofitel e la si è vista sostenerlo nelle apparizione in tribunale a Manhattan. Afferma che nel 2003, durante un'intervista, il satiro le slacciò il reggiseno e tentò di abbassarle i jeans mentre lei si dibatteva furiosamente. Storia raccontata nel 2007 durante una trasmissione televisiva (col nome del colpevole coperto da un beep) e di cui sarebbe stato a conoscenza François Hollande, l'ex segretario socialista ora candidato alla presidenza. Lui nega, ammette di aver sentito "solo voci", rubricate sotto la voce "il solito Dominique".

Dominique, dal canto suo, querelerà la Banon. E siamo sempre sulla linea del recupero di credibilità. Quanto al suo futuro, tutto attorno un tourbillon di voci, ma lui non si è ancora pronunciato in attesa di riottenere il passaporto e varcare l'oceano. Dicono ci sia stata una telefonata con Martine Aubry e che lui fosse titubante sulla candidatura. Favoleggiano di un ticket istituzionalmente improprio da presentare agli elettori Aubry presidente e DSK premier. Ma i suoi: "Numero due, mai. Se innocente, è un numero uno". Infine l'ipotesi di un Sarkozy che rivince, ma di stretta misura ed è costretto a varare un governo di larghe intese e lo chiama come suo premier. In fondo, vista la competenza, lo aveva messo al Fondo monetario. Insomma, non è Dantès e non avrà una riabilitazione piena. Però qualcosa sì.

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