Expo. Penultima vicenda. Si parla ancora delle Olimpiadi del 1960. Da noi stessi definite "la grande Olimpiade" (e la sola che l'Italia abbia ospitato). Molti, o pochi, ricordano ancora le polemiche riguardo ai terreni attraversati dalla famosissima via Olimpica. L'arteria olimpica doveva congiungere gli impianti del Flaminio (con lo stadio del grande ingegnere Nervi) e del Foro Italico (eccellente complesso costruito durante il ventennio fascista e progettato da Del Debbio), per poi "atterrare" all'Eur. Altra opera del "deprecato" (a ragione) ventennio. Allora si disse, non a torto, che il tracciato, per qualche ignoto motivo, attraversasse troppi terreni del Vaticano. Ad ogni modo, con ottime opere e un gran successo, l'estate del 1960 rimane una delle più belle.
Trent'anni dopo, il 1990 segna i ricordi dei campionati Mondiali di calcio, anche per le polemiche che ne seguirono. Si dette luogo, con mano pesante, alla trasformazione dello Stadio Olimpico: fu realizzata un'orribile e pesantissima copertura con una struttura in acciaio, degna delle imprese militari delle acciaierie Krupp. Nel 2009 arrivano, con politici (sempre!) in prima fila, i campionati del Mondo di nuoto. Di questo evento rimangono alcune insignificanti costruzioni, tra cui la piscina allestita all'interno dell'attuale Nuovo Centrale del Tennis (altro colpo al bellissimo Foro Italico) del Gruppo Anemone, progettato dal loro architetto di fiducia e finito, sembra, un anno dopo i Mondiali. Ora tocca all'Expo di Milano. Sempre in prima fila politici della nostra infinita provincia (ora ribattezzata "territorio"). Ci sarà posto anche per un po' di architettura decente? E qualche opera passerà oltre gli anni deprimenti e i personaggi insignificanti che li animano? Sarà il 2015 l'ultimo atto del dramma collettivo che l'Italia vive?