
Come è nato il movimento di protesta?
"Tutto è partito sei giorni fa quando sono arrivate le ruspe per togliere gli alberi da Gezi Park. Sono arrivati i primi attivisti che hanno cominciato a piantare delle tende e a formare un sit in permanente. La polizia il pomeriggio del giorno dopo ha fatto sgomberare ma la sera è arrivata tantissima gente, felice di stare insieme, di protestare urlando slogan contro il premier turco Erdogan. All'alba di venerdì c'è stato uno sgombero molto più violento del precedente, ci sono stati diversi feriti e a quel punto l'indignazione popolare si è sollevata. Nel pomeriggio la folla si è radunata di nuovo davanti al parco e anche io ho cominciato a seguire assiduamente la manifestazione".
La polizia ha usato la mano pesante.
"Hanno usato lacrimogeni e idranti per disperderci. E' stato terribile, non si riusciva a respirare. Quando hanno usato gli elicotteri i lacrimogeni venivano lanciati a terra per mezzora, un tempo lunghissimo, si rischiava di svenire per le esalazioni o, peggio ancora, il soffocamento. Per fortuna c'è la solidarietà della gente: commercianti e negozianti, venditori di kebab e dolci ci hanno offerto riparo, limone, acqua e fazzoletti per attenuare gli effetti dei gas".
Cosa è successo nel weekend, con l'intensificarsi degli scontri?
"Sabato la guerriglia non si è mai fermata, la gente arrivava da ogni angolo della città, gruppi spontanei e coordinati sono scesi in strada. La gente sta cominciando a sentire la rivolta non più solo come un un movimento di difesa ma anche di ribellione. Per le strade i ragazzi incendiano i cassonetti in mezzo alle strada per bloccare l'avanzata della polizia. La tensione è alta, soprattutto nel quartiere di Be?ikta?, dove ora si concentrano gli scontri dopo che piazza Taksim è stata liberata. Sabato sera sono rientrata esausta a casa alle 11 ma dopo due ore sono tornata in strada, richiamata dal rumore incessante degli elicotteri. L'unico suono che copre il rumore della pale è quello delle pentole che i ragazzi battono con forza per la strada per ribadire il carattere festante e non violento delle manifestazione. Gli scontri continuano tuttora e nessuno ha intenzione di fermarsi. 'Bu daha ba?lang?c mücadele'ye devam', 'questo è solo l'inizio, la lotta continua', sono alcuni dei cori che la gente grida senza sosta".
La risposta del Governo è però sempre più dura.
"La polizia spara i lacrimogeni ad altezza d'uomo. Molti feriti riportano traumi cranici, un mio ex studente incontrato ieri mi ha mostrato sul gomito una ferita lasciata dai getti degli idranti. La gente è esasperata e avverte la polizia come violenta e priva di umanità. Durante il corteo ieri una donna gridava in faccia ai poliziotti che le stavano davanti 'ma non vi vergognate? che raccontate ai vostri figli stasera? Glielo dite in che consiste il vostro lavoro?'.
Da chi è formato questo movimento nato spontaneamente?
"E' molto eterogeneo: ci sono elettori del partito d'opposizione, ma anche diversi dell'Akp delusi dalle politiche islamiste di Erdogan. Ci sono poi aderenti ad associazioni musulmane democratiche, esponenti della minoranza curda e alevi, ragazzi delle tifoserie di calcio. Non c'è nessun cappello religioso o politico però, si lotta uniti per un obiettivo comune, che va ormai oltre la difesa del parco. I manifestanti ripetono nei loro slogan che la lotta andrà avanti perché il vero obiettivo è cacciare questo Governo".
Qual è stata la scintilla che ha fatto nascere questa reazione?
"Da una parte c'è la progressiva radicalizzazione dell'autoritarismo imposto al paese dal Governo Erdogan, con leggi che limitano le libertà individuali. La tensione si è accumulata forse sull'onda della rabbia suscitata anche dalla negazione dell'utilizzo di piazza Taksim il primo maggio (Il centro simbolico di Istanbul è rimasto infatti off limits per la festa dei lavoratori, grazie a una cortina di polizia ed esercito che ha generato scontri con feriti e diversi arresti, ndr). La tensione da allora non è mai veramente scesa e il pugno di ferro di Geza Park è stata solo il pretesto per iniziare la ribellione".
A proposito di social network, additati da Erdogan (in particolare Twitter) come "una minaccia per la società", che uso ne fa il movimento?
"I social network sono importanti e vengono spesso usati per decidere gli appuntamenti con i vari gruppi. Si decide dove incontrarci, che cosa fare, cercando però di rimanere in gruppi non troppo numerosi. Bisogna però anche dire che a volte il loro utilizzo è controproducente perché spesso circolano bufale e notizie false".
Un'ultima domanda: perché un'italiana ha deciso di prendere parte alle proteste?
"Non l'ho deciso, ne ho sentito il dovere. Perché ormai vivo in questo paese e mi sono ritrovata totalmente negli ideali che hanno mosso questa rivolta. Una rivolta che, per partecipazione e intensità credo in Italia non potrebbe mai avvenire".