Il tema dell'aborto, da sempre battaglia civile, sociale e culturale portata avanti dal nostro giornale

Siamo nel 1976 e il 29 marzo la copertina de L’Espresso trattava il tema dell’aborto, da sempre battaglia civile, sociale e culturale portata avanti dal nostro giornale. Di lì a breve, infatti, la legge per la liberalizzazione dell’aborto sarebbe stata discussa in Parlamento e in quei giorni partì quindi la crociata antiabortista. In prima linea ovviamente “L’Osservatore Romano”, organo di stampa ufficiale della Chiesa cattolica, seguito dalla Democrazia Cristiana, partito più votato in Italia in quegli anni. Ma la cosa che mi interessa approfondire in questa sede è l’immagine scelta per la copertina: una donna nuda, seduta per terra, che di fronte a sé ha una fila di bambole, a simboleggiare ipotetici bambini. È un’immagine naif, leggermente ingenua, ma anche molto potente e che sfida due dei tabù più sentiti in Italia, quello della nudità - e conseguentemente del sesso - e quello della maternità. Difficilmente oggi si potrebbe utilizzare un visual così forte.

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