All'inizio della settimana decisiva per la campagna vaccinale, una donna poco meno che cinquantenne percorre via Borromeo a Viggiù, in provincia di Varese, pochi minuti di macchina dal confine svizzero. Al cauto “come va” di un passante anziano, replica insoddisfatta: «Le mie due figlie si sono vaccinate e ora hanno il virus. Le pare normale? Adesso loro devono stare da una parte e io da un'altra. Io però il vaccino non lo faccio».
L'anziano si tiene a distanza di sicurezza. Lui ha già l'appuntamento per la seconda passata di Moderna nel fine settimana del 27-28 marzo e ha fretta di contribuire a raggiungere il traguardo di primo paese italiano immunizzato dal Covid-19 per i residenti dai diciotto anni in su. L'appuntamento è sempre alla palestra della scuola media di comprensorio, in territorio di Saltrio, sulla destra della provinciale 9 per chi va verso la barriera doganale, una struttura ricavata in mezzo alla brughiera e concepita per accogliere i ragazzi dei comuni circostanti. La vaccinazione però riguarderà soltanto i residenti di Viggiù, poco più di cinquemila. Nel turno di marzo si presenteranno 1470 cittadini over 65 oppure under 65 con profili di fragilità. Il personale sanitario lavorerà dalle otto alle venti su due turni che impegneranno in complesso quaranta sanitari forniti dall'Ats Insubria, venticinque volontari, elementi della Croce rossa e medici di base. A maggio sarà il turno dei duemila che si sono vaccinati con AstraZeneca, anche se non è ancora certo il luogo, perché si attende che l'esercito e l'Ats guidata dal direttore sanitario Giuseppe Catanoso allestiscano i nuovi hub di vaccinazione ad Arcisate, sei chilometri a ovest di Viggiù, e alla Schiranna sulla riva del lago di Varese.
La signora di via Borromeo è minoritaria nel paese. «Quando mi hanno detto che vaccinavano tutti», dice la sindaca Emanuela Quintiglio, avvocata con studio a Varese eletta a maggio 2019, «ho fatto i salti di gioia. Fra i miei cittadini la reazione è stata nel complesso molto positiva. Gli anziani hanno aderito in massa. La fascia dei 18-30 anni ha reagito, per motivi diversi, nello stesso modo. Abbiamo voglia di viaggiare, mi hanno detto. La minoranza rumorosa di contestatori è nell'età intermedia, anche se questo è un paese di frontalieri e molti che non si sono presentati alla convocazione, non rinviabile, avevano motivi di lavoro. Io capisco tutti, la gente non ce la fa più».
Un'occhiata ai dintorni dei municipio esemplifica bene la situazione. Si circola con le mascherine e la cartoleria Fabris affacciata sulla piazza centrale raccomanda con un cartello: rimaniamo in sicurezza. Sul filo della polemica è la Taverna del pompiere, che ricorda una canzone del 1948 e un film dell'anno seguente con regia di Mario Mattòli, dedicato agli anni d'oro del varietà e interpretato da Totò, Nino Taranto e Wanda Osiris.
Sulla serranda la scritta recita: “di che colore siamo!! quando riapriamo? non lo sappiamo, una cosa è certa, lunedì 8 marzo sono passati 365 giorni dalla prima chiusura e siamo rimasti chiusi 242 giorni”.
Variante varesotta
A Viggiù e negli altri tre comuni dichiarati zona rossa dal 17 febbraio scorso (Mede nel pavese, Castrezzato nel bresciano e Bollate nell'hinterland milanese) la cabina di regia regionale ha tentato di combinare la strategia anagrafica, funestata dai disservizi di Aria, con la politica dei piccoli centri da immunizzare a macchia di leopardo. Lo stesso generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario nazionale all'emergenza pandemica, ha dato il via libera a una politica di vaccinazione su base locale che si spera ricalchi i risultati dei tamponi a tappeto messi in atto circa un anno fa a Vo' Euganeo.
Le dimensioni del comune restano l'elemento chiave e la sindaca Quintiglio, eletta con una lista civica, non se lo nasconde. «La domanda “perché noi” ce la siamo posta fin dall'inizio», ammette. «Forse perché a Bollate ci volevano trentamila dosi invece di quattromila scarse.». Un altro motivo è la particolare densità di varianti trovate a Viggiù, con una sotto variante scozzese della mutazione inglese e cinque casi di Sars-Cov-2 autoctono, con un sequenziamento che è tuttora allo studio. A riprova che le vie del virus sono oscure, la proliferazione non ha toccato i paesi immediatamente confinanti di Saltrio e Clivio. «Quando in provincia c'erano 66 casi a Viggiù ce n'erano dieci », continua Quintiglio. «È iniziato tutto alla scuola elementare con molti asintomatici. L'ho segnalato, l'Ansa lo ha ripreso e l'Ats ha avviato lo screening. Subito dopo mi hanno chiamato il prefetto e il presidente Attilio Fontana. Ho detto che la vaccinazione a tappeto andava fatta entro cinque giorni o era inutile e il 27 febbraio abbiamo incominciato. Siamo scesi da novanta a dieci positività su un totale di circa seicento dall'inizio della pandemia. Questa settimana il numero di contagi è raddoppiato a venti perché abbiamo avuto un cluster familiare. Non è il momento di abbassare la guardia».
Frontaliers
Incastrata fra la coda meridionale del lago di Lugano e il Monte San Giorgio patrimonio dell'Unesco, Viggiù è frontiera da sempre, con i suoi contrabbandi e con i suoi drammi come quello di una tredicenne ebrea in fuga catturata appena oltre confine il 7 dicembre 1943. La ragazza fu riconsegnata alla polizia italiana a Selvetta di Viggiù e deportata ad Auschwitz. Era l'attuale senatrice a vita Liliana Segre. Qui è stata eletta la prima sindaca di colore d'Italia, Sandra Maria Cane detta Sandy, figlia di una viggiutese e di un militare Usa, candidata dalla Lega Nord nel 2009 poco dopo avere usato il suo doppio passaporto per votare Barack Obama.
In Valceresio il lavoro è venuto per secoli dalla roccia e nella piazza principale, intitolata al carbonaro e patriota Mario Albinola, campeggia il busto di Giuseppe Garibaldi, socio onorario della Soms (società di mutuo soccorso operaio) fondata nel 1862. Quando negli anni Cinquanta del secolo scorso hanno chiuso le ultime cave di pietra calcarea che davano da mangiare ai “picasàss”, gli scalpellini e marmorini si sono trasformati in frontalieri.
Alle sette di mattina la fila per il valico di Gaggiolo si allunga oltre il bivio che sale verso Viggiù. In un qualunque giorno feriale i paesi della zona si svuotano e i loro abitanti vanno a timbrare il cartellino oltre confine nelle fabbriche metalmeccaniche di Stabio (Cebi, Micromec, Ferriere, Montanstahl) e in tutta l'area del Mendrisiotto. Sono posti per specializzati alla Diantus (gruppo Swatch), alla Riri (cerniere), alla Consitex (gruppo Zegna) o negli ospedali ticinesi. Le tutele sono minori che in Italia ma la paga è ottima.
L'area di Viggiù è stata un banco di prova per i rapporti economici internazionali in tempo di pandemia. Le relazioni lungo il confine tra Svizzera e Italia, descritte da quel capolavoro in miniatura di umorismo che è la sitcom “Frontaliers”, sono state messe a dura prova fin dall'inizio. A marzo 2020 le autorità ticinesi hanno chiuso i valichi minori di Clivio, Arzo, Ligornetto-San Pietro incanalando i lavoratori italiani nell'imbuto dei varchi principali di Gaggiolo e Bizzarone con obbligo di esibire il permesso di lavoro. «Poi però», dice un commerciante con una vena polemica, «quando abbiamo riaperto a maggio loro entravano nei nostri negozi senza mascherina».
Fatta la tara al campanilismo, si è rivista all'opera la nemesi dell'elettore leghista, maggioritario in tutta la zona. Gli attacchi più virulenti ai frontalieri-untori italiani sono arrivati da Lorenzo Quadri, leader della Lega Ticinese ed erede del fu Giuliano “Nano” Bignasca, vecchio compagno di merende di Umberto Bossi da Gemonio.
A parte qualche dirigente d'azienda in smart working, la maggioranza operaia dei frontalieri ha sempre lavorato in presenza oltre il confine e non si può escludere che la quantità straordinaria di varianti riscontrata sul territorio di Viggiù sia collegata all'andirivieni di lavoratori verso un paese dove la campagna vaccinale procede ancora più adagio che nella già disastrata Lombardia.
«Mi sono stupita», dice la sindaca Quintiglio, «di avere dovuto vaccinare personale ospedaliero attivo in Svizzera quando da noi tutti i sanitari erano già stati immunizzati».
Non che gli svizzeri avessero sempre tutti i torti. Le prime due industrie del paese sono le Rsa Fondazione Madonna della Croce e la San Giuseppe Lavoratore, gestita da suore. Insieme hanno avuto diciassette morti fra la prima ondata e le positività più recenti a novembre-dicembre. Come nel suo piccolo suggerisce la cartoleria Fabris, bisogna rimanere in sicurezza.
Così mentre la vicepresidente e assessora al Welfare Letizia Moratti canta vittoria, la sindaca Quintiglio è più prudente. Dice che ci vorranno sessanta giorni per capire se l'esperimento pilota è riuscito. Appuntamento a fine aprile, quindi. Tutta Italia tifa per Viggiù.