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L'inchiesta giornalistica internazionale Fincen Files scoperchia anche trame di Stato finora tenute segrete. La Israel Aerospace Industries (Iai), la più grande industria aero-spaziale israeliana, controllata dal governo di Tel Aviv, ha versato almeno 155 milioni di dollari a due società offshore, che dal 2012 al 2014 hanno gestito enormi masse di denaro nero per il regime dell'Azerbaijan. Un paese asiatico che vive di gas e petrolio, tristemente famoso per colossali scandali di corruzione, brogli elettorali, feroci persecuzioni di giornalisti e oppositori politici.
Le due offshore, Jetfield e Larkstone, fanno parte di una rete di società anonime della cosiddetta «lavatrice azera» (Azerbaijani Laundromat): una mega-centrale di riciclaggio di denaro sporco, che ha smistato segretamente più di tre miliardi e mezzo di euro a centinaia di anonimi beneficiari. I versamenti milionari dell'industria militare israeliana, finora sconosciuti, sono al centro di uno dei tanti capitoli dell'inchiesta Fincen Files, che ha impegnato oltre 400 giornalisti: i cronisti di 88 nazioni hanno analizzato insieme, per sedici mesi, una mole di documenti bancari riservati che segnalano sospetti casi di riciclaggio, ottenuti da BuzzFeed News e condivisi con il consorzio Icij, famoso per i Panama Papers, che è rappresentato in Italia dall'Espresso.
I giornalisti israeliani delle testata Shomrim, che fa parte del consorzio Icij, hanno scoperto che i bonifici per 155 milioni sono entrati nelle due offshore della lavatrice azera poco dopo la firma di un maxi-contratto da oltre un miliardo e mezzo di dollari: forniture militari all'Azerbaijan, in particolari droni e missili. Di qui l'interrogativo: erano tangenti per vendere armi? Alle domande del consorzio, la Iai ha risposto così: «Israel Aerospace Industries è una società statale che opera nel più rigoroso rispetto della legge. Come azienda della Difesa, non fornisce informazioni sulle sue attività se non quelle richieste dalla legge».
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Il grafico riassume l'enorme flusso di denaro (entrate e uscite con gli stessi importi) gestito dalle cinque principali società offshore della cosiddetta «lavatrice azera»: in totale, più di tre miliardi e mezzo di euro. Soldi utilizzati segretamente dal regime azero e riciclati nelle filiali in Estonia e Lituania di Danske Bank e altri istituti, ora sotto inchiesta in Danimarca, Germania e nei paesi baltici.
Questo troncone dell'inchiesta giornalistica internazionale si basa su documenti procurati dall'Espresso al consorzio Icij, che riguardano Danske Bank, la prima banca danese, al centro di un maxi-scandalo di riciclaggio da 200 miliardi di euro. I giornalisti di Occrp, che lavorano da anni su questo fronte, hanno rivelato che la «lavatrice azera» ha incassato altri 29,4 milioni di dollari da una società statale russa, RosoboronExport, che ha il monopolio delle vendite di armamenti all'estero. Anche in questo caso, le offshore del regime azero hanno ricevuto i bonifici poco dopo un maxi-contratto per forniture di armi di guerra russe.
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L'organizzazioni anti-corruzione Re:Common ha documentato che questi bonifici politici coincidono con i passaggi cruciali dell'approvazione del super-gasdotto Tap come «progetto strategico europeo». Il caso coinvolge anche un ex parlamentare italiano ora sotto processo a Milano, nell'indifferenza quasi generale. Diverse testate internazionali hanno invece dedicato inchieste e articoli approfonditi a questi fiumi di soldi offshore, versati dal regime azero per condizionare i governi europei, con titoli da allarme rosso: «Democrazie in vendita».