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Attualità
maggio, 2017

Non prendetevela coi Sikh se hanno un coltello alla cintura

In Italia ce ne sono 70 mila. Sono immigrati modello, pacifici e integrati. E per loro il "kirpan" è come la croce per i cristiani: non lo userebbero mai per far male a qualcuno

L'Italia è pronta a perseguire penalmente ministri e politici di Stati come il Canada, l'India e la Gran Bretagna quando arriveranno nel nostro Paese? Perché dovremmo farlo, chiederete voi. Semplice. Perché il 15 maggio 2017 la nostra Corte di Cassazione ha vietato ai Sikh in Italia di indossare uno degli emblemi principali della loro appartenenza religiosa, il kirpan, un piccolo coltello che non è un'arma bensì un simbolo del Sikhismo, una religione nata in India, da una confluenza di elementi induisti e islamici, fra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, e oggi diffusa in tutto il mondo.

Bisogna riflettere molto attentamente sulle pessime conseguenze politiche che potranno derivare dalla recente decisione della Cassazione. Perché, appunto  in Canada, in India, in Gran Bretagna (e altrove) vi sono esponenti politici di primaria importanza, come il Ministro della Difesa canadese, Harjit Sajjan, che sono di religione sikh.

Cosa faremo se arriveranno in Italia? Li multeremo subito o ci limiteremo a perquisirli?

Del resto lo abbiamo già fatto in passato: politici sikh provenienti dall'India sono stati bloccati negli aeroporti di Fiumicino e di Malpensa, perquisiti  e poi costretti a togliersi il turbante e a far svolazzare i lunghi capelli per dimostrare che non nascondevano armi, con il risultato che l'Italia ha ricevuto proteste ufficiali dall'India.

La sentenza della Cassazione nasce dalla bocciatura di un'istanza presentata da un sikh che vive in provincia di Mantova e che chiedeva appunto di  poter portare il kirpan. In Italia ci sono circa 70 mila Sikh che lavorano soprattutto nel settore agro-alimentare e vivono in Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Veneto e Piemonte.  È grazie a loro, fondamentalmente, se produciamo il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano.

Ma perché  portano il kirpan? Fu adottato nel 1699, dopo un secolo di persecuzioni da parte dei musulmani, quando il decimo e ultimo Guru dei Sikh decise che non dovevano più fuggire e nascondersi, ma rendersi riconoscibili con orgoglio e difendersi. Perciò quelli fra loro che ancora oggi aderiscono alle regole di questa tradizione "ortodossa" (chiamata Khalsa),  siano contadini oppure ministri, usano indossare il turbante, far crescere la barba, portare un braccialetto d'acciaio al polso e anche il kirpan. Questo coltello può essere piccino e nascosto fra i lunghi capelli raccolti sotto il turbante, oppure di maggiori dimensioni ed esibito alla cintura, come fanno molti, compresi politici sikh in vari Paesi. 

La sentenza della Cassazione individua «la sicurezza pubblica come un bene da tutelare» prima di tutto.  Ma se il kirpan costituisce davvero una minaccia alla sicurezza, come mai in Gran Bretagna  - nazione che per ragioni storiche conosce bene i Sikh e l'India - portare il kirpan è perfettamente legale?

Lo è per qualsiasi cittadino britannico di religione sikh, e i poliziotti britannici sikh hanno anche il turbante. Perché gli inglesi sanno che i Sikh, lungi dal costituire una minaccia alla sicurezza, sono cittadini modello, hanno un tasso di delinquenza quasi inesistente, storicamente lavorano nell'esercito e nella polizia. Sono (per ragioni culturali, religiose, storiche) gente d'onore, leale e accogliente.

Cosa fa l'Italia invece?  Costringe 70 mila persone residenti, che non fanno male a una mosca, a chiedersi se tradire i dettami della propria religione oppure andarsene, magari in Gran Bretagna.

In Italia ci sono circa 20 gurdwara, cioè templi sikh, aperti a tutti. Uno dei principali dettami del Sikhismo è l'apertura agli altri perché «Dio accoglie tutti», a prescindere da fede religiosa, censo, genere, casta eccetera. Per questa ragione accanto a un tempio sikh c'è sempre un langar, cioè una cucina-ristorante dove chiunque arrivi (compresi voi che leggete) verrà nutrito gratuitamente (e se lo chiede, ospitato) dai Sikh. Perché «Dio accoglie tutti».

E noi, siamo capaci di accogliere loro?

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