In Italia la crisi ha colpito prima gli stranieri, poi gli altri. Tra gli immigrati, infatti, tra il 2008 e il 2010 il tasso di disoccupazione è cresciuto dall'8,5 all'11,6 per cento.
Inoltre, ben il 37,9 per cento delle famiglie straniere vive sotto la soglia di povertà (il 12,1 per cento degli italiani) e le loro retribuzioni, in media, sono circa 300 euro più basse delle nostre. Eppure rappresentano il 9,1 per cento degli occupati, dichiarano 40,2 miliardi di euro l'anno e pagano 5,9 miliardi di euro di Irpef.
Sono alcuni dei dati emersi dal 'Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione 2011' della fondazione Leone Moressa, che sottolinea quanto sia importante che questo fenomeno «sia riconosciuto come vero e proprio attore di sviluppo economico, prosperità e competitività».
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, alla fine del 2010 gli immigrati senza lavoro in Italia avevano raggiunto quota 274 mila. Detto in altri termini, negli ultimi due anni un nuovo disoccupato su quattro aveva origini straniere.
Secondo i ricercatori, «la maggiore esposizione dei lavoratori stranieri al ciclo economico dipende da alcune caratteristiche anagrafiche, come la giovane età, ma anche dal tipo di occupazione». Anche se rappresentano il 9 per cento degli occupati, infatti, sono ben il 18,1 per cento di chi lavora nelle costruzioni, uno dei settori più colpiti dalla crisi.
Quanto agli occupati, scesi tra il 2008 e il 2010 dal 67,1 al 63,1 per cento del totale, sono per lo più dipendenti (l'86 per cento del totale), con un contratto da operai (89,9 per cento) e attivi soprattutto nel terziario (51,3 per cento) e in piccole aziende. In generale sono abbastanza giovani: il 32,6 per cento ha tra i 25 e i 34 anni, contro il 20,9 per cento degli italiani.
Il reddito da lavoro non permette loro di risparmiare, tanto che i consumi superano, anche se di poco, le entrate familiari complessive (l'affitto è una delle voci più pesanti, visto che solo l'11,3 per cento è proprietario della casa di residenza).
Un dipendente guadagna in media 987 euro netti al mese, quasi 300 euro meno di un collega italiano. E avviene quindi che uno su cinque dichiari di arrivare a fine mese con molta difficoltà (il 16,7 per cento degli italiani), il 24 per cento sia in arretrato con le bollette e quasi il 60 per cento non sia in grado di sostenere una spesa imprevista di 750 euro (contro il 30 per cento degli italiani). Altro dato interessante: meno del 10 per cento degli stranieri riceve una pensione (più del 40 per cento tra gli italiani).
Tra le altre cose, dalla ricerca emerge poi che nel nostro Paese ci sono in tutto 3,2 milioni di contribuenti nati all'estero, un numero cresciuto del 32,7 per cento tra il 2005 e il 2009. In termini relativi, rappresentano quasi l'8 per cento del totale. Circa il 17,4 per cento di loro è nato in Romania, mentre il 7,2 per cento arriva dall'Albania e il 6,5 per cento dal Marocco.
In media gli stranieri dichiarano 12.507 euro, ben 7 mila in meno degli italiani, e si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di redditi da lavoro dipendente. Complessivamente, pagano 2.810 euro di Irpef a testa, pari al 4,1 per cento di tutta quella versata in Italia.
Infine, dallo studio emerge che non tutta l'Italia è uguale. Stando all'indice di "attrattività occupazionale" elaborato dalla fondazione Leone Moressa, infatti, «fatto 100 l'indice medio dell'Italia, la Lombardia ha un indice di attrattività occupazionale pari a 123,1, mentre quello della Calabria è pari al 20,9». Questo calcolo considera fattori quali l'insicurezza occupazionale, la capacità imprenditoriale, la condizione economica e gli andamenti demografici.
Ne emerge, concludono gli studiosi, che «il Nord Italia è il territorio che più favorisce l'insediamento e l'inserimento occupazionale degli stranieri».