Stanze minuscole. dove si abita anche in tre. Col divieto di visita per gli esterni. E quando si esce è obbligatorio lasciare la chiave in portineria. Così sono 'sistemate' da anni, a Roma, le famiglie senza casa. E una valanga di soldi pubblici passano alle immobiliari

Li chiamano residence, come se qualcuno fosse in villeggiatura al mare o in montagna. Il termine giusto invece è casa dello sfrattato. Banche, ex uffici in disuso che, dal 2004, il Comune di Roma affitta per cifre da capogiro da grandi ditte immobiliari private per mettere una pezza sull'emergenza abitativa. Secondo la deliberazione n° 110 del 2005, doveva trattarsi di un provvedimento temporaneo. Cioè, gli sfrattati sarebbero dovuti rimanere solo provvisoriamente in queste strutture per poi passare in delle case vere e proprie.

In pratica, insieme a Simona Ammarata, coordinatrice dell'agenzia diritti X Municipio che ci ha accompagnati lungo questo viaggio da cui è nato il documentario, abbiamo scoperto che col cambio di giunta, da Veltroni ad Alemanno, non solo non è cambiata di una virgola la politica dell'abitare a Roma ma anzi, i residence sono diventati l'unica alternativa sostituendo di fatto le case popolari le cui assegnazioni sono ferme dal 2008. Le ditte immobiliari ringraziano.

In cambio dell'affitto degli edifici, i grandi proprietari intascano fior di quattrini. La vera partita però si giocherà nei prossimi anni. I privati avrebbero infatti negoziato col Comune un cambio di destinazione d'uso per le strutture che, allo scadere dei contratti di locazione (6+6), da uffici diventerebbero grandi alberghi. Non un euro è invece versato dagli sfrattati. Loro pagano, forse, con molto di più: con la totale perdita di autonomia e dignità. 

Il coprifuoco
Il primo personaggio di '25 emmecù' si chiama Piero. Sfrattato del residence di via di Pietralata e attivista Action, ha perso la casa e ha vissuto per quattro anni in un campeggio a Ostia pagato dal Comune di Roma. Dopo aver vissuto in un bungalow insieme ad altre 80 famiglie, Piero è stato spostato in un residence. Nel suo, come negli altri 19 residence sparsi su Roma, i servizi di manutenzione sono stati assegnati, non al territorio come chiedono i movimenti per il diritto all'abitare, ma a cooperative private (tra cui l'Arciconfraternita) incaricate di gestire e regolare, giorno per giorno, la vita degli ospiti. Ecco perché Piero, come altri, la sera ha il coprifuoco. Dopo le 11 non può più ospitare nessuno e anzi chi è in visita deve uscire. In più, all'interno del suo appartamentino non può aggiungere molti altri mobili perché è stato stabilito che "per la sicurezza" deve rimanere tutto come è stato trovato. Infine, quando esce, Piero deve lasciare la chiave di casa in portineria, come se vivesse perennemente in un albergo. E' questo il prezzo da pagare per non pagare l'affitto. Guarda Il video

25 metri quadrati per tre
Patrizia non ha spazio e stira fuori in corridoio. In teoria le spetterebbe una casa popolare perché rientra nei criteri di assegnazione, in pratica vive da oltre sei anni in 25 metri quadrati con il cugino malato e la figlia piccola. Quello di via di Campo Farnia era un ufficio. Patrizia non ha nemmeno le finestre. Poi c'è Lorenzo, 28 anni, che non si lamenta perché qui "non si paga niente" ma ci mostra il suo letto incastrato tra due pareti che per rifarlo devo fare "superman". E pensare, che quello di via di Campo Farnia è uno dei residence messi meglio. Almeno qui, la guardiania è gestita da una cooperativa cittadini e non dai privati. Così almeno gli 'ospiti' sono liberi di entrare ed uscire. Guarda il video

Il costo dell'emergenza
Ogni anno, da oltre 7 anni, i contribuenti pagano 33 milioni di euro per l'affitto di 19 residence sparsi su Roma, soldi tutti a carico dei contribuenti e nelle tasche delle ditte immobiliari. Facendo un breve calcolo, si scopre che con questa stessa cifra si sarebbero potuti costruire 1320 alloggi, case popolari da 93 metri quadrati (e non 25), tre letti, soggiorno, due bagni e cucina e che gli sfrattati avrebbero potuto pagare di tasca loro in maniera calmierata secondo cioè il proprio reddito. E invece, oltre al canone di affitto, il Comune di Roma (e quindi i contribuenti) paga anche le utenze (acqua, luce e gas). Il che, per un appartamento di 25 metri quadrati sulla Casilina, fa circa 1396 euro al mese. Cosa c'è dietro? Guarda Il video

Sceneggiatura e montaggio di Giulia Cerino, riprese di Francesco Natalucci, musiche di Ferdinando Masci

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