Una Maremma assediata da grandi opere e mega inceneritori, a rischio scavi e perforazioni nei siti ancora intatti dell’interno, minacciata anche in tratti di costa dove non era arrivato l’assalto del cemento.
Insomma una 'Maremma sotto attacco', come hanno voluto intitolare il loro convegno i molti comitati e associazioni ambientaliste riuniti a Borgo Carige, piccola frazione di Capalbio, su impulso del presidente di Italia Nostra della Toscana Nicola Caracciolo: uno di quelli che avevano fatto della zona il luogo simbolo del no al nucleare.
A portare aria nuova nel convegno sono state le voci di varie decine di gruppi e associazioni arrivati a Capalbio da questa Toscana in bilico fra la vecchia immagine di buon governo del territorio e le più recenti scivolate a favore dello 'sviluppo' a tutti i costi.
E’ un catalogo di scivolate piuttosto inquietanti, che hanno contribuito a far nascere sul territorio un’infinità di gruppi di base. Negli ultimi tempi, forse in sostituzione di un partito verde che in Italia non riesce a decollare, fanno sempre più spesso rete e si stanno trasformando in una quasi-democrazia dal basso.
L’esempio più evidente riguarda il Corridoio Tirrenico, la famosa e costosissima autostrada che dovrebbe attraversare la Maremma.
Forse per la prima volta a Capalbio si sono ritrovati insieme nomi storici dell’ambientalismo come Gianni Mattioli, che ha denunciato gli imbrogli delle mappe di questa grande opera, da cui non si riesce nemmeno a capire dove passeranno le cosiddette complanari (strade secondarie che devono assicurare il traffico locale), oltre che «lo scandalo di aver ignorato i tanti reperti archeologici non ancora scavati, che resteranno sepolti per sempre sotto il cemento».
Alla denuncia di Mattioli ha aggiunto un tassello la rappresentante di 'Colli e laguna di Orbetello', dimostrando che per loro l’autostrada aggraverà il traffico invece che alleggerirlo, creando un vero e proprio imbuto di auto e di camion. Mentre Sibilla della Gherardesca, presidente del Fai Toscana, ha raccontato i danni che aspetterebbero Bolgheri e il suo splendido territorio, con i vigneti famosi in tutto il mondo.
Argomento molto attuale anche quello dell’energia. E’tramontato, almeno per ora, il rischio del nucleare (proprio un paese nel cuore della Maremma, Montalto di Castro, era stato scelto dal governo Berlusconi come sito della prima centrale).
Passando dal macro al micro, una prospettiva certo meno drammatica ma comunque dannosa ha messo sul piede di guerra molti abitanti e proprietari di seconde case di Capalbio Scalo: che sono riusciti a far archiviare il progetto di un impianto a biogas a poche centinaia di metri dal paese, in un primo tempo approvato dal sindaco.
La vicenda di Capalbio Scalo richiama un punto caldo per la Toscana, quello di una legge regionale molto criticata, che lascia alle amministrazioni locali le decisioni urbanistiche, mentre la Regione, per opporsi, può solo ricorrere al Tar. Forse la Maremma avrebbe evitato vari guai se quella legge che non ha dato buona prova fosse stata almeno modificata.
Ne sanno qualcosa gli abitanti di Scarlino, in guerra da tempo contro un mega inceneritore, prima autorizzato dalla Provincia di Grosseto, poi bocciato dal Tar e persino dal Consiglio di Stato. Ma, come ha testimoniato il leader di un comitato irriducibile, Ubaldo Giardelli, «di fronte a una Provincia che non vuole rinunciare a nessun costo ci appelliamo ormai ai danni etici».
Sempre a Scarlino c’è qualcosa di romanzesco nella storia dei gessi rossi di Tioxide, ceneri prodotte dall’Eni e ricche di pirite, di difficile smaltimento. Secondo l’ambientalista Edoardo Bertocci, in passato questi rifiuti venivano buttati al largo della Corsica, finché qualcuno che si era accorto del traffico aveva messo una bomba su una nave che li trasportava.
In seguito i rifiuti, abbandonati nelle campagne, erano stati coperti da uno strato di Pvc, che però si era gonfiato di bolle. Per farle sparire erano stati mandati a sparare i cacciatori di cinghiali.
Ultimo rimedio, una legge secondo cui i rifiuti speciali come questi possono essere classificati come concimi agricoli: alla faccia di chi poi mangerà quei prodotti.
Ma gli abitanti non demordono, come quelli che nella zona di Manciano si sono battuti contro il progetto, presentato da una compagnia canadese, per realizzare una miniera di antimonio, che metterebbe a rischio di inquinamento le falde acquifere profonde. E per il momento hanno ottenuto una prima vittoria.
«E’ buona parte della Maremma a rischio svendita, c’è chi vorrebbe farla diventare la discarica dell’Italia centrale. La nostra provincia ha il numero record di 207 siti inquinati e varie falde sono a rischio», è la denuncia accorata di Daniela Pasini a nome di un comitato di Grosseto. A nome di Civitavecchia rincalza Simona Ricotti del comitato Nocoke: «Non siamo il 'popolo del no', come spesso ci accusano. Ma ci troviamo soli a difendere i nostri diritti più elementari, in una città che fra centrale a carbone e altri impianti nocivi ha un inquinamento da record, nel silenzio di chi ci amministra».
Ma dal convegno di Capalbio, vicino a tante denunce, è venuta anche qualche testimonianza positiva. Arrivato lì da Massa Carrara, l’ultima cittadina nel nord della Maremma, il responsabile di Italia Nostra Giampaoli ha raccontato di come gli è riuscito, con gli altri ambientalisti locali, a fermare lo scempio delle Apuane, «aggredite dagli scavi sulle vette dove Michelangelo sceglieva i blocchi di marmo per le sue opere».
Il business incredibile della decapitazione di quelle bellissime montagne è stato fermato anche grazie a una procedura piuttosto diffusa in Francia ma poco nota in Italia, il Dibattito pubblico. E’ una specie di percorso a cui partecipano sia le amministrazioni pubbliche che gli esperti e i cittadini, con scritti e discussioni che alla fine dovrebbero portare a una decisione condivisa. E’ una procedura che richiede molta pazienza, senso civico e buona fede da tutte le parti in causa. Ma è prezioso non solo per informare un numero notevole di cittadini ma anche per tener lontana quella corruzione che Nicola Caracciolo ha indicato come uno dei nemici più pericolosi delle politiche a difesa dell’ambiente.
Difesa che fra l’altro è prescritta da uno degli articoli meno citati della nostra Costituzione, quell’articolo 9 secondo cui “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della nazione”. Proprio sull’Espresso lo ha ricordato molto a proposito Salvatore Settis, nel pieno di una campagna elettorale dove questi temi sono scandalosamente assenti.