Attualità
26 febbraio, 2026Il settimanale, da venerdì 27 febbraio, è disponibile in edicola e in app
C’è Ghali sulla copertina del nuovo numero de L’Espresso: nella settimana di Sanremo, il servizio principale del settimanale è dedicato a un grande protagonista delle scorse edizioni. Con i suoi dreadlock, i grandi anelli e lo sguardo deciso che rimanda al titolo: “L’Italia s’è desta”. Se alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi gli è stato impedito di cantare l’Inno nazionale, il cantante di origine tunisina quel simbolo di italianità se lo riprende in un’intervista a Beatrice Dondi: parla di pace, di inclusione, e a chi lo vede come un provocatore assicura: «Quando ascolto la gente per strada non sento cose diverse da quelle che dico io». Una dichiarazione pacata che conferma il distacco tra Palazzo e gente sancito dal flop della Tv meloniana, denunciato in queste pagine da un’inchiesta di Dondi e da un’opinione di Sebastiano Messina. Mentre il direttore Emilio Carelli nel suo editoriale si chiede che Italia siamo se perfino Ghali fa paura.
La valanga Epstein arriva in Italia, tra ingerenze politiche e amicizie scandalose. Lo ricostruisce un’inchiesta di Gennaro Tortorelli, mentre Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni rivelano l’effetto boomerang che negli Usa sta travolgendo i complottisti. Paolo di Paolo invece indaga, da scrittore, le radici oscure dell’alleanza tra magnati in questa storia di abusi, stupri e traffico di minori. Le inchieste de L’Espresso continuano con la vera storia dei sabotaggi ai treni (di Carlo Tecce), mentre Nadia Cavalieri fa i conti delle spese per la cura dei malati di Alzheimer e Alice Dominese rivela i dati sul gioco d’azzardo, tra scommesse illegali controllate dalla mafia ed epidemia del gioco patologico, che colpisce quattro italiani su dieci. Gloria Riva invece denuncia il clamoroso giro di fatture false che fanno dell’Italia il Bengodi dei trafficanti di oro e criptovalute.
A pochi giorni dalla fine delle Olimpiadi invernali si parla ancora di sport con il debutto ai Mondiali della Nazionale di cricket, nata grazie allo “ius soli sportivo” (di Erica Manna) e un commento di Francesca Barra sulla lezione dei campioni: dei vincitori ma anche degli sconfitti. Una delle startup premiate da L’Espresso aiuta a capire quando il tuo bambino ha davvero bisogno del pronto soccorso o del pediatra (ne scrive Marco Roberti). Sul fronte dell’Intelligenza artificiale, invece, Marco Montemagno lancia l’allarme sui rischi che si corrono se, come prevede Sam Altman, le decisioni dei capi vengono delegate a un algoritmo, mentre Carlo Cottarelli mostra con un esperimento un grave limite dell’Ia: l’incapacità di autocritica.
Per la pagina politica, Enrico Bellavia commenta il vergognoso caso Rogoredo, con un migrante ucciso da un poliziotto e strumentalizzato dalla politica, poi costretta a un pietoso dietrofront, mentre Susanna Turco ricostruisce l’effetto Vannacci sulla compagine di governo. Marco Antonellis rivela che in caso di vittoria del No al referendum, il ministro Nordio sarà spinto a dimettersi: Tullio Morello, componente del Csm, parla con Marco Campora delle ragioni del No, mentre il cassazionista Fabrizio Siggia spiega perché avvocati come lui sono favorevoli alla riforma. Giuliano Torlontano invece racconta come l’antifascista Piero Gobetti, nei cent’anni passati dalla morte, abbia ispirato politici di vari schieramenti.
Gianfrancesco Turano va in Francia per raccontare una campagna elettorale incandescente, Matteo Giusti rivela che in Albania i leader di maggioranza e opposizione si accusano a vicenda di corruzione e terrorismo, Antonella Napoli annuncia che la famiglia del carabiniere ucciso insieme all’ambasciatore Attanasio si rivolgerà alla Corte penale internazionale. Daniele Mastrogiacomo firma un ritratto del Perù, paradossale Paese che cresce malgrado il caos politico. E mentre Vittorio Occorsio fa il punto sui dazi del regno di Trumplandia, Diletta Bellotti denuncia le derive trumpiane del nuovo regolamento per l’espulsione dei migranti irregolari.
E L’Espresso chiude con un’anticipazione dal set di uno dei film più attesi dell’anno, “Il diavolo veste Prada 2” (di Giuseppe Fantasia), una rassegna dei “direttori junior” che affiancheranno i titolari dei grandi teatri italiani (di Francesca De Sanctis) e l’annuncio del Premio Inedito, il concorso de L’Espresso per il miglior romanzo (di Sabina Minardi). Fabio Ferzetti racconta la mostra sulle fotografie della grande regista francese Agnès Varda, Roberto Barzanti annuncia la pubblicazione dei taccuini dello psichiatra che visitò i gerarchi nazisti a Norimberga, Luca Briasco commenta i 75 anni de “Il giovane Holden”. L’Album curato da Tiziana Faraoni ci riporta al 1933, quando uscì il primo dei kolossal che hanno segnato la saga di King Kong.
E mentre Stefania Rossini ribatte al lettore che accusa il potere dei vecchi maschi bianchi elencando anziani saggi, donne maschiliste e neri che non hanno cambiato il mondo, Loredana Lipperini sottolinea il paradossale rapporto con i mostri del passato del governo Meloni: che agita gli spettri degli Anni di Piombo ma perdona i saluti romani e le intolleranze parafasciste contro l’islam.
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