Non bastava il raddoppio delle tasse deciso dal governo: nel capoluogo sardo gli studenti in ritardo sugli esami (spesso lavoratori) rischiano di non potersi laureare più per un diktat del rettore. A cui hanno fatto causa

«No. Ti dico ora basta. Io ho una responsabilità nei confronti dei miei genitori che mi sostengono all'università. Basta giocare perché devo studiare, eh!». Inizia così uno degli sketch più visti su YouTube de "I Fuori Corso", serie tv napoletana dedicata agli studenti che il ministro Franceso Profumo ha deciso di punire, raddoppiando loro la retta. Gli universitari che non rispettano i tempi previsti dalla facoltà in Italia sono più di 600.000, un piccolo popolo inviso al ministero e che negli ultimi anni ha dovuto fronteggiare numerose battaglie. Contro la decisione di Profumo si sono esposti gli studenti di Link, dell'Unione degli Universitari e di altri gruppi come Officina33, che sostengono che se il 50% degli studenti che frequentano una facoltà deve lavorare per pagarsi gli studi è inevitabile per molti finire fuori corso.

Un caso tutto particolare nella galassia dei "ritardatari" furiosi è quello degli studenti di Cagliari, che da due anni portano avanti una battaglia contro il loro Rettore e il Senato Accademico nei tribunali di tutta la Sardegna. La vicenda, che ormai è diventata una campagna, intitolata "AAA cercasi sponsor di legalità", è iniziata due anni fa, quando il rettore dell'Università degli studi di Cagliari, Giovanni Melis, ha stabilito che chi non si fosse laureato entro l'aprile del 2012 avrebbe dovuto salutare per sempre la sua carriera universitaria, mancassero dieci o un solo esame. I fuori corso coinvolti si sono rivolti al TAR e al Consiglio di Stato, dimostrando che il provvedimento era illegittimo, perché in contrasto con il Decreto Moratti «che stabilisce che le università assicurino la conclusione dei corsi di studio e il rilascio dei titoli agli studenti già iscritti» denuncia Andrea Murru, uno dei firmatari dell'appello. Il consiglio di Stato gli ha dato ragione, e per i cagliaritani la questione sembrava chiusa definitivamente.

Ma con l'apertura dei corsi per l'anno 2012/13 il Rettore non si è arreso, e ha introdotto nel Manifesto degli studi una nuova norma. I fuori corso, che non possono esser costretti a lasciare l'università, dovranno passare obbligatoriamente ai nuovi ordinamenti. «Ma questo vuol dire nuovi corsi da seguire, altri esami, altri anni di università e costi che non possiamo sostenere» scrivono Murru e i suoi compagni, Stefano Abis, Sara Erriu e Fabio Murgia. Per loro, così, è ricominciata la trafila di ricorsi, per dimostrare che anche questa scelta è illegittima. Secondo gli studenti infatti, l'obbligo di cambiare ordinamento è di nuovo contrario al decreto Moratti, e a una sentenza del TAR della Sardegna su un caso simile che riguardava gli studenti di Farmacia di Sassari, a cui nel 2008 il tribunale aveva dato ragione.

Per affrontare la nuova battaglia legale, però, i fuori corso cagliaritani hanno bisogno di fondi, perché i soldi che hanno dovranno già usarli per sostenere le nuove tasse, volute da Profumo. Per questo hanno lanciato la campagna alla ricerca di "sponsor di legalità" contro l'accanimento terapeutico nei loro confronti. Chissà che anche i produttori de "I Fuori Corso" non possano sentirli.

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