Attualità
10 giugno, 2022

Palermo, ancora un caso di voti chiesti alla mafia: arrestato candidato di Fratelli d’Italia

Dopo l’esponente di Forza Italia Polizzi beccato a chiedere sostegno elettorale al boss Sansone, adesso è la volta di Francesco Lombardo del partito di Giorgia Meloni. Continua la polemica per l’appoggio determinante di Cuffaro e Dell’Utri al candidato del centrodestra, come raccontato da L’Espresso

La questione morale a Palermo continua a tenere banco di giorno in giorno. Prima l’endorsement di due condannati per fatti di mafia al candidato del centrodestra Roberto Lagalla (si tratta dell’ex governatore Salvatore Cuffaro e dell’ex senatore Marcello Dell’Utri); poi l’arresto del candidato Pietro Polizzi, di Forza Italia, che chiedeva voti al boss Gaetano Sansone, componente della famiglia fedelissima del capo dei capi Salvatore Riina: adesso è stato arrestato con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso il candidato al Consiglio comunale di Palermo di Fratelli d'Italia, Francesco Lombardo, e il mafioso Vincenzo Vella, boss di Brancaccio, già condannato tre volte per associazione mafiosa. L'aspirante consigliere comunale, il 28 maggio, avrebbe incontrato il mafioso e gli avrebbe chiesto il sostegno alle elezioni di domenica prossima. L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Guido. Due giorni fa per lo stesso reato erano finiti in cella un candidato al consiglio comunale di Forza Italia e un costruttore mafioso. Pd e 5 stelle chiedono il ritiro di Lagalla. 

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Lombardo è ex consigliere comunale di Villabate. Nelle elezioni di domenica si era candidato al Consiglio comunale di Palermo. Vella ha scontato due condanne definitive per associazione mafiosa. Recentemente era stato condannato a 20 anni, ma la corte d'appello un anno fa aveva annullato la sentenza per un vizio di forma: per questo era stato scarcerato ed era libero.

Anche in questo caso, come è accaduto per il consigliere di Forza Italia arrestato mercoledì, decisiva è stata una intercettazione ambientale. I due si sarebbero incontrati il 28 maggio scorso e nel corso dell'incontro il politico avrebbe chiesto l'appoggio elettorale al boss.

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Il centrosinistra chiede il ritiro di Lagalla.  «Alla luce di quello che sta succedendo in queste ore a Palermo, con l'arresto di un altro esponente candidato in sostegno di Lagalla, risultano ancora più sconcertanti le dichiarazioni di Tajani e Schifani». Cosi Francesco Boccia, responsabile Enti locali nella segreteria nazionale del Pd, riferendosi ad una polemica del centrodestra sollevare contro un candidato in una circoscrizione in una lista del centrosinistra e figlio di un mafioso: figlio che però lavora nell’esercito e non frequenta il padre. «È di una gravità inaudita che il capo di un partito come Forza Italia spari a zero contro l'onorabilità di un avversario basandosi su notizie senza fondamento. Ancora più squalificante è il fatto che Tajani provi poi a mistificare, come nei momenti più bui della storia di Palermo, paragonando le gravi responsabilità di chi, sostenitore di Lagalla di Forza Italia, secondo gli inquirenti praticava voto di scambio, con chi invece pagando un prezzo alto sul piano personale prende le distanze dalla propria famiglia, prima servendo le Forze armate e poi mettendosi in gioco candidandosi».

 

«Questa tornata elettorale a Palermo sta diventando una questione nazionale. Dobbiamo essere tutti sconvolti da questi due arresti a distanza di due giorni. Due candidati delle liste del centrodestra sono stati arrestati per scambio elettorale politico-mafioso. Questa e' l'accusa, ovviamente tutta da provare». Lo ha detto, nel corso di un punto stampa, Giuseppe Conte a proposito delle vicende di Palermo, Comune che come Taranto domenica andrà al voto. «Aggiungiamo che quelle liste - ha aggiunto il leader M5s che stasera chiude la campagna elettorale a Taranto - sono state ispirate da personaggi come Dell'Utri e Cuffaro, e quindi c'è un'emergenza palermitana che e' diventata siciliana, che e' diventata nazionale. Non possiamo permettere che difronte ai soldi del Pnrr, il malaffare e la criminalità mafiosa organizzata possa, come dire, fare tornare gli scambi clientelari per creare comitati di affari che rubano soldi ai cittadini».

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