Una galleria di fotografie accuratamente non in posa, insieme a gattini e meme e la canzone preferita del momento: ogni griglia di Instagram o TikTok racconta una storia. Costruisce un autoritratto frammentato e riflesso in centinaia di pezzi, centinaia di post. È una narrazione senza trama, o meglio fatta solo di connessioni personali, e guidata dal bisogno di esserci e lasciare traccia di un pensiero, prima che si perda nell’algoritmo. Piccoli pezzi di sé vengono seminati come briciole, con l’unico desiderio di essere visti e sentirsi capiti, anche quando non si ha nulla da raccontare davvero. Non è dunque sorprendente che proprio su Instagram e TikTok circoli già da diverso tempo il trend del “No plot, just vibes” (traducibile con nessuna trama, solo sensazioni), una catena di recensioni e raccomandazioni di libri in cui non succede mai qualcosa di particolare. Testi che non seguono le regole tradizionali del racconto, ma che riescono a conquistare l’attenzione di chi legge grazie a forti voci narranti e ai loro tumulti interiori.
Il più celebre, fra questi, è “Il mio anno di riposo e oblio” di Ottessa Moshfegh (Feltrinelli), la cui protagonista si autoinduce uno stato di annebbiamento narcotico, convinta di dover dormire un anno intero per riuscire a guarire dal suo tormento esistenziale. Pubblicato nel 2019, ha avuto la strana fortuna di cogliere un sentimento globale, dovuto ai successivi lockdown per il Covid, ma è anche un romanzo brillante, ironico e arguto, il cui successo si deve alla costruzione di un mondo interiore più che a una cronologia di eventi. Per lo stesso motivo il BookTok considera libri senza trama anche i romanzi di Sally Rooney, da “Parlarne tra amici” a “Persone normali” e “Intermezzo” (Einaudi), ma ha anche riscoperto classici come “Sulla strada” di Jack Kerouac (Mondadori) o “La signora Dalloway” di Virginia Woolf (Rizzoli, 2024). Opere in cui, cioè, la trama non è solo una successione di cause ed effetti, ma un percorso di trasformazione dei personaggi. Un viaggio psicologico che conta più della destinazione, dei colpi di scena o del finale.
È curioso che siano spesso le voci femminili quelle al centro dei romanzi “senza trama” e che, di conseguenza, attirino un pubblico di giovani donne. Non è tuttavia l’unico mercato a cui si rivolge questo rinnovato interesse per l’introspezione. Nel 2025 sono almeno due i maggiori titoli che proseguono su questa tendenza e si rivolgono a un pubblico molto ampio o, almeno, difficile da categorizzare: “Orbital” di Samantha Harvey (NN Editore) e la nuova edizione di “Animalia” di Julio Cortázar (Sur).
“Orbital”, nelle librerie dall’11 febbraio, è il romanzo vincitore del Booker Prize 2024. È una lettura apparentemente agile e breve (240 pagine nell’edizione italiana), ma ogni frase costringe quasi a fermarsi e pensare. Sei astronauti nella Stazione spaziale internazionale affrontano una missione di nove mesi, in cui i loro corpi sono messi alla prova e le loro menti, quando possibile, tornano sempre verso la Terra, la «madre onnipresente» che li osserva da lontano. “Orbital” racconta sei diverse solitudini, attraverso lo sguardo di un settimo personaggio, Harvey, la narratrice nascosta. Non è un romanzo apocalittico o fantascientifico, né d’azione. Nella stazione spaziale non accade nulla che non sia normale o facilmente gestibile. Piccole azioni quotidiane e ripetitive accompagnano, in realtà, i pensieri dei personaggi, sempre rivolti fuori, verso il pianeta blu dove la vita accade davvero e non in quello spazio sospeso da cui loro possono solo osservare, senza intervenire. Il tempo lassù perde ogni senso. In un solo giorno terrestre i sei assistono a sedici albe e sedici tramonti, che è anche il numero delle orbite che compiono in ventiquattr’ore intorno alla Terra. Sempre più complesso, il filo dei loro pensieri non segue un ordine preciso. Riflette e rappresenta, invece, le diverse possibilità della soggettività e dello sguardo, come il celebre dipinto “Las Meninas” di Velázquez, scrive Harvey: quella del pittore/narratore, quella dei personaggi ritratti e quella dello spettatore che entra nella storia, guarda e si lascia guardare.
“Animalia”, invece, è il ritorno in libreria (dal 19 marzo) di una raccolta postuma molto amata di Cortázar, curata dall’ex moglie Aurora Bernárdez, che seleziona e ricontestualizza oltre venti racconti dell’autore argentino, già pubblicati in altre opere. A legarli è una riflessione surreale sul mondo umano dentro quello animale, e viceversa: dalla fascinazione per gli axolotl messicani e il loro aspetto primitivo e larvale, fino ai cronopios inventati da Cortázar; dagli orsi che vivono nelle tubature agli uomini che vomitano coniglietti bianchi, morbidi e vivi, come simbolo mai spiegato del soprannaturale.
In questo mosaico di immagini, che combina il reale e il fantastico, la mente è libera di vagare, porsi domande e trovare risposte. È forse anche questo il motivo per cui i libri “senza trama”e le storie intimistiche continuano ad attrarre nuovo pubblico. Come scrive Cortázar stesso nel racconto “Passeggiata fra le gabbie”, «l’immaginazione è dalla nostra parte (…). Per questo è un bene che esistano i bestiari colmi di trasgressioni, di zampe dove dovrebbero esserci ali e di occhi messi al posto dei denti».