Le destre gridano al colpo di Stato perché Le Pen è condannata all'interdizione dai pubblici uffici

L'estrema destra europea, Fratelli d'Italia e Lega inclusi, sostiene senza sarcasmo alcuno che in Francia è in atto un colpo di stato da parte della magistratura. Il motivo? La condanna con effetto immediato all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni di Marine Le Pen, giudicata colpevole di avere utilizzato 4 milioni di fondi europei (tra il 2004 e il 2016) per finanziare le attività del suo partito anziché pagare gli stipendi degli assistenti euro parlamentari.

"Si tratta di pratiche da regime autoritario", tuona in sala stampa a Strasburgo la vice presidente ungherese dei Patrioti Kinga Gal, senza rendersi conto dell'ilarità che provoca parlando così la rappresentante di un governo che da anni ha sottomesso il potere giudiziario, educativo, i media e la società civile al governo di Viktor Orban: "È antidemocratico permettere al potere giudiziario e non agli elettori di decidere". Poi si lancia in una critica contro la malversazione e la corruzione che regnano nel parlamento europeo, citando il Qatar-gate, il Huawei-gate e il Green-gate che ha coinvolto delle ong, e ribadendo che serve una commissione di inchiesta. Ma quando le viene chiesto perché da anni blocca l'istituzione in parlamento di un “corpo etico” che prenda misure attive contro chi viola integrità e trasparenza, schiva la risposta: "Chiedete al gruppo dei popolari". E, come fosse normale, dichiara di non considerare corruzione l'appropriazione indebita di denaro pubblico da parte di Le Pen: "Non lo considero uno scandalo di corruzione". 

Non è l'unica. In mattinata anche il polacco Patryk Jaki e l'italiano Nicola Procaccini si erano lanciati nella critica al regime autoritario di Emmanuel Macron che avrebbe designato un giudice apposta per fare fuori politicamente Marine Le Pen. «È la morte della democrazia», ha detto Jaki, senza ombra di Pesce d'Aprile. Proprio lui, rappresentante di un regime che per anni ha sottoposto il potere giudiziario a quello esecutivo. 

Ma tant'è. Questo è oggi il parlamento europeo: bugie e paradossi sono ripetute all'infinito per permettere loro di prendere posto nei corridoi e nelle menti. In un mondo in cui il regime turco e quello ungherese sono addirittura paragonati alla democrazia francese. Dove la verità è solo un'opzione. E dove il paradosso è silenziato semplicemente chiedendo ai traduttori di non tradurre (come è avvenuto oggi) a uso e consumo esclusivo del pubblico di casa (in Ungheria) e a detrimento degli elettori tutti.

La legge

Eppure non è difficile capire cosa è successo ieri in Francia e perché Marine Le Pen è stata interdetta dai pubblici uffici. La giudice Bénédicte Pérthuis, 63 anni, che ha condannato Le Pen, ha applicato la legge Sapin II dal nome del ministro francese Michel Sapin, approvata in Francia il 9 dicembre 2016, ben prima che Macron fosse eletto. Questa norma mira alla trasparenza e alla lotta alla corruzione e prevede l'ineleggibilità obbligatoria per chi è condannato per reati «contro l'integrità». Le Pen non è la prima a subire la legge. Tra i condannati anche l'ex presidente Nicolas Sarkozy per spese relative alla sua campagna elettorale.

La giudice

Minacciata più volte di morte da esponenti dell'estrema destra, Perthuis è una giudice specializzata sui dossier finanziari, avendo cominciato la sua carriera come “controllore contabile” e avendo passato il concorso in magistratura più tardi nella vita, a 37 anni, ispirata dalla giudice Eva Joly. Tra i suoi casi più conosciuti c'è la condanna dell'ex presidente del Medef (l'equivalente della nostra Confindustria) Ernst-Antoine Seillièere per un'enorme frode fiscale; quella dell'anno scorso contro il ministro Olivier Dussopt condannato per favoritismo (con conferma in appello) e si sta occupando ora anche del presunto truffatore Guillain Méjane, soprannominato il Madoff della Loira. 

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