Dopo mesi di indagini, la Guardia di Finanza di Lecco ha eseguito in queste ore cinque ordini di custodia (quattro in carcere, uno ai domiciliari) contro i presunti protagonisti di uno speciale sistema di frodi finanziarie che ruota attorno alle più importanti società italiane di riscossione delle imposte. Tributi pagati dai cittadini, ma spariti dalle casse delle esattorie private, come aveva raccontato per la prima volta "l'Espresso". Tra i cinque arrestati, spicca il nome di Stefano Bruni, ex sindaco di Forza Italia a Como.
I cinque arrestati, secondo l'accusa, agivano in modo seriale con un trucco che è stato utilizzato anche per svuotare le casse dell'Aipa, una società privata che raccoglie le tasse di 800 Comuni italiani. Lo schema era questo. Quando c'era un'azienda in difficoltà, rimasta senza soldi e da ricapitalizzare, entravano in azione loro. Bastava contattare l'ex sindaco di Como, Stefano Bruni, che di mestiere fa il commercialista, oppure un altro comasco, il patron del Calcio Lecco, Daniele Bizzozero, per entrare in contatto con un misterioso imprenditore olandese che vive a Lugano, Johannus Maria Wilhelmus Demers. Il faccendiere svizzero-olandese era al centro di un traffico di bond Jp Morgan, utilizzati in modo fittizio per ripianare i buchi delle aziende: titoli che in teoria valevano tanto, ma che nella realtà erano carta straccia. A dar loro valore ci pensava un 72enne commercialista di Pesaro, Francesco Pierangeli, che puntualmente veniva interpellato per periziare i finti titoli da piazzare alle aziende italiane in crisi.
Il sistema dei bond fantasma, secondo l'accusa, è stato utilizzato in decine di occasioni. Ed è questo, appunto, il trucco usato dall'esperto manager finanziario Luigi Virgilio, spiega l'ordinanza di arresto, per mandare in fumo decine di milioni di euro dell'Aipa, l'Agenzia Italiana per Pubbliche Amministrazioni, la più grande società privata di riscossione delle tasse degli italiani. Che adesso si ritrova in stato di dissesto con un buco totale da 125 milioni. Ma ora il gioco dei bond è finito.
Le Fiamme Gialle di Lecco fra ieri sera e stamattina hanno arrestato Bruni, Bizzozero, lo svizzero Demers, Pierangeli e Virgilio con le accuse di bancarotta e abusivismo finanziario. Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Maria Cristina Mannocci, ha concesso i domiciliari solo a Pierangeli, per via dell'età avanzata, mentre gli altri indagati ora sono in carcere a Milano. I cinque, stando alle indagini condotte dal pm della procura di Milano, Donata Costa, e dai militari della Guardia di Finanza che stanno lavorando da tre anni sul caso Aipa, avrebbero fatto sparire decine di milioni di tasse pagate dai contribuenti italiani. «Con gli arresti e i sequestri di oggi si chiudono tre anni di attività investigativa che hanno visto la Guardia di Finanza impegnata a contrastare la criminalità economica-finanziaria sotto ogni aspetto, a garanzia dell'interesse pubblico, dei cittadini e delle imprese. Sono orgoglioso dei miei collaboratori, della loro professionalità e della loro caparbietà», dice a "l'Espresso" Corrado Loero, comandante della Guardia di Finanza di Lecco.
Aipa ha 600 dipendenti e riscuote le tasse delle affissioni, degli autovelox, dei parcheggi a pagamento e altri tributi locali per conto di circa 800 comuni, che adesso si ritrovano con le casse vuote perché i manager hanno fatto sparire i soldi delle imposte. I municipi più danneggiati, perché avevano affidato a quella società privata anche la riscossione delle tasse sui rifiuti, sono Bologna, Foggia, Marsala e Cagliari. Ma le perdite hanno colpito anche Agrigento, Bari, Brescia, Civitavecchia, Genova, Milano, Novara, Pescara, Roma, Sondrio Trapani, Verona e centinaia di altri piccoli centri, tutti rimasti senza risorse fiscali che sembravano sicure.
Ma andiamo con ordine. L'inchiesta ha inizio quando Luigi Virgilio, ex manager di Prisma, società di gestione del risparmio finita a gambe all'aria e commissariata da Bankitalia, viene nominato alla guida di Aipa, dopo che il precedente presidente, Daniele Santucci, nel 2014 è finito in carcere per peculato (furto di denaro pubblico, cioè delle tasse riscosse). La sentenza di primo grado, che lo ha condannato a tre anni e quattro mesi, spiega che Santucci s'era intascato almeno 3,7 milioni di euro. A quel punto si apre una triangolazione di società, tutte interessate a ereditare il business delle tasse. Il nuovo manager Virgilio, a gennaio del 2015, decide di affittare il ramo d'azienda di Aipa che si occupa della riscossione alla società pesarese Kgs, che formalmente fa capo all'imprenditore Fabio Ceccarelli, ma secondo gli inquirenti gravita nella sfera d'azione dello stesso Virgilio. C'è però un ostacolo legale: per riscuotere le tasse, la legge presuppone il deposito di un capitale sociale di almeno 10 milioni e Kgs quei soldi non li ha. Così viene creata un'altra società, chiamata Mazal Global Solutions, controllata sempre dalla Kgs: la nuova società di riscossione viene capitalizzata attraverso i finti titoli Jp Morgan per un valore nominale di 10 milioni di euro.
Chi procura quei titoli fantasma? Kgs li acquista dalla “Lario Rent Auto Moto Nautica” di Daniele Bizzozero, il patron del Lecco Calcio, che oggi si ritrova ancora con le manette ai polsi, dopo che a fine aprile era già stato arrestato a Siracusa come complice per una presunta maxi truffa con carte di credito clonate a ignari clienti. Il sistema, come rivela la nuova indagine, è quello già collaudato: Bizzozero compra i titoli dallo svizzero-olandese Demers, Pierangeli li perizia accreditandoli per veri e Bruni, in questo caso contattato da Virgilio, gestisce l'affare piazzandoli al cliente.
A questo punto Mazal, sulla carta, ha 10 milioni di euro di capitale sociale e ottiene dal ministero il via libera per riscuotere i tributi per conto dei comuni. Nel frattempo dalle casse di Aipa escono 5,6 milioni di soldi veri a favore di Kgs, mentre altri 4,1 milioni finiscono alla Mazal. Questi denari vengono tutti spesi: servono a pagare le parcelle per i finti titoli Jp Morgan ai due comaschi e allo svizzero, oltre agli stipendi d'oro dei manager delle riscossioni e a salatissime consulenze di vario genere, tra cui spiccano 900 mila euro liquidati a Prometeia, società bolognese di analisi economiche presieduta da Angelo Tantazzi, ex capo della Borsa italiana.
E non è finita qui. A gennaio di quest'anno la Mazal Global Solutions - che nel frattempo ha nominato un nuovo amministratore, cioè lo stesso Luigi Virgilio – , dopo soli otto mesi di attività, è già riuscita a bruciare 17 milioni. Ma in questo strano sistema i debiti non sono un problema. Virgilio usa il finto capitale sociale rappresentato dai bond per ripianare le perdite. E per fornire nuovo capitale a Mazal, crea la società “3 Angle”, che sulla carta ha in pancia 8 milioni di euro: ma anche questi sono soldi finti. Le Fiamme Gialle, infatti, hanno scoperto che quei quattrini sono frutto di una fideiussione rilasciata dalla Icir, una società che però la Banca d'Italia non ha mai abilitato al rilascio di queste garanzie.
Per frenare il dissanguamento delle società, il pm Donata Costa dispone il sequestro d'urgenza di Aipa e Mazal Global Solutions, affidate ai commissari giudiziari Roberto Pireddu e Stefania Chiaruttini, che confermano il gravissimo stato in cui versano le due imprese di riscossione. La Mazal non ha più alcuna disponibilità liquida propria e non riesce a far fronte neppure ai costi minimi. Non c'è rimasto nulla, né per i pagare gli stipendi arretrati dei 600 dipendenti, né per le linee telefoniche, la benzina per le auto, la colla per le affissioni e neanche per le rate scadute dei contributi da versare all'Inps.
Il problema è che il caso Aipa-Mazal rischia di essere la punta di un iceberg, fatto di decine di imprese ricapitalizzate con i finti titoli Jp Morgan e che adesso potrebbero implodere su loro stesse. Infatti Demers, che è stato arrestato ieri pomeriggio nel Comasco, mentre dall'Italia stava rientrando in Svizzera, aveva una disponibilità di 200 milioni di dollari in titoli Jp Morgan, che stava piazzando in Italia proprio attraverso Bruni e Bizzozero. Secondo l'accusa l'ex sindaco di Como e il suo amico concessionario erano, sostanzialmente, i suoi promotori finanziari. Lo stesso Bruni, con quei titoli fantasma, aveva tentato di ricapitalizzare il Calcio Monza. Ma l'elenco delle società con capitale finto è lungo: si va da piccole società di odontoiatria fino ad aziende artigiane che si erano affidate al commercialista comasco sperando in un salvataggio che ora rischia di strangolarle.