
La prima è il sostanziale livellamento dell’apprezzamento per Conte nelle due componenti della maggioranza giallo-rossa. Un mese fa Conte era al 90% tra gli elettori M5S e al 67% tra quelli Pd, oggi è rispettivamente all’89% e 82%. I dati dell’opinione pubblica ci dicono quindi che il presidente del Consiglio, nato come espressione del M5S, gode oggi di livelli di consenso molto simili tra gli elettori dei due partner di governo.
A questa crescita sull’ala sinistra dello spettro politico fa da contraltare una flessione nell’elettorato di centrodestra. In un mese Conte perde 4 punti di fiducia tra la base della Lega e 10 punti nell’area del centrodestra (comprendendo cioè gli elettori attuali di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Cambiamo di Toti). Assistiamo insomma a una polarizzazione dell’opinione sul premier, che è oggi meno trasversale di un mese fa. Ma quali implicazioni si prospettano sullo scacchiere del consenso, se Conte diventa più “rosso” che “giallo-rosso”? Una conseguenza possibile è una crescente sovrapposizione dei bacini elettorali M5S e Pd.
La strutturazione di alleanze anche locali, insieme all’affiorare di una leadership comune a entrambe le componenti del campo giallo-rosso (nel nome del premier Conte), può portare in prospettiva Pd e 5 Stelle a competere sullo stesso terreno. Ed è forse anche attraverso questa partita che si può leggere la scommessa della scissione e del lancio di Italia Viva.
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