Cento milioni di euro sottratti a una banda di usurai tra Ladispoli, Civitavecchia e Cerveteri. Sessanta immobili, 11 società, 200 rapporti bancari, 10 terreni agricoli e 20 veicoli. Un patrimonio enorme che Patrizio Massaria, Angelo Lombardi, Giuseppe D'Alpino, Carlo Risso e Francesco Naseddu avevano accumulato nei tanti anni di attività criminale.
Massaria, Lombardi e Risso erano stati arrestati nel giugno scorso proprio per usura e gioco d'azzardo. Ora la Direzione investigativa antimafia di Roma guidatada dal colonello Francesco Gosciu ha messo i sigilli al loro impero illegale. Piccoli manieri, ville, un centro residenziale. I capi di questa organizzazione non si facevano mancare niente. E tutti gli imprenditori di Ladispoli sapevano della loro abilità nel trovare il denaro contante. Imprenditori colpiti dalla crisi economica che si sono rivolti al gruppo criminale per chiedere un prestito. Ma anche giocatori accaniti, scommettitori, che ormai su lastrico pensavano di potersi risollevare grazie al trio Massaria-Lombardi-Risso.
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito, inoltre, di provare non solo la vicinanza al clan Giuliano di Napoli, in particolare di Massaria e di D'Alpino indicati da alcuni collaboratori di giustizia quali referenti del clan sul territorio di Ladispoli, ma anche la sproporzione dei redditi dichiarati rispetto al patrimonio posseduto dagli stessi, ciò a conferma della loro pericolosità sociale.
«I collaboratori di giustizia, Giuliano Luigi, inteso "Loigino" e Giuliano Salvatore, riferivano in modo assolutamente convergente che in Ladispoli, loro affiliati, avevano creato una vera e propria "colonia del crimine" e tutti costoro rispondevano ad un loro referente, ovvero Massaria Patrizio». Sono importanti queste dichiarazioni perché vengono da pentiti del clan napoletano tornato di attualità per la guerra di camorra in corso tra i vicoli della città.
I collaboratori, Luigi Giuliano e Salvatore Giuliano, rappresentano il vecchio clan Giuliano, oggi rappresentato da i baby boss che stanno seminando il panico con le loro paranze assassine.
«Nel gruppo di Ladispoli le competenze erano ben definite» ha spiegato il colonnello della Dia Francesco Gosciu, «Il capo appare Patrizio Massaria. Giuseppe D'Alpino, invece, è un investitore impressionante, ha un patrimonio smisurato rispetto alle sue entrate. Massaria e un certo Angelo Lombardi si occupano del gioco d'azzardo. Invece il quarto, Carlo Risso, dei prestiti a tassi usarai».
E poi ci sono le vittime. Oppresse dalle richieste del gruppo che esigeva la restituzione del denaro. «Sono situazioni drammatiche», ha concluso Gosciu. In alcuni casi hanno dovuto cedere case e negozi. E c'è chi ha chiesto la cessione del quinto dello stipendio per pagarli. Un dramma che ha coinvolto un numero imprecisato di imprenditori e commercianti. Vittime della crisi, della chiusura dei rubinetti del credito da parte delle banche e, infine, dei criminali del litorale romano.
Rapporto05.11.2012
Roma nelle mani della mafia