Sono stati gli antichi romani a importare dall’Africa l’istrice, con il nome di porcospino. Da quei tempi lontani l’Istrice è diventato un animaletto tipico del nostro paese dove si è trovato bene, si è riprodotto ed è diventato autoctono. In Europa, l’Italia è l’unico paese dove esiste l’istrice, animale protetto dalla direttiva Habitat, anche se ci sono bracconieri che lo cacciano perché trovano le sue carni squisite. La caratteristica che colpisce di più di questo mammifero, che sembra uscito da un film di Jurassic Park, è la sua vita “sentimentale”. L’istrice è monogamo. La coppia trascorre tutta la vita insieme e, se rimane privo della compagna/o, cercherà di ritrovare una nuova anima gemella con cui condividere la vita. Diversamente da molti altri mammiferi, gli istrici hanno una vita sessuale anche al di fuori del periodo riproduttivo: diciamo che si amano a prescindere... E poi arrivano i cuccioli: non ne nascono più di due, e hanno subito gli aculei. Sono come istrici in miniatura, insomma, ma a differenza degli adulti, le “penne” del cucciolo sono morbide. Vengono partoriti nella tana scavata nel terreno, e la coppia si alterna nell’accudimento della prole.
Il maggior studioso di questo animale affascinante è Emiliano Mori del Cnr. Grazie agli studi condotti nel parco della Maremma, si sono potuti conoscere i comportamenti della specie. L’istrice, essendo un animale che proviene da un altro continente, ha pochi antagonisti: «È difficile da predare, i suoi nemici naturali sono lupi e volpi», spiega Mori. «L’istrice non si chiude come i ricci ma ha aculei che, grazie ai movimenti dei muscoli della schiena, sono armi affilate con cui si difende molto bene. Gli altri antagonisti sono le automobili, delle quali cade spesso vittima, e i bracconieri». Dal carattere forte, l’istrice è un roditore che si ciba di radici, ma anche di ossa e di piante officinali: perché questo spinoso abitante del nostro Paese sa benissimo come curarsi con le piante quando sta male o deve liberarsi dai parassiti. Le ossa invece servono alle femmine in lattazione: le assumono come integratori da cui prendono la vitamina D.