Per ridurre la disparità delle cure tra Nord e Sud la società medico-scientifica Aieop, formata da esperti dell’oncologia infantile, ha approvato protocolli di terapie uguali in tutte le regioni, tracciato i reparti in Italia stabilendo chi è in grado di fare cosa, ha creato così una rete di centri con gli stessi iter di trattamento e una diagnosi centralizzata. Ciò significa che l’istologico da qualunque reparto provenga, viene esaminato dal laboratorio individuato dalla società scientifica per tipo di tumore. Per le leucemie è Padova, per i tumori cerebrali il laboratorio della Sapienza e così via. «Tutti i bambini di Italia – spiega la presidente Aieop Angela Mastronuzzi – hanno così la diagnosi dallo stesso centro di eccellenza, riconosciuto dalla società medico – scientifica. E a titolo gratuito. Le spese sono a carico della società».

 

Sulle indicazioni Aieop il ministero ha istituito la Rete nazionale dei tumori rari (Rntr) all’interno della quale sono stati inseriti quelli pediatrici. Per monitorare l'attività della Rete c’è un tavolo di coordinamento. Per le neoplasie infantili la referente è Franca Fagioli, responsabile di Oncoematologia pediatrica del Regina Margherita di Torino. Da questo organismo è venuto l’elenco dei requisiti che i 50 centri Aieop devono avere per dare risposte ai bisogni del bambino oncologico. Ma la sanità è gestita dalle Regioni, con scelte politiche a volte in contraddizione con Aieop.

 

«Su 50 strutture – spiega Paolo Vizi (Fiagop) – ne lavorano a pieno regime una decina». «I centri più grandi – dice Daniela Onofrillo, responsabile del servizio a Pescara – attraggono più utenti anche da fuori regione e conseguentemente più rimborsi dalle regioni di provenienza del paziente, mentre i centri locali, impoveriti, rischiano la chiusura». «Purtroppo – dice Mastronuzzi – il governo non parla con la classe medica, se la politica si chiedesse perché spendere per una terapia intensiva per soli 8 posti letto, capirebbe che quella spesa fa salire le guarigioni». Alcuni governatori saprebbero che i bimbi e gli adolescenti che guariscono dal cancro vanno monitorati con esami anche a 5 anni dalla guarigione. «Ciò perché sono esposti a malattie dovute agli effetti collaterali di terapie precedenti ma molti governi regionali tolgono l’esenzione a chi è guarito dal cancro da 5 anni e tutto grava sulle famiglie, mentre i mancati controlli moltiplicano i rischi di un secondo tumore che diventa anche una questione di spesa sanitaria che lievita», aggiunge Mastronuzzi che da un anno attende un confronto con il sottosegretario alla Salute. 

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