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Attualità
maggio, 2024

Più diritti, ma non per tutti: un sondaggio mostra le due facce dell'Italia sulle richieste Lgbt

Cresce la consapevolezza per le istanze della comunità arcobaleno. Ma se su alcune tematiche la maggioranza dimostra di essere assai più avanti rispetto alla politica, si conferma una spaccatura sulle persone transgender e sulla gestazione per altri (da permettere o vietare in base all'orientamento sessuale). In anteprima i risultati dello studio delle Università di Verona e Pavia. Da cui si può costruire anche un "identikit dell'omofobo"

Siamo un Paese che rifiuta le persone Lgbt? Sì e no. Non si può sottovalutare il fatto che tre persone su quattro siano convinte che i diritti Lgbt costituiscano un tema importante di cui la politica dovrebbe occuparsi, ma non si può nemmeno sottovalutare che una buona parte degli italiani esprima forti dubbi sul diritto delle persone transgender di affermare il proprio genere.

 

L'indagine dal titolo “L’opinione pubblica italiana e i diritti LGBT+”, progettata ed elaborata nell’ambito di una collaborazione tra ricercatrici e ricercatori in scienza politica del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona e del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia, presentata in anteprima da L'Espresso, disegna una immagine contraddittoria degli umori e delle opinioni dei cittadini del nostro paese, che appaiono molto critici nei confronti della politica del governo di Giorgia Meloni, ma altrettanto severi nei confronti di alcune battaglie rivendicate dalla comunità Lgbt. 

 

Lo studio raccoglie le attitudini e le opinioni in Italia riguardo temi legati ai bisogni e ai diritti della comunità arcobaleno: il campione è rappresentativo della popolazione italiana per età elettorale (18-65), anagrafica (poco meno di un giovane su cinque, maggioranza assoluta di over-45), genere (bilanciamento donne-uomini, con leggera prevalenza degli ultimi) e livelli di istruzione (prevalenza relativa di titoli di studio bassi, consistenza sempre più esigua al salire del livello di istruzione).

 

Dai dati emerge una opinione pubblica diffusa consapevole dell'omotransfobia nel nostro Paese. Per poco più della metà delle persone rispondenti (53,9%) le persone gay, lesbiche e bisessuali sono molto (11,8%) o abbastanza (42,1%) discriminate, mentre un terzo del campione (31,8%) considera che le persone LGB siano poco (20%) o per nulla (11,8%) discriminate.

 

E sulle persone trans* e non-binarie la percezione della discriminazione cresce. Colpisce, invece, l'opinione degli italiani sulle iniziative legislative che hanno tentato di contrastare l'odio omotransfobico in Italia. Il sondaggio ha chiesto agli italiani di di valutare la decisione del Parlamento italiano dell’ottobre 2021 di bocciare il cosiddetto Ddl Zan: più della metà (56,3%) del campione ritiene che il Parlamento abbia preso una decisione sbagliata, mentre il 17,2% ritiene che la decisione presa sia stata giusta. Restando sui bisogni e i diritti specifici delle persone trans* e non-binarie, gli italiani sono stati interrogati sulla possibilità di cambiare i propri documenti d’identità per conformarli all’espressione e al vissuto della propria identità di genere attraverso procedure amministrative semplificate, senza ricorrere a protocolli medici e giudiziari; e la possibilità di utilizzare il proprio nome di elezione a scuola e in università attraverso lo strumento della “carriera alias”. Se sulla prima questione gli intervistati si dicano d’accordo con un’ampia maggioranza (59,7%), seppure una persona su quattro (24,1%) si dichiari in disaccordo con questa possibilità, sulla questione della carriera alias, la percentuale di persone rispondenti che dichiarano di essere d’accordo, pur rimanendo più alto di quelle in disaccordo, si abbassa e si colloca al 46,6%. Al contrario, la percentuale di persone in disaccordo corrisponde a poco più di un terzo del campione (34,8%), indicando un innalzamento della conflittualità politica su questo specifico tema rispetto a quello delle procedure semplificate.

 

E sui temi che agitano questo tempo come le famiglie omogenitoriali e il diritto al matrimonio egualitario, invece, si registra una spaccatura e una distanza. In generale, una larghissima maggioranza del campione (83,4%) è d’accordo nel riconoscere legalmente le unioni tra persone dello stesso sesso – ma mentre il 56,8% è d’accordo con l’idea di estendere il matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso, il 26,6% dichiara di preferire un riconoscimento legale attraverso le unioni civili e non attraverso il matrimonio. Le persone che dichiarano di non essere d’accordo né con le unioni civili né con il matrimonio, e quindi che sono contrarie a qualsiasi forma di riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso, rappresentano il 6,6%.

 

È "l'amore che crea una famiglia": ne sono consapevoli la maggior parte degli italiani. Più della metà del campione (57,6%) è d’accordo nel considerare le famiglie arcobaleno come famiglie a tutti gli effetti, quasi un terzo (28,3%) ritiene che l’unica famiglia sia quella composta da un uomo e da una donna come ripetono costantemente a destra. E sempre la maggioranza si dichiara favorevole all’idea che le coppie dello stesso sesso possano adottare al pari delle coppie eterosessuali. 

 

E proprio sul tema della genitorialità, mentre il Senato si prepara ad approvare una norma che renderebbe la gestazione per altri reato universale, lo studio interroga il sentimento degli italiani sui metodi di procreazione (che sia maternità surrogata o procreazione medicalmente assistita) e qui emerge quello che gli studiosi chiamano "eccezione eterosessuale": sulla PMA gli italiani esprimono un parere favorevole, ma quasi un terzo solo se si tratta di coppie eterosessuali o eventualmente di donne single, rimanendo contrario a estendere questa possibilità anche alle coppie di donne. Sulla Gestazione Per Altri più di un terzo delle persone rispondenti (38,5%) è contrario, mentre tra le persone che hanno un’opinione favorevole, ovvero il 37,3% del campione, una su quattro (26,9%) è d’accordo solo se il ricorso alla pratica avviene da parte di una coppia eterosessuale.

 

«Ci interessava comprendere più da vicino l’atteggiamento delle persone nei confronti di tematiche che rimandano ai bisogni e ai diritti della popolazione LGBT+ in Italia, anche alla luce dell’appuntamento elettorale delle elezioni europee. E i dati mostrano chiaramente che il tema dei diritti civili è ben lungi dall’essere percepito come una questione secondaria o poco importante», spiega a L'Espresso Massimo Prearo, ricercatore in scienza politica dell'Università di Verona che ha scritto il report scientifico con Federico Trastulli e Pamela Pansardi. «Dal sondaggio emerge un’attitudine generalmente e maggioritariamente favorevole, ma emergono anche sfumature e contrasti considerevoli. Per questo parliamo di una forma di accettazione selettiva dei bisogni e dei diritti delle persone LGBT+. Potremmo dire che se da un lato le opinioni favorevoli rappresentano il bicchiere mezzo pieno, dall’altro rimane una parte consistente di opinioni contrarie che rappresentano il bicchiere mezzo vuoto dei diritti LGBT in Italia. E questo lo vediamo soprattutto attraverso il fattore generazionale e il fattore politico che appaiono come elementi determinanti. Questo sondaggio indagava le opinioni e le attitudini della popolazione italiana sulle questioni che riguardano i temi e i diritti Lgbt, il prossimo passo sarà di comprendere le opinioni della popolazione Lgbt rispetto alla politica, al voto, ai partiti. Il 10 giugno, subito dopo le elezioni, lanceremo questo secondo sondaggio, che ci permetterà di studiare per la prima volta in Italia il rapporto alla politica della popolazione Lgbt».

 

Tutte le inchieste hanno un margine di imprevedibilità. Ogni commento a caldo dei dati estratti dal lavoro dell'Università di Verona, come quello cui si è costretti a una prima lettura, rischia di essere approssimativo e superficiale. Tuttavia a leggere con attenzione il lavoro Centro di Ricerca si può, forse, delineare un "identikit dell'omofobo", cioè di chi respinge qualsiasi forma di riconoscimento legale e di dignità per le persone lgbt: generalmente uomini, molto religiosi con una assidua pratica, un posizionamento politico a destra e un'età vicina ai 45-54 anni, è questa classe che presenta opinioni favorevoli più basse per quasi tutte le questioni oggetto del sondaggio, ed è anche quella che presenta sulla questione delle adozioni l'opinione più negativa. Un campione nel campione che sembra riflettere la composizione del Parlamento italiano (età media degli eletti di 51 anni, solo uno su tre è donna). Sul fronte opposto, la classe di età tra i 18 e i 29 anni è quella che, secondo i dati del sondaggio, si dimostra più aperta al rispetto e al riconoscimento della comunità arcobaleno. 

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