Era il 22 marzo scorso quando il segretario generale del Sap Gianni Tonelli, in fondo a 62 giorni di digiuno e dopo aver perso 24 chili, interrompeva lo sciopero della fame iniziato in seguito alla sospensione di un dirigente del Sindacato autonomo di Polizia da lui guidato, accusato dai vertici della Ps di aver mostrato alle telecamere della trasmissione tv Ballarò giubbotti antiproiettile e caschi in realtà non più in uso spacciandoli come prove dei mezzi inadeguati in dotazione agli agenti per combattere la minaccia del terrorismo.
Una versione negata con forza dal sindacato e da Tonelli, che hanno a loro volta denunciato per falso in atto pubblico il capo della Polizia Alessandro Pansa accusandolo apertamente di aver firmato un decreto di sospensione dal servizio dell'agente contenente affermazioni non vere. Ora il braccio di ferro intorno a quella pagina dolorosa, intrisa di veleni, verità inconciliabili e reciproche denunce si arricchisce di ulteriori capitoli.
I DECRETI DI APRILE
Le novità sono tutte contenute in tre nuovi decreti, che portano la firma proprio del prefetto Pansa e la data del 20 aprile. Dalla loro lettura si scopre che altri due agenti di Polizia, oltre a quello già punito a dicembre, a fine marzo sono stati sospesi cautelarmente dal servizio dopo aver collaborato al filmato di Ballarò andato in onda il 24 novembre 2015. Mentre anche nei confronti di F. R., l'assistente capo al commissariato Vescovio di Roma già finito sotto procedimento disciplinare sei mesi fa e che aveva nel frattempo fatto ricorso al Tar, è stato emesso un nuovo decreto di sospensione.
Infine su tutti e tre gli agenti, come si desume dalla lettura dei provvedimenti siglati da Pansa nei loro confronti, pende ora anche una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura di Roma.
SOSPESO DUE VOLTE
A suscitare la perplessità e le proteste del Sap è soprattutto il provvedimento con cui, pochi giorni fa, il prefetto Pansa ha decretato una nuova sospensione cautelare dal servizio (con stipendio dimezzato) per l'assistente capo F. R. intervistato da Ballarò. Per quella testimonianza resa il 23 novembre 2015, nella quale veniva denunciata la presunta inadeguatezza in termini di sicurezza dei caschi protettivi UBOT, dei giubbotti anti-proiettili GAP e delle armi lunghe modello PM12 in dotazione alla Polizia, il dirigente sindacale era stato sanzionato il 9 dicembre con un analogo decreto di sospensione, anche in quel caso con relativo dimezzamento dello stipendio. "Perché", si chiede Tonelli, "ora quell'atto viene annullato e sostituito da un altro che ha gli stessi effetti?".
Il nuovo decreto di sospensione firmato da Pansa, in realtà, si fonda su un presupposto argomentato: richiama infatti al proprio interno la decisione, comunicata dalla procura alla questura di Roma il 5 aprile, di esercitare l'azione penale nei confronti del dirigente sindacale. Un atto che, è scritto nel decreto del 20 aprile, comporta come conseguenza la sospensione del procedimento disciplinare avviato nei confronti del delegato sindacale. Per questo anche il provvedimento di sospensione cautelare dal servizio adottato a dicembre, è scritto nel decreto contestato dal Sap, "non può continuare a dispiegare i propri effetti per l'intervenuta richiesta di rinvio a giudizio". Di qui la necessità di un nuovo decreto di sospensione a fronte della "gravità dei fatti sottesi alla vicenda penale" visto che, recita il decreto firmato da Pansa, l'agente non gode della "fiducia necessaria per lo svolgimento delle funzioni".
IL RICORSO AL TAR
Il Sap però non ci sta, e punta il dito contro il nuovo decreto di sospensione. "C'è scritto che il nostro agente ha sessanta giorni di tempo dalla notifica per fare ricorso davanti al Tar del Lazio", spiega ancora Tonelli. "Peccato che proprio il Tar avesse fissato per il 3 maggio, tra pochi giorni, l'udienza in cui doveva decidere sul nostro ricorso contro il primo decreto di sospensione dal servizio del 9 dicembre". Il giudice amministrativo, a questo punto, potrebbe valutare come improcedibile il ricorso per quella che, tecnicamente, viene definita una "sopravvenuta carenza di interesse" visto che il decreto impugnato è stato nel frattempo sostituito dal nuovo.
"Il nostro dirigente intanto", spiegano però dal Sap, "continuerà a percepire metà dello stipendio mentre il Tar in caso di accoglimento, con un provvedimento in sede cautelare, avrebbe potuto reintegrarlo subito nel servizio". Così invece, è la tesi sostenuta da Tonelli, "tutto verrà rimandato di mesi e un primo pronunciamento del giudice sulla legittimità della sospensione dell'agente potrebbe arrivare quando l'attuale capo della Polizia, che a giugno compirà 65 anni, sarà nel frattempo andato in pensione".
Nel primo decreto, sottolinea infine il segretario del Sap, "c'è scritto testualmente che il nostro dirigente ha deliberatamente prelevato materiale di vecchio tipo non più in uso al personale della Polizia di Stato per poi esibirlo al giornalista durante l'intervista. Nella motivazione del secondo decreto invece - dice Tonelli - quella frase falsa non viene più riportata. Per quale motivo?".
GLI AGENTI IMPUTATI
La Polizia di Stato, cui abbiamo inoltrato le recriminazioni del Sap, non ha replicato. Anche se, dalla lettura del nuovo decreto di sospensione firmato da Pansa nei confronti dell'assistente capo F. R., si intuisce che la risposta più incisiva e dura alle critiche del Sap sta arrivando dall'azione della magistratura.
La procura di Roma infatti, si legge nel documento, ha comunicato formalmente alla Questura la decisione di esercitare l'azione penale nei confronti dell'agente e di altri due suoi colleghi. Per tutti è stato chiesto il rinvio a giudizio per quattro reati.
Viene contestato il falso ideologico, perché F. R. - nella relazione del 3 dicembre sul turno di servizio svolto il 23 novembre - avrebbe riferito mentendo di aver chiesto quel giorno l'avvicendamento a un collega per andare a fare la spesa e poi di aver incontrato dei conoscenti in zona Monte Antenne quando invece lo avrebbe chiesto per andare a incontrare il giornalista di Ballarò. L'agente e i suoi DUE colleghi rischiano anche il rinvio a giudizio per interruzione di pubblico servizio, per peculato (F. R. è accusato di esserci appropriato dell'autoradio "Volante 15" di cui aveva il possesso per ragioni di ufficio "onde esibirla ai giornalisti nell'intervista non autorizzata") e soprattutto per il reato di "pubblicazione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico". L'accusa specifica, nella richiesta di rinvio a giudizio della procura trasfusa nei decreti disciplinari di Pansa, è di aver fornito dichiarazioni false "sulla qualità ed obsolescenza delle dotazioni in uso, anche mostrando dotazioni deteriorate e non più in uso".
ACCUSE RESPINTE
E' proprio su quest'ultima decisiva contestazione che il Sap continua ad insorgere con veemenza, respingendola anche nel ricorso depositato al Tar in vista dell'udienza del 3 maggio. Attraverso l'accesso agli atti, scrive il legale del sindacato Eugenio Pini, è stato possibile verificare come il dirigente del commissariato Vescovio (diretto superiore dell'agente sospeso F. R.) con una nota del primo dicembre 2015 abbia dichiarato "che il materiale utilizzato dal ricorrente è, senza dubbio e a tutti gli effetti, materiale fornito in dotazione alle Forze di Polizia e regolarmente in uso al Commissariato".
Una versione confermata anche da quattro colleghi del dirigente sindacale al commissariato Vescovio, ascoltati nelle indagini difensive svolge nell'ambito del procedimento penale. Tutti hanno spiegato a verbale che l'armadio blindato di pronto impiego situato all'interno del corpo di guardia del commissariato, da cui proverrebbero gli oggetti mostrati in video dall'agente sospeso, contiene il materiale necessario per i servizi da svolgere ed è utilizzabile: dai caschi UBOT (utilizzati per l'ordine pubblico), ai giubbotti antiproiettile passando per i mitra, gli sfollagente, i lampeggianti, le palette. L'agente infine, insiste il legale nel ricorso al Tar, "non ha dovuto prelevare gli strumenti in questione in quanto questi ultimi erano già nell’autovettura di servizio e ai fini del medesimo".
Nel ricorso viene anche contestata la mancata autorizzazione a rilasciare l'intervista: trattandosi di un delegato sindacale e in ragione delle prerogative riconosciute alla funzione, sostiene l'avvocato dell'agente, non sarebbe possibile imputare al ricorrente una violazione delle regole di condotta.
LE NUOVE SOSPENSIONI
Tra i testimoni sentiti dalla difesa nelle sue contro-indagini c'è anche uno dei due agenti Sap che, con i nuovi decreti firmati dal capo della Polizia, sono stati sospesi cautelarmente dal servizio unitamente al protagonista dell'intervista.
Si tratta dell'assistente capo L. C., che insieme ad F. D. S. (non in servizio al Vescovio) era già finito sotto procedimento disciplinare di natura espulsiva. Anche nei loro confronti la procura di Roma ha deciso di esercitare l'azione penale, accusandoli degli stessi reati contestati al collega dirigente del Sap.
Ad F. D. S., in particolare, la procura di Roma contesta di aver scritto falsamente - nella nota di servizio del 5 dicembre relativa al servizio andato in onda il 24 novembre - di "non riconoscersi come autore dell'intervista, mentre in realtà era egli stesso la persona intervistata" in un'altra delle testimonianze raccolte dal giornalista, oltre ad avere concorso nella divulgazione di notizie false atte a turbare l'ordine pubblico.
I vertici della Polizia invece, sul fronte disciplinare, lo accusano di "compimento di atti in grave contrasto con i doveri assunti con il giuramento", "grave abuso di autorità e fiducia" nonché "dolosa violazione dei doveri" in relazione alla vicenda Ballarò e anche nel suo caso, pur avendo congelato il procedimento di espulsione ai suoi danni in seguito all'avvio dell'azione penale, il Questore di Roma ha proposto la conferma della sospensione dal servizio al Capo della Polizia che ha accolto.
I PRECEDENTI
Una severità che per il Sap, in passato, sarebbe mancata di fronte ad altri casi di agenti finiti sotto inchiesta o addirittura a processo. "Lo stesso piglio inflessibile e strettamente aderente alle norme mostrato con i nostri agenti", attacca Tonelli, "non è valso nei confronti dei due poliziotti che si trovano a processo a Reggio Calabria per omessa denuncia di irregolarità commesse da un imprenditore vicino alla 'ndrangheta. Loro sono stati assolti in primo grado, ma dopo la richiesta di rinvio a giudizio nessuno aveva pensato di sospenderli dal servizio. E non mi risulta che la Questura di Roma abbia sospeso chi, pur portando la divisa, vide il proprio nome coinvolto nell'inchiesta sugli affari di Mokbel".
LA SICUREZZA
Sullo sfondo di una vicenda affidata al responso della magistratura, resta la domanda all'origine del servizio "incriminato". Qual è lo stato reale degli equipaggiamenti in dotazione ai nostri agenti? Sul tema non solo il Sap, ma anche altre sigle sindacali del comparto hanno sollevato polemiche e allarmi in tempi non sospetti. "Il problema dei giubbotti antiproiettile c'è ed è reale", ricorda oggi il segretario del Partito per la tutela dei diritti dei militari e delle forze di polizia Luca Comellini da tempo in prima linea sul tema, "e il Viminale ne era a conoscenza fin dal gennaio del 2011 quando il deputato radicale Maurizio Turco aveva chiesto chiarimenti con una interrogazione al ministro dell'Interno che nonostante i 14 solleciti non ha mai ricevuto alcuna risposta. La punizione inflitta ai delegati del Sap e le polemiche sulla genuinità della loro denuncia non devono sviare l'attenzione dal cuore del problema: lo stato di sicurezza dei nostri agenti chiamati ad affrontare le minacce del terrorismo e a presidiare obiettivi sensibili con dotazioni spesso insufficienti".