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Sulla cresta della musica: nasce ad Amburgo il tempio del suono

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Un'onda ghiacciata tra tunnel di specchi e tende di vetro. «Il risultato è un miracolo» (Foto di Sirio Magnabosco per l'Espresso)

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La cresta di un’onda ghiacciata. Le vele di un vascello fantasma. Un vetro smerigliato e spaccato in più parti. Da mesi il gioco preferito degli amburghesi è provare a indovinare l’immagine giusta per la nuova Elbphilharmonie. E non è un gioco facile. La Filarmonica sull’Elba firmata da Jacques Herzog e Pierre de Meuron colpisce sia per le sue forme compatte ma cangianti come nuvole sia per le dimensioni massicce. «Abbiamo lavorato quindici anni a questo progetto», spiega Jacques Herzog, «una parte davvero importante della nostra vita». Basti dire che l’intera struttura della nuova Filarmonica - larga 82 metri esatti nella sua facciata principale - pesa qualcosa come 200 mila tonnellate. E sul tetto ondulato la punta più alta delle vele sfiora i 110 metri. In tutta Amburgo la supera solo la guglia della chiesa di Saint Michael, con i suoi 132 metri.

Siamo nel cuore della Speicher Stadt, nel vecchio quartiere di magazzini industriali in mattoni color ruggine della capitale anseatica. E qui, sul molo del Kaiser Kai, il celebre duo di architetti ha riplasmato quello che fino agli anni Novanta era il più grande deposito di cacao, tabacco e tè della ricca città-Stato e dei suoi circa due milioni di abitanti. Sopra quell’edificio, gli architetti hanno innalzato un’immensa, caleidoscopica “tenda” al cui interno, dal nuovo anno, risuonerà il cuore musicale della metropoli. «Ci siamo ispirati al teatro di Delfi», spiega Herzog, «alla verticalità di uno stadio, ma anche alla forma di una tenda». Anche per queste due affermate archistar, che hanno all’attivo lo Stadio nazionale di Pechino e la nuova sede della Fondazione Feltrinelli di Milano, non è stata un’operazione facile: la sede della Norddeutsche Elbphilharmonie Orchester doveva essere pronta tre anni fa e costare 240 milioni di euro. Quando invece, il prossimo 11 gennaio, aprirà i battenti sarà costata 789 milioni. Uno degli edifici più costosi della Repubblica Federale. Ma anche una delle creazioni più affascinanti realizzate da Herzog e de Meuron.

«Una filarmonica è sempre un progetto più complesso che la costruzione di uno stadio, un museo o degli uffici, già per la sfida acustica», prosegue Herzog. Tanto più che nei suoi 26 piani l’Elbphilharmonie ospita anche le 244 stanze dell’hotel The Westin Hamburg. Più una serie di 44 appartamenti che si rispecchiano sull’Elba, e che dai 120 metri quadrati arrivano, all’ultimo piano, a un attico di 400 metri quadrati. Negli spazi dell’ex magazzino industriale, gli architetti hanno ricavato anche due sale da concerto e i 150 posti del “K1”, un laboratorio per musica sperimentale; e infine il Parkhaus, un parcheggio con 500 posti.

Una macchina architettonica multifunzionale che sorprende per il raffinato gioco terra-aria, i continui contrasti tra materiali, forme e colori sempre diversi già sulla “pelle” di questa enorme nave incagliata sull’Elba. Sulla facciata di mattoni della base Herzog & de Meuron non sono intervenuti molto: si sono limitati a ritagliare una casta sequenza di 18 finestre rettangolari (all’interno ci sono gli uffici amministrativi della Philharmonie). Sopra c’è la Fuga, un “taglio” che sembra piccolo ma che è invece una enorme terrazza scavata al centro dell’edificio. Da lì parte la “tenda”, uno scintillante mosaico di ben 1100 pannelli in vetro, alcuni a specchio, altri concavi. Alte tre metri l’una, larghe in media cinque, le finestre sono incastonate tra pilastri argentei e balconi dalle ringhiere laccate in bianco: una cascata di 16mila metri quadrati di vetri, prodotti dalla Sunglass di Padova, rinforzati da una pellicola protettiva invisibile di basalto nero sulla superficie.

La scritta “Elbphilharmonie” è un trionfo dell’understatement: minuscola, in lettere di ferro bianco, è sulle mura in mattoni rossi, sopra un portone in acciaio nero. Ma ciò che attende i visitatori dopo quel portone è un viaggio nel mondo delle favole. Herzog & de Meuron chiamano semplicemente “The Tube” il tunnel fluorescente con cui entriamo nella pancia della Elbphilharmonie. Si scivola dolcemente per due minuti e mezzo su una scala mobile lunga 82 metri, il record d’Europa, a tratti curva, a tratti rasente al soffitto, e illuminata da ottomila specchietti tondi. «Questo spazio invece è il Buco», spiega Tom Schulz, l’addetto-stampa della Filarmonica che ci mostra in anteprima i segreti di questa meraviglia architettonica. Il Buco in realtà è una finestra a parete che Herzog & de Meuron hanno incorniciato al centro della Filarmonica per regalare un primo panorama mozzafiato sul porto d’Amburgo. Mentre La Piazza su cui sbuchiamo dopo la scala-mobile offre una superficie di quattromila metri quadrati, e uno degli spettacoli più suggestivi sull’intera città.

Siamo arrivati all’ottavo piano, sul tetto dell’ex magazzino, a 37 metri d’altezza. L’intero pavimento è rivestito da mattoni in diverse tonalità di ruggine; alle pareti lunghi, ricurvi specchi neri e un soffitto costellato da una pioggia di lampadine tonde (le stesse che troveremo nelle due Sale da concerto). Da questa Piazza centrale si accede all’hotel, al bar-ristorante e alla grande Fuga, il lunghissimo balcone che costeggia l’intero piano. «L’idea è che questa piazza al centro della Filarmonica sia non solo il punto d’incontro dei cittadini e la terrazza più suggestiva della città», commenta Herzog, «ma anche il ponte tra le due Amburgo».

E cioè tra il centro storico e la Città portuale ancora in cantiere, che con i suoi 157 ettari, i 1.800 nuovi appartamenti e poi scuole, uffici, negozi e bar si stende ai piedi della Elbphilharmonie, destinata a diventare, come l’Opera di Sydney, l’icona splendente della metropoli anseatica. Tanto più che la Grosse Saal per concerti che Herzog & de Meuron hanno incastonato nel cuore dell’edificio è un gioiello di eleganza e modernità. Tecnici svizzeri hanno lavorato due anni solo per progettare e installare al millimetro gli 11 mila pannelli in fibra di gesso, di un tenue color panna, che rivestono pareti e soffitto e, con i loro intarsi e la struttura minerale, le danno il respiro di una grotta. L’orchestra sul palco in frassino non sta di fronte al pubblico, ma nel mezzo: «La musica deve stare al centro di una Filarmonica», ribadisce Herzog. E i 2.100 spettatori sulle loro poltrone Frau grigio scuro accerchiano il palcoscenico in una spirale a terrazze alte sino a 25 metri. L’organo colossale creato da Philipp Klais arreda la parete forse più viva della Grosse Saal, ed è impressionante quanto il maestoso Fungo, un riflettore acustico che discende dal tetto e occupa quasi tutta la volta inglobando l’impianto-luci, i microfoni e parti dell’organo.

Il maestro giapponese Yasuhisa Toyota ha curato l’acustica e per Thomas Hengelbrock, direttore dell’orchestra sinfonica di Amburgo, «il risultato è un miracolo. L’intimità e la luce sono grandiose, e non solo il pubblico, anche noi musicisti ci sentiamo bene dentro questa fantastica acustica». L’11 gennaio Hengelbrock dirigerà opere di Beethoven, Wagner e il Triptychon che Wolfgang Rihm ha composto per il concerto inaugurale. Ed è bello che il primo ospite d’onore sul podio della nuova Filarmonica sia Riccardo Muti, il 14 gennaio, con la sua Chicago Symphony Orchestra. Mentre il 25 febbraio toccherà al pianoforte e alla voce rauca di Paolo Conte riempire di note, e gioia, una delle sale più belle del mondo.

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