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Politica
gennaio, 2022

Silvio Berlusconi, presunto innocente: come funziona il potere di Sua Emittenza

Imperiale e discreto, duro e candido, spietato e amichevole. Così ama presentarsi il Cavaliere. Vuole essere in cielo, in terra e in ogni luogo. Il ritratto datato 1993 dell’imprenditore che non era ancora entrato in politica ma preparava la sua “dittatura democratica”

Dittatura democratica. Questo caso consiste, innanzitutto, nella strabiliante posizione di predominio che Berlusconi occupa nel sistema italiano dei mass media: il suo gruppo controlla direttamente quasi la metà della audience tv un terzo delle vendite di periodici un quarto del mercato dei libri; nemmeno nel Terzo mondo è consentito a un unico soggetto di esercitare un simile potere sulla produzione delle notizie e delle idee. Ma il caso Berlusconi va al di là di queste nude percentuali. Esso consiste anche nel modo in cui Berlusconi esercita il suo strapotere. Sua Emittenza, come il padreterno del vecchio catechismo, è in cielo, in terra e in ogni luogo. Assorbe una quota spropositata del tempo degli italiani. Li segue dovunque essi vadano, gentile ma ossessivo. Più spesso li precede. Se poi nell’irresistibile marcia si profila un intoppo, un passo indietro, una rinuncia, allora smette di essere gentile. Perché vuole tutto. Quello di Berlusconi e uno dei poteri più diabolicamente intrusivi che si siano mai conosciuti.

 

La sciagurata arringa di lunedì 31 maggio al “Processo del lunedì” non è una storia di nervi saltati. È un esempio da manuale di questa folle ubiquità. Berlusconi non solo usa fino in fondo i suoi settimanali e le sue reti tv per le proprie battaglie economiche e politiche. Pretende anche di intasare i canali degli altri. Di farlo subito, in diretta, non appena lo punge vaghezza. Per coprire di insulti («facce da federali», «professionisti della mistificazione», «nipotini di Stalin») le stesse persone che costringe a dargli ospitalità. Il tutto su toni che nel volgere di 18 lunghi minuti variano dall’indignato all’amareggiato al contrito, secondo i dettami della tattica. Così ama presentarsi il potere berlusconiano: imperiale e discreto, duro e candido, spietato e amichevole. Un fenomeno raro, anzi unico. Indescrivibile, se non con ricorso ai concetti-limite del pensiero politico del Novecento: alla «dittatura democratica» di Lenin, alla «tolleranza repressiva» di Herbert Marcuse.

 

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* Questo articolo è stato scritto da Claudio Rinaldi il 13 giugno 1993. Rinaldi è nato il 9 aprile 1946. Ha diretto L’Europeo, Panorama e, dal 1991 al 1999, L’Espresso. Sul nostro settimanale ha guidato una memorabile campagna con editoriali e inchieste e ha denunciato il rischio Berlusconi per la democrazia italiana. È morto il 4 luglio 2007

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