Era il 2015 e la presidente del Consiglio, dai banchi dell'opposizione, si scagliava contro l'esecutivo per le sponsorizzazioni del betting: "Produce miseria, povertà, suicidi"

"Noi chiediamo alcune cose semplici: trattare il gioco d’azzardo come le sigarette, vietare la pubblicità del gioco d’azzardo e scrivere come facciamo sui pacchetti di sigarette che il fumo provoca il cancro, che le slot machine e il gioco d’azzardo producono miseria, povertà, droga e suicidi". Era il 2015 e Giorgia Meloni, dai banchi dell'opposizione, si rivolgeva così al ministro Beatrice Lorenzin, nel corso di un question time sul gioco d’azzardo. Poi, nel 2018, il decreto Dignità del governo gialloverde introdusse il divieto di pubblicità indiretta per il mondo delle scommesse. Ovunque, "incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e i canali informatici, digitali e telematici, compresi i social media". Ed ecco un terzo salto temporale, fino al 2025: la discussione si è riaperta e domani, 26 febbraio, la commissione Cultura del Senato potrebbe far tornare negli stadi gli operatori del gioco legale. La maggioranza ha pronto un provvedimento che, se approvato, porterà particolari benefici all'industria del calcio, accentratrice delle scommesse. Il divieto di pubblicità indiretta previsto dal decreto Dignità, che il centrodestra sta tentando di scardinare, sarebbe costato 100 milioni l'anno ai club di Serie A.

 

La giravolta di Meloni

 

Il capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Cultura, il senatore Luca Pirondini, è il primo a rilevare la contraddizione di Meloni. "La maggioranza  si appresta a varare una proposta scandalosa contro la quale ci battiamo da tempo: cancellare il divieto di sponsorizzazione per le società di betting. Un passo indietro vergognoso, un inchino alla potentissima lobby dell'azzardo, a discapito di milioni di cittadini, soprattutto giovani, che verranno ancora più bombardati da pubblicità tossiche mentre guardano una partita", scrive in una nota. "Eppure, proprio Meloni nel 2015, ospite della compianta Nadia Toffa, diceva: 'Siccome c'è un mercato legale, bisogna far crescere il mercato legale? È una follia'. Bene, presidente Meloni, oggi questa follia la state portando avanti voi. Cos'è cambiato in questi anni? A chi state rispondendo, se non agli interessi delle multinazionali del gioco d'azzardo? Già oggi il divieto viene aggirato con escamotage che sono sotto gli occhi di tutti, come l'uso dell'infotainment. Anziché rafforzare le norme contro queste pratiche, scegliete di spalancare le porte alle pubblicità delle scommesse, fregandovene dei danni sociali, delle famiglie rovinate, dei giovani illusi da un miraggio che spesso si trasforma in una trappola senza uscita. E mentre l'Italia si prepara a questa assurda marcia indietro, altrove si va nella direzione opposta, come dimostra il caso della Premier League. Il nostro Paese, invece di essere un modello, diventerà grazie a lei il fanalino di coda, preda di interessi inconfessabili. Ci dica la verità: lei e il ministro Abodi chi state rappresentando? I cittadini o i club multimilionari di calcio e le società di scommesse? Si vada a riguardare la sua stessa intervista nella trasmissione di Nadia Toffa nel 2015 per ricordarsi cosa diceva allora e cosa sarebbe giusto fare oggi".