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gennaio, 2020

Trattativa Lega Russia, la testimone Irina e i segreti dell'incontro di Matteo Salvini a Mosca

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Ha fatto da traduttrice nell'incontro riservato tra l'ex ministro leghista e il vicepremier russo Kozak. E ha aiutato Savoini con Gazprom. Ecco perché è una teste chiave la donna sentita dalla procura di Milano nell'inchiesta sulla trattativa del 18 ottobre 2018 per finanziare la Lega con soldi russi.

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Se fosse un romanzo, il titolo sarebbe scontato: Irina e la trattativa. Ma è tutt'altro che una storia di fantasia quella che vede Irina Aleksandrova testimone dell'inchiesta giudiziaria della procura di Milano sulla trattativa per finanziare la Lega con soldi russi. Irina, dunque, la donna dei misteri sovranisti a Mosca. La teste chiave, forse, per chiarire i contorni politici dell'affaire Metropol, l'hotel del centro della capitale della Federazione, a pochi passi dal Cremlino, dove il 18 ottobre 2018 l'emissario della Lega, Gianluca Savoini, ha trattato con pezzi grossi dell'entourage del presidente della federazione Vladimir Putin una partita di gasolio con l'obiettivo di sostenere la campagna elettorale delle ultime elezioni europee.

Irina non era presente al Metropol. C'era, però, all'incontro politico della sera prima, quello del 17 ottobre, avvenuto a sole 12 ore dall'inizio della trattativa del Metropol nello studio dell'avvocato Pligin, professionista e polirico della cerchia di Putin. Il meeting riservato cioè in cui Matteo Salvini ha stretto la mano al vicepremier russo, con delega agli affari energetici: Dimtry Kozak. È questo il summit, mai smentito da Salvini, che lega Irina Aleksandrova al Russiagate italiano. Avrà parlato di questo ai pm di Milano? Avrà confermato la sua presenza oppure ha smentito categoricamente? Il verbale è secretato, dunque impossibile saperlo. Aleksandrova, contattata a una mail in possesso de L'Espresso non ha risposto.

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La sera del 17 Irina vestiva i panni della traduttrice. Non sarà l'unica volta. Qualche mese dopo ha convertito dal cirillico all' italiano una nota di Gazprom Neft per Gianluca Savoini, alla costante ricerca di venditori di gasolio per chiudere l'affare. Aleksandrova è diventata perciò la custode di circostanze riservate, utili a ricostruire il ruolo di Savoini nella trattativa e quello dell'ex ministro dell'Interno durante la trasferta moscovita dell'ottobre 2018.
I pm di Milano l'hanno sentita come testimone. Due ore di colloquio nell'ambito dell'indagine per corruzione internazionale avviata dopo lo scoop de L'Espresso e del “Libro Nero della Lega” a febbraio 2019 che ha svelato i dettagli del negoziato condotto da Gianluca Savoini, insieme all'avvocato Gianluca Meranda e al faccendiere Francesco Vannucci, per la compravendita di una maxi partita di gasolio da acquistare con il 4 per cento di sconto e destinata a foraggiare la campagna elettorale del partito dell'allora ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini. I russi presenti erano tre, tra questi c'erano il manager Ilya Andreevic Yakunin, molto vicino all'avvocato Pligin, e Andrey Kharchenko, in stretti rapporti con il filosofo dell'estrema destra russa Aleksandr Dugin. Il carburante destinato a finanziare la Lega, nel piano stabilito al Metropol, sarebbe stato venduto dal colosso petrolifero Rosneft con uno sconto del 4 per cento. La banca londinese Euro-IB avrebbe fatto da intermediario, per poi rivendere a Eni, la società di stato italiana.

Ma torniamo alla testimone. Irina Aleksandrova è una giornalista dell'agenzia Tass, la storica testata fondata durante l'Unione Sovietica controllata dal governo. Ma è anche un'artista amante dell'Italia. E fa la traduttrice. Proprio quest' ultimo ruolo è la chiave per decifrare i segreti che ruotano attorno alla trattativa dell Metropol di Mosca tra Savoini e gli “amici” di Putin. Per l'uomo di Salvini, Irina(Irinissima, il nome con cui promuove i suoi quadri) è nelle trasferte moscovite una spalla su cui può sempre contare. Qualcuno la ricorderà a condurre le conferenze stampa ufficiali durante le visite dell'ex ministro dell'Interno a Mosca, come quella del 16 luglio 2018 in cui peraltro la giornalista ringrazia pubblicamente Savoini. Irina quando serve c'è. Come la sera del 17 ottobre.

L'ex ministro era arrivato a Mosca nel primo pomeriggio del 17. Ospite al convegno di Confindustria Russia organizzato al Lotte Hotel. Nella sala conferenze c'era Savoini e l'immancambile Andrea Paganella, lo spin doctor del leader leghista che lo segue ovunque. Finito l'incontro ufficiale, Matteo scompare dai radar fino alla mattina successiva per il rientro a Roma. Eppure l'agenda ufficiale del ministro non prevedeva nessun appuntamento. Ebbene, L'Espresso aveva rivelato che in quelle ore di buco, Salvini ha incontrato Kozak nell'ufficio dell'avvocato Pligin, al 43 di Sivtsev Vrazhek, per poi andare a cena. Cosa si sono detti Salvini e Kozak? È trascorso ormai un anno da quando lo abbiamo chiesto a Salvini. Senza mai ottenere una risposta. Perché nascondere un appuntamento tra uomini di governo? Ecco, Irina Aleksandrova potrebbe essere la chiave per decriptare questo mistero.

Ma c'è anche un'altra questione sulla quale Aleksandrova potrebbe dare spiegazioni: i contatti nel febbraio 2019 di Gianluca Savoini con Gazprom Neft, altra società di Stato russa che si occupa di energia. La trattativa, infatti, è proseguita fino a tre mesi prima dalle elezioni europee. Savoini l’8 febbraio del 2019 riceve una lettera- in inglese - di Gianluca Meranda, che ringrazia il leghista per aver condiviso con lui una nota interna di Gazprom. Si tratta sempre di tonnellate metriche di gasolio, il solito affare.

L'originale della nota interna di Gazprom di cui parla Meranda, già pubblicata da L'Espresso, è scritta in cirillico. Savoini riceva la traduzione in italiano il 5 febbraio 2019 da un indirizzo mail che, confermano diverse fonti a L'Espresso, è di Irina Aleksandrova. Di nuovo lei, la donna dei segreti moscoviti di Salvini e Savoini. E ora testimone chive del Russiagate italiano.

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