Pubblicità
Cultura
dicembre, 2021

«E quindi uscimmo a riveder le stelle», la mappa dei poeti italiani contemporanei

Affettivi, assertivi, esploratori, sperimentali… Sono i protagonisti della galassia di chi scrive in versi. Che una mappa immaginaria ha trasformato in una affascinante costellazione di voci

È possibile disegnare una Mappa della poesia italiana contemporanea, rendere visibile la sua forma. E questa visione, questa forma, ci consente di cogliere qualcosa di nuovo? Il tutto è più della somma delle parti? Sì, disegnare una Mappa della poesia italiana contemporanea è possibile. Ed è anche utile, e bello. Visualizzare qualcosa, del resto, ci consente letteralmente di percepirla. Di capirla. O almeno di capirla meglio. Una Mappa che non è il territorio, ma che ci aiuta a orientarci. Una Mappa immaginaria. Fatta delle immaginazioni, delle percezioni, delle opinioni che la poesia italiana si fa di sé stessa. Un esperimento aperto, un grande gioco.

La ricerca prende avvio, nel 2018, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, nel corso della prima edizione del Festival di poesia e scrittura “I quattro elementi”. È allora che si pone la domanda, è possibile disegnare una Mappa della poesia italiana contemporanea?

AASDF

 

Prova a rispondere, oltre a chi scrive, un gruppo di poete e poeti di età diverse, diverse provenienze geografiche e tendenze poetiche: Maria Borio, Maria Grazia Calandrone, Mario De Santis, Maddalena Lotter, Renata Morresi, Vincenzo Ostuni, Luigi Severi, Italo Testa e Gian Mario Villalta.

Questa prima giuria stabilisce una serie di parametri – o categorie, o caratteristiche, o variabili – che consentono di rappresentare la poesia italiana contemporanea in immagini. I parametri sono sette: Affettività, Assertività, Conoscenza, Io, Mondo, Performance, Sperimentazione. Parole complesse, polisemiche, ricche di interpretazioni anche molto diverse tra loro.

Inoltre, la prima giuria del progetto della Mappa identifica quasi cento poeti, di età grosso modo compresa tra i trenta e i sessant’anni. Una lista lunga, molto lunga. Inevitabilmente incompleta, anche se il progetto della Mappa è per sua natura inclusivo. 

Inizia a questo punto la seconda fase, alla prima giuria si aggiungono altri 36 nomi. Si crea così una seconda giuria, estesa, il più varia possibile. Cosa succede a questo punto?

I 46 giurati votano i 99 poeti, assegnando un valore a ogni poeta per ogni parametro. Questi “voti” sono indici numerici di quantità rispetto alla presenza o assenza di una certa caratteristica nell’opera di ogni poeta. Non esprimono, e questo è fondamentale, nessun giudizio di valore. I voti, aggregati, diventano dati. Le medie dei valori di ogni poeta in ogni categoria traducono in numeri impressioni collettive. Numeri che sono un linguaggio e una sintesi.

BASD

Da questi dati si possono estrarre varie infografiche, varie Mappe, ognuna delle quali ci dice qualcosa di nuovo. Qui ne presentiamo due, la Mappa Word Cloud e l’Ettagono della poesia, entrambe opera di Elio Mazzacane. Nella Mappa Word Cloud, ogni poeta sta insieme agli altri con cui condivide il parametro dominante, la variabile in cui ha riportato la media dei voti più alta.  Si individuano così sette “nazioni”: gli Affettivi, gli Assertivi, gli Esploratori, gli Oggettivi, i Soggettivi, i Performativi, gli Sperimentali. Ognuno di questi gruppi prende nome dal parametro dominante. Abbiamo quindi gli Affettivi e gli Assertivi; per la Conoscenza, gli Esploratori, per l’Io, i Soggettivi, per il Mondo, gli Oggettivi; e infine, gli Sperimentali e i Performativi. I nomi, naturalmente, potrebbero essere diversi, dato che ogni parola porta con sé una visione del mondo. Ad esempio gli Affettivi potrebbero essere chiamati Empatici; i poeti della Conoscenza, Cercatori; gli Oggettivi, Realisti, e così via.

In quanto alla densità dei gruppi, sono i poeti dell’Io, i Soggettivi, a fare la parte del leone con 28 nomi. Seguono gli Oggettivi con 17 poeti e gli Affettivi con 15 rappresentanti, poi a pari merito Sperimentali e Performativi, con 12 poeti ciascuno. Infine, gli Assertivi, con 8 nomi, e gli Esploratori, il gruppo meno numeroso, con 7.

Prendiamo ora in considerazione una seconda, e più complessa, rappresentazione infografica, l’Ettagono della poesia. Cosa cambia rispetto alla Mappa Word Cloud? Anche qui i poeti sono raggruppati per variabile dominante, ma anche disposti e orientati nello spazio rispetto al secondo parametro in cui ricevono il punteggio più alto.

Dalla grandezza della prima dominante deriva la vicinanza al “polo” dell’Affettività, Assertività, e così via, mentre dalla grandezza della seconda dominante individuale (che in qualche caso è doppia) deriva la posizione e l’orientamento su uno degli assi. 

Dietro la spiegazione tecnica, un universo di 34 gruppi, che raccontano altrettante tendenze della poesia italiana contemporanea. Come gli Affettivi a tendenza Conoscenza, a cui appartengono due voci cruciali come Mario Benedetti, recentemente scomparso, e Antonella Anedda: nomi che occupano una posizione di rilievo in cinque parametri su sette, tra le prime dieci posizioni nelle “classifiche” non solo dell'Affettività e della Conoscenza, ma anche dell'Assertività, dell'Io e del Mondo.

C’è una centralità nell’immaginario contemporaneo di questi poeti, trasversali, capaci di attraversare i campi? O è solo la bellezza della loro poesia a parlarci, come in questi versi di Anedda in “Notti di pace occidentale” (Donzelli), «Scrivi perché nulla è difeso e la parola bosco/ trema più fragile del bosco, senza rami né uccelli/perché solo il coraggio può scavare/in alto la pazienza/fino a togliere peso/al peso nero del prato». O questi, di Mario Benedetti, da “Pitture nere su carta (Mondadori)“: «La conca è i mandorli. Pura nei vuoti/disanimata risali e ricordi.//Quanto hai pianto, per qualcosa di tuo./Occhi e labbra, per qualcosa di tuo,/bianca». Insomma, la categoria dell'Affettività ci appare ricca e complessa, tutt'altro che facile e sentimentale, se ne fanno parte nomi di rilievo come Maria Grazia Calandrone, il cui sentire civile si esprime nella tendenza Mondo; o poeti di trent'anni in forte ascesa, e con ascendente Io, come Tommaso Di Dio, Carmen Gallo, o Maria Borio. 

Complessa e articolata anche la categoria dei poeti Assertivi, tra le più varie, che raggruppa profili molto diversi tra loro come Guido Mazzoni, che nella sua doppia veste di poeta e studioso è tra quelli che più hanno contribuito a fare affermare questa variabile come concetto utile a pensare la poesia italiana contemporanea; o Gilda Policastro, che dall'Assertività si slancia verso la Sperimentazione. Area compatta, la Sperimentazione che annovera poeti affermati come Marco Giovenale o Tommaso Ottonieri, che tiene insieme Sperimentazione e Performance. Ed è una variabile, quella della Performance, che sembra tracciare un campo di forze a sé, in cui ritroviamo i nomi più noti del genere, come Rosaria Lo Russo, Lello Voce e Tiziano Scarpa, protesi verso il Mondo (Scarpa), sensibili alle ragioni dell'Assertività (Lo Russo), o in espressione dell'Io (Voce). Più numerosi di tutti, i poeti dell'Io, i Soggettivi - tra cui si concentrano molti dei nomi più giovani tra quelli analizzati dalla Mappa – coprono un ventaglio amplissimo di modi e forme, dall'ironia giocosa e ultracontemporanea di una Francesca Genti (che tende all'Affettività) alle parole fosforescenti nel gelo della pagina di una voce come Elisa Biagini (incline all'Assertività). Mentre la venatura della Conoscenza percorre la parola di un poeta come Stefano Dal Bianco, ancora tra i Soggettivi.

Ed è proprio questo parametro tra i più affascinanti e misteriosi, l'idea di poesia come forma di Conoscenza, che traccia un'affinità segreta tra poeti di diversa natura: gli Oggettivi, legati al Mondo, come Sara Ventroni, gli Sperimentali come Gian Maria Annovi, poeta italiano a Los Angeles che usa la sua lingua come strumento per esperire la realtà mutata che lo circonda, e gli stessi Esploratori, i poeti della Conoscenza propriamente detti, come Vincenzo Ostuni (a tendenza Sperimentazione), che evoca nei versi del “Libro di G.” (Il Saggiatore, 2019), dedicato al figlio, la radice concreta, onirica e materiale, di questa avventura della mente: «Intorno al fiume si va facendo intorno/tutto un oceano dolce e poi altri continenti, tribù insipienti, civiltà perdenti,/e intorno al mondo si va girando intorno un sistema di stelle e di morali, i mille modi ultimi di perderci, di imbatterci)/di separarci ancora in via tangente». In una poesia intitolata proprio “La mappa”, Wislawa Szymborska scrive, «Amo le mappe perché dicono bugie». Le Mappe della poesia non “dicono bugie”, ma narrano ognuna la propria storia, e di certo non hanno ancora detto tutto: poesia, dati e immagini hanno ancora molto da raccontare. 

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità