Politica
15 aprile, 2014

Controllate: nomi nuovi, criteri vecchi

Da Poste a Eni, la rottamazione è arrivata ma sa di vecchie logiche. Le donne ci sono, ma il potere vero resta ai maschi. I Renzi boys intascano il sostegno della prima ora al premier. E non mancano le poltrone per i portaborse della politica

Quote rosa, Renzi boys e consiglieri legati a doppio filo alla politica. Non manca nessuno nelle nomine delle controllate di Stato. I consigli di amministrazione di Eni, Poste, Enel e Terna sono pronti alla svolta.
Rottamati i vecchi capitani dell’industria a controllo pubblico, ora una nuova generazione avanza. Ci sono le donne, è vero. Ma nessuna di loro sarà amministratore delegato, nessuna avrà incarichi operativi. Il vero potere resta ancora in mani maschili.

Con una folta pattuglia di renziani della prima ora che hanno creduto fin da subito nell’ex bimbaccio di Firenze, sostenendo la sua Fondazione Open. E poi c'è la longa manus dei partiti, che ha avuto il suo peso anche nella scelta dell’ex portavoce di Pierferdinando Casini, Roberto Rao, approdato alle Poste, e dell’esperta di relazioni internazionali ed ex viceministro Marta Dassù, che con Massimo D’Alema e Giuliano Amato arrivò a Palazzo Chigi. Conquistano una poltrona per i colossi Eni e Enel anche gli economisti Luigi Zingales e Alessandro De Nicola.

DONNE AL POTERE

Emma Marcegaglia, una vita a capo di Confindustria, sarà all’Eni. Luisa Todini, eurodeputata di Forza Italia, poi nel cda della Rai in quota Pdl e Lega, andrà alle Poste. È il volto più noto, grazie alle numerose apparizioni tv, tanto che spesso è stata indicata come possibile candidata del centrodestra berlusconiano alla presidenza della regione Lazio. Ma insomma, è pur sempre un governo di larghe intese. Sia Todini che Marcegaglia devono il loro profilo imprenditoriale a natali fortunati.

Luisa Todini eredita dal padre il colosso delle costruzioni che porta il suo nome e il feudo umbro. Emma Marcegaglia dal padre Steno eredita il colosso dell’acciaio. La "neopostina" Luisa Todini a soli 28 anni è stata tra i più giovani eurodeputati di Forza Italia. Siamo nel 1994 e lei viene spedita in Europa come volto giovane. Di lei si ricordano lo scontro con i socialisti quando con Antonio Tajani ha denunciato le “discriminazioni della scuola in Italia”, colpevole di non garantire con adeguati finanziamenti agli istituti privati. E poi le barricate contro la legge nazionale sulla procreazione assistita e le battaglie contro le proposte presentate dai radicali per la “legalizzazione” nell'Ue delle droghe leggere. Proverbiali le sue parole al congresso azzurro del 1998: «Noi dobbiamo sapere che Berlusconi non è il papà di tutti noi. Lui deve dare la linea politica, ma poi tutti noi dobbiamo svolgere il nostro ruolo all'interno del partito».
Umbra come Todini è Catia Bastioli, folignate. Sarà la presidente di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale. È una delle nomine più innovative, perché viene dalla Novamont ed è una scienziata, con molti brevetti internazionali. Avete presente il Mater-bi di piatti e buste biodegradabili? Ecco. Foste andati alla Leopolda organizzata da Renzi nel 2011 ve lo avrebbe spiegato lei, dal palco. Patrizia Grieco (Italgas, Fiat Industrial, Olivetti ma anche Save the Children) andrà all’Enel.


RENZI BOYS

Ci sono poi gli amici di Matteo. I suoi noti sostenitori, come Antonio Campo dall’Orto, che finirà nel cda di Poste, certo non come ringraziamento di una donazione da 250 euro alla renzianissima Fondazione Open, ma come naturale evoluzione della collaborazione con Renzi, dei suoi interventi alla Leopolda e dell’indiscutibile merito di aver inventato Mtv. Alle Poste andrà anche l’architetto Elisabetta Fabbri, già commissario straordinario per i Nuovi Uffizi e per il Maggio fiorentino, grande vanto della grandeur fiorentina dell’ex sindaco.

L’avvocato Alberto Bianchi (legale di Renzi e di Marco Carrai) sarà consigliere di amministrazione di Enel. Il suo rapporto con la fondazione Open (e con la fondazione Big Bang prima) è molto più stretto, visto che la presiede. Ha poi donato anche 5400 euro. Nel 2012 però diceva di averne messi «20 mila» sui 50 mila di cui disponeva all’inizio Big Bang, la prima macchina elettorale di Renzi.

Fabrizio Landi, che finirà nel cda di Finmeccanica, ne aveva invece versati 10 mila, sempre alla fondazione Open. Ex Esaote spa, settore biomedicale, leader in risonanze magnetiche, un anno fa ha lasciato l’azienda per «dedicarsi al territorio», cioè lavorare a tempo pieno alla Cassa di risparmio di Firenze: «Matteo mi ha insegnato che bisogna sempre mettersi in gioco», disse a Repubblica.

E nel collegio sindacale di Eni finisce infine Marco Seracini, che è uno dei fondatori di NoiLink, prima versione di Open, salvadanaio per le avventure politiche del premier. Seracini era già nel collegio sindacale dell’Aeroporto di Firenze e presidente di Montedomini, azienda pubblica di servizi alla persona.

Nel cda dell’Eni ci sarà anche Diva Moriani, che viene dalla Intek spa e dal consiglio di amministrazione di Kme, colosso mondiale della lavorazione del rame. Il suo legame con Renzi è indiretto, perché il numero uno di Intek e presidente di Kme è Vincenzo Manes. Lui è il primo finanziatore di Matteo Renzi. Alla fondazione Open ha donato 62 mila euro.


DALLA POLITICA ALLA POLTRONA

Un prestito o un trampolino e in pochi anni ecco il grande salto. Un piccolo plotone di chi si è fatto le ossa flirtando con i partiti o si è sottoposto alla ghigliottina dei voti, passando come una meteora per il Parlamento di Roma o Bruxelles, ora è arrivato nelle società che contano. E anche le nomine del new deal renziano seguono la logica della spartizione.

Oltre alla Todini europarlamentare c’è Roberto Rao (Poste), giornalista ed ex portavoce di Pier Ferdinando Casini. Eletto alla Camera nel 2008 è stato capogruppo Udc in Commissione Giustizia.  Sul lodo Alfano si è astenuto dichiarando: «Questo disegno di legge non lo consideriamo la fonte di ogni male». Puntuale la bocciatura un anno dopo della Corte Costituzionale. Trombato nella lista Monti dell’ultima tornata elettorale, il suo nome ritorna tra i collaboratori dell’ufficio di Presidenza della Camera, tra i fortunati che pur non avendo fatto il concorso hanno diritto ad un posto fisso. Sempre grazie ai buoni uffici di Casini, ecco la nomina a consigliere politico dell’ex ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri: delegato per le politiche sociali e le devianze minorili.

Marta Dassù finisce all’Enel dopo essere stata viceministro a fianco di Emma Bonino agli Esteri. Direttore del programma internazionale di Aspen Institute Italia e della rivista “Aspenia”, la Dassù è stata anche consigliere per le relazioni internazionali di due presidenti del Consiglio democratici, Giuliano Amato e Massimo D'Alema. Tre anni dopo ritorna alla Farnesina come vice per i Governi Monti e Letta.

Nomine nelle controllate statali anche per l'economista liberista Luigi Zingales, che siede nel consiglio dell'Eni, e per l’ex compagno di partito Alessandro De Nicola che viene designato in Finmeccanica. Entrambi hanno fatto parte della creatura del giornalista Oscar Giannino “Fare per Fermare il Declino”. Il partito degli economisti non ha poi incontrato il favore delle urne, dopo la denuncia e l’abbandono di Zingales per i falsi titoli accademici di Giannino. Ma le tesi liberali, che piacciono tanto a Matteo Renzi, hanno trovato casa nelle aziende di Stato.

L'edicola

Ipnocrazia - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 4 aprile, è disponibile in edicola e in app